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Archeodidattica: strategie e laboratori

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di Erica Angelini

La storia negli oggetti

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Un laboratorio di archeo-didattica, ideato da Erica Angelini, per ricostruire la storia dei luoghi, attraverso lo studio degli oggetti

Vi è mai capitato di prendere in mano un oggetto trovato ad esempio in un mercatino dell’usato, e pensare con curiosità: “quanta storia avrà alle spalle”? A questo proposito, Pirandello scrive: “La fantasia abbellisce gli oggetti cingendoli e quasi irraggiandoli d’immagini care. Nell’oggetto amiamo quel che vi mettiamo di noi”.

La sensazione che avevo da bambina – che gli oggetti non fossero solo oggetti ma che prima o poi potessero prendere vita, come nei film della Disney – si è trasformata nella certezza, che ho da adulta, che gli oggetti possano davvero “parlare” e “raccontare” meravigliose storie!

Non tutti però sono in grado di capire queste storie, ci sono nel mondo alcune categorie di privilegiati:

– per primi i bambini, che guardano il mondo senza filtri e possono senz’altro parlare con pupazzi e bambolotti, certi che questi risponderanno.

– gli scrittori, inventori di storie, che osservando gli oggetti ne traggono ispirazione per un nuovo racconto.

– gli artisti, che attraverso la conoscenza delle tecniche e degli strumenti, trasformano le loro produzioni materiali in opere emozionanti.

– gli archeologi che, attraverso una lunga formazione, imparano a trarre informazioni utili dagli oggetti, dalle loro forme, dagli usi, dai materiali usati per costruirli ecc., per ricostruire la storia della Terra e quella dell’uomo.

Perché quindi non partire proprio da loro per cominciare un nuovo argomento? In fondo dagli oggetti costruiti e utilizzati da una società possiamo, anche senza essere archeologi, capire tante cose… faccio un esempio! Per introdurre la civiltà dei Villanoviani, ben rappresentati dai ritrovamenti archeologici conservati nel museo archeologico di Villa Verucchio (Rimini), comincio sempre con una serie di slide di immagini degli oggetti ritrovati durante gli scavi. Sono molti infatti i ritrovamenti villanoviani provenienti dalla necropoli del Verucchio.

Prepariamo un cartellone!

Prima di cominciare la proiezione, prepariamo insieme un cartellone, o predisponiamo la lavagna, per accogliere le nostre supposizioni, che verranno verificate in un secondo momento. Trattandosi di classi quinte della scuola primaria do per scontato che conoscano il concetto di traccia e di fonte storica, ma per essere sicura di lavorare su conoscenze pregresse ben sviluppate, per ogni immagine chiedo sempre: di che tipo di fonte si tratta e quali informazioni ci può dare?

Le fonti visive

Portare i bambini a ragionare sugli oggetti, e più in generale sulle fonti visive, ha molti vantaggi:

– per prima cosa permette a me di parlare meno lasciando più spazio a loro.

– permette di attirare subito l’attenzione anche dei più distratti, cosa che non farebbe invece la lettura sul libro o il racconto dell’insegnante.

– permette a ciascuno di essere protagonista attivo della lezione che richiede, per il modo in cui è strutturata, il contributo, le idee, le opinioni di tutti i membri della classe.

– permette ai bambini di collegare le immagini sullo schermo a oggetti della vita quotidiana e di fare supposizioni sui materiali e le tecnologie usati per costruirli, sull’uso, sull’estetica ecc., proprio come viene indicato negli obiettivi di apprendimento per l’insegnamento della Storia («Individuare le tracce e usarle come fonti per produrre conoscenze sul proprio passato, della generazione degli adulti e della comunità di appartenenza […] Ricavare da fonti di tipo diverso informazioni e conoscenze su aspetti del passato»).

Inoltre il lavoro svolto sulla Lim e non sul libro di testo (dove spesso si trovano immagini interessanti) produce, a mio modo di vedere, un senso di lavoro di gruppo che non si produrrebbe usando il libro personale. Questo lavoro di analisi accende i cervelli e la curiosità di sapere se le supposizioni fatte corrispondono alla realtà oppure no!

Laboratorio di archeo-didattica sui Villanoviani

Ecco alcune delle immagini che uso (scaricate dal WEB) per il laboratorio di archeo-didattica sui Villanoviani seguite da alcuni miei spunti di riflessione.

Le prime due immagini ci permettono di riflettere sul luogo in cui sorgeva la civiltà,

in questo caso un’altura da cui si poteva scorgere buona parte della valle del fiume Marecchia e anche il mare.

La riflessione sul luogo porta inevitabilmente a fare molti collegamenti con il territorio e le materie prime a disposizione della popolazione e di conseguenza sull’artigianato (prodotto con le materie prime del luogo) e ancora sui commerci. Questo modo di ragionare si collega molto bene con l’insegnamento della Geografia perché conoscere un territorio ci aiuta anche a capire gli usi e i costumi della popolazione che lo abita.

Queste figure rappresentano oggetti d’ambra, la resina fossile che si trova abbondantemente nei corredi funebri delle donne villanoviane; una riflessione, su cos’è l’ambra (gli amanti dei fossili sono sempre molto ben informati!) e da dove si estrae, ci porterà a fare considerazioni interessanti sui commerci e sulle mode.

Queste immagini rappresentano alcune fra le urne cinerarie ritrovate nelle necropoli villanoviane; la riflessione sui diversi modi di concepire la morte nelle civiltà è davvero interessante e riflette la psicologia e la cultura dei diversi popoli; per approfondire consiglio P. Ariès “L’uomo e la morte dal medioevo ad oggi”.

Queste immagini ci portano a scoprire una delle tecniche artigiane usate dai villanoviani: la tessitura con telaio verticale. Proviamo a scoprire di cosa si tratta osservando i disegni sul “tintinnabulo” (uno dei pesi usati per tenere i fili tirati) e, a proposito di storie, chiedendo ai bambini di raccontare cosa è raffigurato su questo oggetto, vengono fuori storie davvero interessanti e buffe!

Dopo aver visionato altre “immagini parlanti”, e aver raccolto tutte le supposizioni, proviamo a vedere quali sono vere, e quali invece non corrispondono alla realtà dei fatti. Poi proviamo a ricostruire la vera storia del popolo di cui stiamo parlando.

Concludo l’incontro (o gli incontri) sui villanoviani, con un laboratorio pratico di tessitura, non a telaio verticale ma orizzontale, dedicando del tempo a spiegare e a sperimentare diversi strumenti per tessere.

Approfondimenti

Per avere qualche spunto sulla tessitura a telaio, si trovano in commercio molti libri per principianti.

Per avere altri spunti sui laboratori di archeo-didattica o sulla tessitura vi consiglio di visionare il mio blog www.maniingioco.blogspot.com o il mio profilo Facebook “Mani in Gioco”. Buon lavoro a tutti!

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Esplorazioni nel verde: foglie ai “raggi x”

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Partiamo alla scoperta delle foglie, per imparare a osservare la natura con attenzione e meraviglia.

L’estate per me è la stagione delle vacanze, dello stare all’aria aperta, della libertà, del mare con gli amici, dei giochi fino a tarda sera, dei tempi lenti… L’estate, per me che sono mamma, rappresenta anche un tempo diverso da trascorrere con i miei figli. Mentre l’inverno, la primavera e l’autunno ci tengono chiusi in casa, non tanto per il clima quanto per i tanti impegni lavorativi e non, l’estate ci ferma e ci chiama fuori: e allora stiamo fuori!

Per me, che sono un’eterna curiosa (e anche un po’ iperattiva!), lo “stare fuori” non può ridursi a vivere passivamente gli spazi esterni. Così ogni occasione è buona per osservare, raccogliere, disegnare, catalogare… Naturalmente ho trasmesso questo “vizio” anche ai miei figli e a ogni passeggiata riempiamo la casa di “tesori ritrovati”!

Ho imparato molte cose utili osservando ciò che mi stava attorno con curiosità e attenzione. È per questo motivo che insegno ai miei figli, ai ragazzi e ai bambini che incontro a scuola, a non essere fruitori passivi di quello che li circonda. Nella mia esperienza personale, conoscere e imparare non devono essere azioni delegate alla scuola e ai libri di testo; al contrario, credo che la vera conoscenza si attui proprio attraverso le esperienze positive e meravigliose che si vivono tutti i giorni.

Di conseguenza tutti i laboratori che propongo nelle classi sono sviluppati attraverso una didattica di tipo laboratoriale e basati sull’esperienza attiva; sono creati per meravigliare e per suscitare nei bambini e nei ragazzi il desiderio di “saperne di più”.

Per riuscire a coltivare anche d’estate questo modo di vedere il mondo, ho pensato a un percorso di giochi di esplorazione, per vivere gli spazi del giardino, del parco, del mare, della montagna, della piscina (e chi più ne ha più ne metta!) con un atteggiamento di curiosità e meraviglia, quasi scientifico!

Non solo quindi “guardarsi attorno e giocare”, ma piuttosto “osservare per capire”. Non che la natura sia solo da studiare, o che non si possa godere di un panorama senza disegnarlo o fotografarlo; credo però che conoscere quello che ci circonda sia una delle strade per amarlo e rispettarlo.

Francis Bacon scriveva: “La meraviglia è il seme da cui si genera la conoscenza”, e osservare la natura da vicino non può che suscitare grande meraviglia! I giochi di esplorazione avranno quindi lo scopo di accompagnare voi, i vostri bambini e i vostri alunni durante l’estate, proponendovi attività per imparare giocando e meravigliandosi.

Cominciamo quindi con le Esplorazioni nel verde

La prima che vi propongo si intitola “Foglie ai raggi X”, titolo dell’omonimo percorso del progetto Mani in Gioco. Obiettivo del laboratorio in classe è riflettere, attraverso l’esplorazione sensoriale e la discussione nel gruppo, sulle caratteristiche visibili delle foglie cioè il colore, la forma, le venature e poi creare un libretto con le tracce del lavoro.

Per gli appassionati di albi illustrati, consiglio la lettura di Giocare fuori, di Laurent Moreau, ma anche l’interessante recensione realizzata da Roberta Favia in Teste Fiorite, che introducono perfettamente il tema di cui parlavo prima: stare fuori con uno sguardo curioso e attento. E ora cominciamo!

Per dare continuità alle nostre “Esplorazioni” ho pensato di creare dei file che, stampati in A4, poi piegati in due e incollati fra loro, creino un libretto a cui si possono aggiungere infiniti fogli. Stampate quindi il file “copertina” e “foglie ai raggi x”. Di “copertina” ne stamperete uno per ciascun bambino mentre per il file “foglie ai raggi x” ne stamperete uno per ciascuna foglia a cui vorrete fare i “raggi x”!

Gli altri materiali che serviranno per costruire il libretto e realizzare l’attività sono (fig. 1):

  • Alcune foglie di alberi, cespugli o piante varie… possibilmente raccolte da terra
  • Carta da lucido
  • Colori a cera
  • Carta bianca da fotocopia
  • Colla stick
  • Forbici
  • Matita
  • Pinzatrice

Prendete 2 fogli con lo spazio per la scheda della foglia e piegateli in due come per formare un libretto. Ora mettete la colla stick nella parte bianca fra un foglio e l’altro, per unirli insieme come nell’immagine (fig. 2, 3).

Questo passaggio lo potrete rifare tante volte quante sono le schede delle foglie a cui vorrete fare i “raggi x”; alla fine delle “Esplorazioni” aggiungerete il foglio “copertina” incollandolo al libretto già formato (fig. 4, 4 a e 5).

Una volta costruito il libretto e scritto il nome (fig. 6 e 7), procediamo raccogliendo alcune foglie e, come scritto nell’elenco dei materiali, se riusciamo prendiamo quelle già cadute così da non fare male alla pianta (fig. 8).

La forma

Chiediamo ai bambini di osservare tutte le foglie raccolte: in cosa sono diverse? Per quello che possiamo osservare a occhio nudo, le foglie sono diverse nel colore, nella forma, nelle venature. Il laboratorio che segue ci permetterà di collezionare foglie di colori, forme e venature diverse.

Chiediamo ai bambini di prendere in mano la prima foglia, quella che preferiscono, e di osservarla bene. Quindi chiediamo: qual è la forma della foglia? A questa domanda di solito i bambini, a seconda dell’età, toccano con il dito il contorno, che corrisponde proprio alla forma della foglia; se non lo fanno proviamo noi a far vedere loro con il dito qual è il contorno.

In rete si trovano tantissimi schemi con le forme delle foglie e i loro nomi, perciò a seconda dell’età dei vostri bambini si potrà stampare uno schema e provare a dare un nome a quelle forme che i bambini riconosceranno e ridisegneranno con la carta da lucido (fig. 9).

A questo punto chiediamo ai bambini di mettere la foglia sul tavolo, di prendere la carta da lucido e, appoggiandola sopra la foglia, di ricalcarne il contorno (fig. 10, 11, 12). Una volta finito, chiediamo loro di ritagliare la foglia e incollarla nel libretto nella pagina con il titolo “Che Forma!”.

Foglie ai raggi X

Durante il laboratorio svolto in classe utilizzo due grandi tavoli luminosi per far vedere ai bambini le foglie ai “raggi x” osservando quelle parti che normalmente non notiamo: le venature. Foglie diverse hanno venature diverse: alcune rettilinee e altre a rete.

Prendiamo la carta da fotocopia e, usando le cere, realizziamo il frottage delle venature della foglia. Prima di cominciare togliamo la carta ai colori a cera perché li useremo strisciandoli, piatti, sopra il foglio (fig. 13, 14, 15, 16).

Una volta terminato il lavoro pinziamo con una puntatrice la foglia vera nella prima pagina “foglie ai raggi x” e incolliamo a fianco la foglia realizzata con il frottage.

Questa tecnica si può realizzare in due modi: appoggiando il foglio bianco sulla foglia e colorare, magari sovrapponendo anche più colori; colorando con una cera (possibilmente di colore più chiaro della tonalità successiva) il foglio e poi facendoci sopra il frottage (fig. 17, 18).

Ho preparato infine una parte da compilare con il nome della pianta ed eventuali note che si vorranno aggiungere. Buon lavoro!


Approfondimento

Se ti interessa l’argomento e vuoi approfondire con degli strumenti, abbiamo pensato a una selezione per te.

Scopriamo il concetto di “tempo”

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Un divertente e stimolante laboratorio di archeo-didattica, proposto da Erica Angelini, per avvicinare i più piccoli al concetto di “tempo” relativo e assoluto.

In questo periodo di reclusione forzata anche i miei laboratori di storia e di archeo-didattica sono stati, naturalmente, sospesi. Per questo ho pensato di realizzare un laboratorio sul concetto di tempo utilizzando ciò che possiamo trovare in casa.

In quasi tutte le scuole con cui collaboro, le maestre e i maestri hanno scelto di lavorare con percorsi annuali che supportino l’attività didattica dell’insegnante con una cadenza regolare; questo permette a me e ai bambini di conoscerci meglio e di coltivare, oltre che la storia e le attività connesse, anche la relazione

Incontrandoli più volte imparo a conoscerli cercando di tirare fuori il meglio da ciascuno. In ogni classe ci sono “timidi”, che hanno bisogno di qualche momento in più prima di alzare la mano, ci sono i “disinteressati” che si agganciano al lab solo se trovi la chiave per entrare nel loro mondo, ci sono gli “iperattivi” che di solito sono ottimi aiutanti tutto fare e… tanti altri.

Scuolaforesta di Stefano Bordiglioni è un libro che parla proprio di tutti quegli “animali misteriosi e buffi” che popolano le aule di scuola. È quasi un manuale di etologia scolastica e i bambini vengono suddivisi in diverse categorie: soporiferi, insaziabili, sfuggenti, adesivi…

Ed è proprio così!

La scuola, quella vera e buona, unisce bambini tanto diversi e, nonostante questo, riesce spesso a valorizzare questa diversità, consentendo a ognuno di trovare il suo posto.

Archeo didattica casalinga

Alcune maestre mi hanno contattata per chiedermi di preparare alcuni video incontri per concludere in modo creativo i nostri percorsi. Le difficoltà nel preparare questi laboratori a casa sono tante, anche perché, nelle attività che propongo a scuola, tengo molto alla qualità di materiali e strumenti.

Dovendo invece lavorare con quello che si ha a casa, i limiti sono davvero grandi!

Per il primo esercizio mi è venuta in aiuto A., mia figlia grande, proponendomi di giocare con la dispensa. Prima del coronavirus, non tutti avevano una dispensa, ma ora, con le restrizioni che ci sono state per gli spostamenti, credo che ognuno abbia provveduto a creare un angolo in casa in cui tenere qualche scorta.

Perciò ecco l’idea…

Giochiamo con il tempo

Uno dei concetti fondamentali che è necessario acquisire nello studio della storia è quello del tempo; tempo presente, passato, futuro… Non sono concetti facili da far capire a un bambino, anche perché il tempo della storia che studiano i bambini alla scuola primaria è davvero lunghissimo e soprattutto molto distante da noi!

È un tempo quasi inconcepibile per loro perciò bisogna, prima di cominciare a seminare informazioni, preparare bene il terreno.

Uno dei giochi che realizziamo in classe, per lavorare su questo concetto, è quello della linea del tempo. È un gioco semplice che consiste nel dare un elenco di avvenimenti che di solito accadono nella vita del bambino e della sua famiglia, anche prima della sua nascita, come la nascita del padre, della madre ecc.

Ogni bambino deve mettere in fila, sulla linea del tempo, gli avvenimenti dati, partendo da quello più antico, e quindi più distante da noi, a quello più recente.

Questo gioco, molto semplice, introduce due concetti fondamentali:

1. Prima e dopo: alcune cose succedono prima, altre cose dopo, ed è necessario metterle in ordine per ricostruire la storia di ciascuno di noi e la storia dell’uomo. La storia dell’uomo e della Terra non sono altro che l’insieme, ben raccordato, di tanti pezzettini di storie.

2. La differenza fra datazione relativa e assoluta: quando l’archeologo trova un oggetto non è necessario capirne subito la data assoluta (cioè quella del calendario, per intenderci) di costruzione dell’oggetto, ma è necessario metterlo in relazione con gli oggetti ritrovati vicino. Se l’oggetto è stato trovato sul pavimento allora, quasi certamente, sarà più recente del pavimento. Se l’oggetto è un vaso e all’interno ci trovo una moneta, quasi certamente la moneta sarà più recente del vaso. In questo modo creo una cronologia relativa.

Un’altra cosa molto importante è che, giocando con avvenimenti conosciuti, il bambino riesce a collegare i concetti astratti di tempo passato, presente e futuro a cose reali, che sono accadute, accadono o accadranno nella sua vita. In questo modo, con questi giochi e ragionamenti, mettiamo delle basi sicure e concrete per le conoscenze future.

A scuola giochiamo con l’attività descritta sopra ma, a casa?

Giochiamo con la dispensa!

Chiediamo ai bambini di prendere dalla dispensa alcuni cibi dove c’è segnalata la data di scadenza. Io ho preso: uova, pasta corta, spaghetti, farina, tonno, ceci in scatola, crema di nocciole, marmellata.

Dopo aver preso almeno 7, 8 prodotti diversi, chiediamo ai bambini di metterli in fila da quello che scadrà per prima a quello che scadrà per ultimo. Lo stesso gioco si può fare con le date di confezionamento.

Ed ecco il risultato del mio lavoro!

Questa sera frittata, mentre per il tonno c’è tempo… Buon lavoro a tutti!

Costruiamo un albo illustrato dei nostri sentimenti

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Insieme a Erica Angelini, impariamo a costruire un albo illustrato con le finestre per parlare dei nostri sentimenti

Queste “vacanze obbligate” portano tutti noi a riorganizzare i tempi, le priorità, gli spazi mentali e fisici. Da mamma di tanti figli mi rendo conto che, seppur con tutta la buona volontà e le capacità multimediali di prof e maestre, la scuola ai tempi del Coronavirus non può essere nemmeno lontanamente simile a quella che si fa in classe.

Anzi, mi sento proprio di dire che stiamo costruendo, giorno dopo giorno, una nuova scuola!

Non so se migliore o peggiore di quella di prima, ma sicuramente nuova

Finalmente non è più la vita a doversi fare strada nella scuola (come se fossero pianeti diversi), ma al contrario la scuola deve farsi strada nella vita di casa, adattarsi agli orari, alle possibilità delle famiglie, diventare elastica, quasi personalizzata.

In effetti, quanto uno studente riesca a stare dietro a questa nuova scuola, dipende molto dalla motivazione e dalla responsabilità di ognuno. Fin da bambina sono cresciuta con il metodo educativo proposto dal movimento scout in cui responsabilità, compartecipazione, autonomia sono valori importanti per crescere e imparare a “guidare da sé la propria canoa” (come scrive Lord Baden Powel in uno dei suoi libri sul metodo scout), perciò sarei molto felice se la nuova scuola stimolasse i nostri ragazzi in questa direzione.

In questo contesto, in cui la scuola entra in punta di piedi nella vita, forse può essere utile partire dalla vita per fare scuola.

Ho quindi pensato di usare quello che abbiamo in casa – o che possiamo facilmente reperire in rete – per organizzare alcune attività divertenti ed educative. Ho chiesto alle mie bambine di prendere alcuni albi illustrati, li abbiamo letti e poi ne abbiamo scelto uno su cui lavorare e con cui giocare.

La scelta è ricaduta su A cosa pensi?, edito da Orecchio Acerbo, scritto e illustrato da L. Moreau. Lo abbiamo preso in prestito nella biblioteca della nostra città poco prima che scoppiasse l’emergenza e ora aspetta insieme a noi che tutto torni alla normalità.

L’albo presenta in ogni doppia pagina un personaggio diverso, illustrato mostrandone il viso (di profilo, di tre quarti, di fronte). Ogni pagina di destra ha una finestrina che si apre per mostrarne il pensiero. È divertente ma anche sorprendente, e l’idea di poter leggere i pensieri delle persone è piaciuta molto alle mie bambine. (link a immagini del libro?)

Uso spesso gli albi illustrati nel mio lavoro, come catalizzatori di idee ed emozioni e come letture che introducono il laboratorio. Li leggo volentieri anche ai miei figli, grandi e piccoli.

Il linguaggio dell’albo illustrato, che mette in relazione parole e immagini, mi piace particolarmente perché lascia libertà di pensiero e interpretazione, e spesso succede che, di fronte allo stesso albo, i bambini ricevano suggestioni diverse, personali.

Leggendo A cosa pensi?, le mie bambine hanno avuto reazioni diverse.

M., di 8 anni, apprezza molto il personaggio di Elena, che “ogni tanto ha bisogno di stare sola”; così, aprendo la finestrina, si vede Elena su una scogliera che guarda il mare. E., di 5 anni, ha amato molto il Gatto perché, se dal testo ci immaginiamo che lui pensi a un pesce o a una cosa da “gatto”, l’immagine nella finestra ci sorprende e ci fa sorridere per il suo pensiero inaspettato.

Partendo quindi dall’idea di poter guardare “dentro” alla nostra testa, abbiamo inventato un gioco che vi proponiamo.

Per realizzare il gioco servono i materiali delle immagini qui sotto 🙂
Poi prendiamo il foglio di cartoncino e lo pieghiamo in due parti.
Su una delle due metà del foglio misuriamo 6 cm che ci serviranno per ritagliare la parte bassa e creare la nostra aletta.
Ora ogni bambino disegna se stesso sul foglio: la testa sarà disegnata nella parte in alto (la finestra che poi si aprirà), collo e spalle saranno invece disegnate in basso.
Una volta finito il disegno principale, si apre la finestra e si disegna all’interno il proprio pensiero come ha fatto M.

Nel corso della mattina ne abbiamo prodotti altri, poi abbiamo creato un libro proprio come quello che ci ha dato l’idea.

Oltre a realizzare questo laboratorio in famiglia si potrebbe proporre, alla propria classe, una video-lettura dell’albo da parte delle maestre e, perché no, anche dei prof. Dopo la video-lettura si può chiedere ai bambini e ai ragazzi di fare un disegno di quello che pensano e poi integrare la richiesta con un breve testo che spieghi l’immagine e i sentimenti espressi con il disegno.

Se ne potrebbe fare anche uno al giorno o alla settimana e realizzare, una volta tornati a scuola, un libro illustrato e scritto con i propri pensieri.

Se vi è piaciuta questa idea venite a trovarmi sul mio blog www.maniingioco.blogspot.it. Buon lavoro a tutti!

Segni e disegni preistorici: l’arte rupestre nelle nostre mani

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Con Erica Angelini, scopriamo come realizzare un laboratorio dedicato all’arte rupestre per le scuole con le nostre mani.

Raccontare la storia dell’uomo è anche raccontare la storia della sua arte perché, in fin dei conti da quando l’uomo è uomo, ha sempre sentito la necessità di tirare fuori da sé i suoi pensieri e le sue emozioni. Nel libro L’idea vien parlando, breve viaggio alle sorgenti della parola, l’autrice L. Del Tutto Palma descrive la preistoria dell’uomo come un lunghissimo percorso durante il quale si succedono tappe evolutive che trasformano l’uomo “scimmiesco” (già “geneticamente” uomo) nell’uomo abile e pensante. La tappa più importante di questo percorso è senz’altro l’acquisizione della postura eretta che, oltre a preparare lo spazio per un encefalo più grande (la postura eretta modifica la posizione del cranio) e a permettere l’allungamento della laringe (organo addetto alla fonazione), fa sì che l’uomo si trovi con due mani libere. Cosa farne?

Penso a quando seduta nel prato le mie mani non riescono a stare ferme, così strappo un filo d’erba e lo intreccio, lo arrotolo… poi prendo un bastoncino, lo rompo in tanti pezzettini, lo infilo nella terra e lo intreccio con i fili d’erba. Mi rendo conto che le mani ferme non riescono a stare e immagino l’uomo-scimmia che nei lunghi inverni passa il tempo a giocherellare con quello che trova: pietre, fango, bastoncini, rami e foglie.

Le mani diventano veicolo di conoscenza e dialogano direttamente con il cervello che a sua volta, incuriosito dall’esperienza, richiede alle mani nuove sperimentazioni.

Mi piace pensare che questo dialogo fra mani e cervello (e questa conoscenza dovuta alla sperimentazione tattile) si possa attuare anche a scuola attraverso una didattica esperienziale.

Una didattica che insegni attraverso il fare ma anche attraverso la meraviglia della scoperta. Che gusto c’è infatti se ai bambini spieghiamo tutto noi? Dove sono il bello della scoperta e la curiosità di capire come va a finire o come ci si arriva? È come proporre a qualcuno di leggere un libro raccontandogli noi il finale! Se so come va a finire, non c’è più gusto nel leggerlo.

Nel laboratorio sulla pittura rupestre cerco quindi di instillare curiosità e di nutrire le mani con un lavoro sperimentale sulla macinatura di ocra, gesso e carbone; dal nulla arriviamo a produrre un colore a dito denso e cremoso.

Prima di cominciare la parte sperimentale però consiglio la lettura di un racconto che trasporti i bambini indietro nel tempo con un linguaggio, appunto quello del racconto, affine alla loro età.

Il laboratorio sulla pittura rupestre è consigliato per le classi terze della scuola primaria.

A questa età i bambini sono ancora affascinati dalle storie e la dimensione del racconto (inteso come linguaggio narrativo che conoscono bene e di solito apprezzano) permette loro di scivolare, senza troppi pensieri, in un periodo storico molto lontano dal loro vissuto.

Per introdurre questo laboratorio ho scritto il racconto Segni, disegni e disguidi preistorici, che parla di come un linguaggio fatto solo di segni possa essere fonte di esilaranti incomprensioni amorose. Per raccontarlo ho costruito e dipinto un grande librone e davanti sono rappresentati i due personaggi principali: Ugo e Uga.

Animo la storia trasformandomi di volta in volta nella forte Uga e nel tenero Ugo.

Per chi volesse, come me, iniziare l’attività con una lettura, consiglio il libro di S. Bordiglioni Storie prima della storia, una raccolta di racconti di fantasia che parlano delle principali scoperte e invenzioni della preistoria.

Comincio la seconda parte facendo una panoramica storica dei vari tipi di pittura rupestre, il talento dell’uomo infatti non nasce maturo e possiamo trovare le prime tracce di graffi e incisioni su pareti calcaree o su ossa di animali. L’arte preistorica è influenzata da ciò che l’uomo vive nella sua quotidianità perciò le prime raffigurazioni vere e proprie parlano di caccia, animali, natura… Solo in periodi successivi, dopo la scoperta dell’agricoltura e l’abbandono del nomadismo, nelle raffigurazioni compaiono animali domestici, raffigurazioni di capanne e vita quotidiana.

Anche la tecnica si evolve con il tempo: le prime opere sono graffi su pietra morbida poi troviamo figure schizzate con tratti leggeri e con pochi colori e piuttosto statiche; le rappresentazioni si evolvono ancora nel corso del tempo e i disegni diventano sempre più colorati, sempre ricchi di dettagli che fanno intuire le parti anatomiche degli animali rappresentati e i loro movimenti. Anche gli strumenti aumentano e oltre a rocce appuntite, che permettono le prime sperimentazioni, vengono creati pennelli, cannucce per lo spruzzo, punte di roccia. Anche le mani diventano più abili.

Per chi volesse approfondire questo argomento, suggerisco di visitare il blog “Didatticarte” di Emanuela Pulvirenti.
Di cui abbiamo già parlato anche qui su Occhiovolante.

Dopo questo excursus provo di solito a chiedere ai bambini quali sono i primi esperimenti d’arte fatti da loro. Il percorso grafico dei bimbi in età prescolare assomiglia molto al percorso intrapreso dall’uomo preistorico: si comincia facendo degli scarabocchi, si prosegue provando a riprodurre le forme che ci circondano, poi si continua osservando meglio e provando a riprodurre i dettagli.

Ripercorriamo la “Storia” dell’uomo partendo dalla nostra storia personale e quotidiana, di cui i bambini hanno sicuramente esperienza, attiviamo così le loro conoscenze pregresse.

Utilizzare le conoscenze pregresse aiuta a fissare meglio i contenuti successivi, inoltre mi piace molto sentirli raccontare perché davvero i bambini sono molto competenti quando parlano delle cose che conoscono, perciò sarà un piacere sentirli raccontare dei propri fratelli minori o di sé quando erano piccoli!

A questo punto però facciamo lavorare le mani!

Per realizzare il laboratorio di pittura rupestre servono:

  • Pietre piatte, tipo selce, una per ciascun bambino
  • Pietre tonde, tipo ciottoli di fiume, uno per ciascun bambino
  • Ocra rossa, ocra gialla che si possono acquistare online
  • Carbonella; i bastoncini potranno essere macinati e usati anche come matite rudimentali
  • Argilla secca, reperibile sulle rive dei fiumi
  • Colla d’amido (per conoscere la ricetta)
  • Della carta da pacco bianca
  • Dei piattini o ciotole di recupero in cui mettere le polveri prodotte per preparare il colore
  • Un cucchiaio di plastica

Questa parte dell’attività potrebbe essere svolta in giardino o anche su un selciato. Divido la classe in piccoli gruppi da 4, 5 bambini ciascuno e ogni gruppo si siede a terra in cerchio. Al centro di ogni cerchio metto 3 o 4 (a seconda di quanti coloranti abbiamo) ciotole di recupero in cui i bambini metteranno le polveri una volta prodotte. I colori prodotti da ciascun bambino saranno poi usati per il lavoro di gruppo.

A questo punto faccio una dimostrazione pratica di come macinare: credo infatti che, soprattutto per le cose pratiche, “guardare è metà dell’imparare”. Cominciamo con l’ocra rossa: si prende la pietra piatta e il percussore (quella tonda), poi si appoggia sulla pietra piatta un po’ di ocra rossa e si comincia a strisciare con forza, senza battere; più la polvere sarà fine, più il colore sarà bello perché la polvere si scioglierà meglio nella colla d’amido. Una volta preparata la polvere la metto nel piattino o nella ciotola. Infine aggiungo la colla d’amido e mescolo con il dito fino a creare il colore.

Finita la dimostrazione consegno ai bambini le pietre (piatta e percussore), poi passo a dare i colori in modo che in ogni gruppo si produca la stessa quantità di rosso, giallo, nero e grigio. Man mano che i bimbi producono le polveri, le versano nelle ciotole; a quel punto passo io a mettere la colla.

Una volta preparati i colori raccolgo i sassi e metto al centro del cerchio la carta da pacchi chiedendo al gruppo di progettare la loro pittura rupestre; decideranno insieme se realizzare un lavoro di gruppo oppure se ogni bambino disegnerà quello che vuole nel foglio.

A volte questa è la parte più difficile del laboratorio.

I colori prodotti e mescolati con la colla d’amido sono reversibili, cioè una volta asciutti si possono reidratare con acqua e riutilizzare nei giorni successivi. La fantasia dei bambini è davvero infinita e sicuramente vi sorprenderanno con meravigliose pitture rupestri.

Fantastici Dinosauri: storie dei Giganti che popolarono la Terra

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Nel percorso di archeo-didattica dedicato alle classi terze (“La Preistoria Nelle Mani”) uno degli argomenti che i bambini attendono con maggior interesse: i Dinosauri.

Sarà per le dimensioni gigantesche, sarà per la fine tragica e misteriosa… ma i Dinosauri sono fra le creature più amate e conosciute dai bambini! Quando vado in classe per realizzare questo laboratorio, i bambini ne sanno molto più di me e dell’insegnante messi insieme!

L’obiettivo è aiutare i bambini a collocarli correttamente sulla linea del tempo (spesso pensano che Dinosauri ed esseri umani abbiano convissuto). Ma anche far comprendere ai bambini quelle condizioni climatiche e quelle situazioni di causa ed effetto che hanno permesso a questi animali di diventare così grandi.

Quello che non sempre è chiaro è che i Dinosauri non sono nati improvvisamente, e da una lucertola non si è passati ad un gigantesco sauro. L’Evoluzione ha lavorato tanto, e ancora lavora, per creare sempre nuove creature che si adattino agli ambienti terrestri.

“Nei panni dell’Evoluzione” è il nome del laboratorio, che parte con la visione di alcune immagini che ci aiutano a capire cosa c’era prima e cosa è successo dopo.

Uso spesso le immagini per cominciare le attività e per introdurre gli argomenti, perché hanno un potere particolare di stupire ed emozionare. Inoltre, per alcuni, osservare un’immagine vale davvero più di mille parole!

Ho scelto attentamente alcune immagini recuperate in rete che mi aiutino a esprimere i cambiamenti fra i primi Sauri e i Giganteschi Dinosauri del Giurassico. Dopo aver mostrato l’immagine lascio parlare loro e aspetto le domande che sempre arrivano sul perché le dimensioni sono così diverse.

Queste domande ci portano alla seconda slide in cui mostro una bella spirale del tempo (sempre recuperata in rete!).

Attraverso i disegni, sono ben mostrate alcune condizioni ambientali che resero possibile, ad un certo punto, il passaggio fra l’acqua e la terraferma di alcune creature.

Alla fine dell’Era Paleozoica i cambiamenti climatici portano a favorire lo sviluppo della vegetazione. Più vegetazione vuol dire anche più ossigeno nell’aria e di conseguenza un ambiente più favorevole alla vita fuori dall’acqua!

Lo sviluppo della vegetazione porta anche a un ambiente più ricco di cibo per gli animali erbivori e quindi anche i carnivori trovano il loro posto nella catena alimentare.

La riflessione, stimolata dalle slide, ci porta verso la scomparsa dei Dinosauri e ai cambiamenti climatici tanto rapidi che non permisero a creature così grandi di sopravvivere.

Non fu infatti l’impatto del meteorite a causare la scomparsa dei Dinosauri ma il cambiamento climatico dovuto alle polveri sottili che, oscurando i raggi del sole, causò la riduzione della vita vegetale. E, ancora una volta: meno vegetali = meno erbivori e meno erbivori = meno carnivori…

Questa riflessione su Cause ed Effetti è molto importante per i bambini che sono spesso abituati ( ahimè!) a studiare le informazioni del libro di testo o di altri libri, senza porsi tanti “Perchè”; i “Perchè” invece ci rendono curiosi e desiderosi di saperne di più!

Nella riflessione stimolata dalle slide ( di cui qui, per motivi di spazio, ho inserito solo un estratto) parliamo spesso di Evoluzione, come di quel motore naturale che muove i cambiamenti negli Ambienti e fra le Creature.

Nella seconda parte del laboratorio ci mettiamo quindi “Nei panni dell’Evoluzione” per creare un Super Sauro che, dotato di caratteristiche vincenti, riesca a resistere ai cambiamenti climatici ed evolversi fino ad arrivare ai giorni nostri.  

Ogni bambino è invitato quindi a pensare alle caratteristiche che può rendere un sauro un Super Sauro: zampe forti, denti aguzzi, dimensioni piccole o gigantesche, pelle robusta, ecc…

A questo punto è necessario dividere i bambini in postazioni da 4\5 in modo da condividere i materiali messi a disposizione e poter anche confrontarsi fra loro mentre lavorano.

Questa attività si divide in due parti, nella prima sperimentiamo la tecnica del Frottage con l’obiettivo di creare la “pelle ideale” per il nostro Super Sauro; ricordiamo ai bambini che, pur sapendo tante cose sui Dinosauri, ancora gli scienziati non sono riusciti a ricostruire il colore delle loro pelli e dei piumaggi e solo per analogia li coloriamo di verde come la pelle dei Rettili; siamo quindi liberissimi di sperimentare tutti i più strani abbinamenti: dal fuxia al giallo chiaro, dal blu al rosa pesca. 

Metto sui tavoli diverse textures ( alcune raccolte qua e là, alcune create da me con colla vinilica e acetato, altre prese in prestito dai bellissimi “Italian Toy”) tanti colori a cera, diversi fogli bianchi di carta da fotocopia che taglieremo in piccoli pezzi per realizzare gli esperimenti.

L’“Imparare osservando”, soprattutto quando si tratta di attività manuali, è una modalità che propongo spesso e che funziona, secondo la mia esperienza, molto bene perciò chiedo ai bambini di osservare quello che faccio per poi riprodurre con autonomia i propri esperimenti.

Il Frottage può essere realizzato:

1. Con il fondo del foglio bianco; Prendiamo un piccolo pezzo di foglio bianco da fotocopia,  un colore a cera ( a cui è stata precedentemente tolta la carta) e scegliamo una texture. Le textures hanno un lato ruvido e uno liscio, appoggiamo la parte liscia al tavolo mentre la parte ruvida resta in alto, la fissiamo al tavolo con dello scotch di carta; appoggiamo sopra la texture, il foglio bianco e lo fissiamo anch’esso al tavolo con lo scotch di carta poi, con il colore a cera appiattito ( quindi non usato con la punta), cominciamo a strisciare per riportare il motivo della texture sul foglio; una volta finito con il primo colore possiamo ripassare con un secondo.

2. Con il fondo colorato; Prendiamo un piccolo pezzo di foglio bianco da fotocopia  e un colore a cera, appoggiamo al tavolo il foglio e con il colore piatto comincio a strofinare per riempirlo tutto di colore; una volta colorato tutto il foglio seguo le istruzioni del passaggio 1: “Con il fondo del foglio bianco”.

Questa parte del lavoro è davvero magica e la sovrapposizione di colori, di tante tonalità diverse, crea degli effetti inaspettati e i bambini, curiosi, desiderano provare nuovi abbinamenti. Mi piace lasciargli del tempo per sperimentare perché, anche se questo non è un laboratorio di arte, la parte sperimentale ha molta importanza.

Alla fine di questo lavoro ogni bambino dovrà avere diversi campioni di “pelle” e dovrà decidere quale di queste sarà più adatta per rivestire il corpo del suo Super Sauro. Una volta deciso riempirà un intero foglio bianco da fotocopia in formato A4 con la texture e i colori che ha scelto.

Arrivati a questo punto ci mettiamo nei panni dell’Evoluzione e proviamo a ragionare su quali caratteristiche potrebbe avere un Super Sauro; invitiamo i bambini anche a pensare ad un nome.

Con della carta da lucido ricalchiamo dai vari scheletri le parti che riteniamo importanti per la sopravvivenza del nostro Dinosauro: ad esempio ricalchiamo il corpo possente del T-Rex e aggiungiamo la testa cornuta del Triceratopo per creare un sauro veloce e che sappia difendersi con denti e corna.

Una volta terminato il disegno sulla carta da lucido ricalchiamo il disegno del nostro Super Sauro sul foglio da fotocopia testurizzato, aggiungendo tutti i particolari.

A questo punto riprendiamo matite e cere e definiamo i dettagli del Dinosauro aggiungendo anche qualche sfumatura. Infine incolliamo il nostro Super Sauro su un foglio nero di cartoncino formato A4.

Chiudiamo l’attività con il racconto dell’esperienza personale di ciascun bambino , o se si ritiene opportuno, solo di quelli che hanno voglia di condividere;  chiediamo loro di dirci il nome del Super Sauro, di mostrarcelo e di raccontarci quali sono le caratteristiche vincenti di questo animale che lo proteggeranno dall’estinzione.

Una mostra temporanea dei lavori è vivamente consigliata.

Buon lavoro!

La Preistoria nelle Mani: laboratori e strategie di archeo-didattica

in Archeodidattica: strategie e laboratori by
Un laboratorio di archeo-didattica per imparare a studiare le fonti di informazione.

Sono un’archeologa, ma da circa 20 anni mi occupo di laboratori di archeo-didattica, antichi mestieri ed educazione ambientale. “La preistoria nelle Mani” è uno dei percorsi più longevi con cui lavoro nelle scuole, nei musei e nelle strutture educative. Avere “La Preistoria nelle Mani” vuol dire conoscere e imparare anche attraverso le Mani. Toccando, riproducendo, sperimentando, costruendo… Una delle caratteristiche che ci hanno resi così intelligenti e abili è stata proprio la nostra capacità di imparare attraverso le mani e i sensi.

Le attività del percorso di archeo-didattica sono legate principalmente alla storia ma coinvolgono diversi obiettivi di apprendimento di Italiano, arte e immagine, scienze e geografia. Il percorso raccoglie al suo interno 7 diversi laboratori, per supportare l’attività didattica dell’insegnante.

Il primo laboratorio di archeo-didattica, “Andare alla Fonte: come imparare ad imparare”, sviluppa un tema che i bambini di terza incontrano subito:le fonti di informazione.

“Imparare ad imparare è una delle competenze chiave secondo l’Unione Europea, di fondamentale importanza per lo sviluppo dei cittadini. Andare in profondità e risalire alla fonte dell’informazione e, a volte, contribuire alla costruzione stessa dell’informazione.

I bambini imparano a scuola che le fonti d’informazione sono quattro: fonti materiali, iconografiche o visive, scritte e orali. Ma è importante sottolineare che non tutte le fonti sono fruibili sempre. Per il periodo più antico di tutti, quello che va dalla nascita della Terra fino alla comparsa dell’uomo, le uniche fonti a disposizione sono quelle materiali: i fossili o le rocce.

Con l’arrivo dell’uomo le fonti aumentano: prima oggetti costruiti (fonti materiali), poi opere d’arte prodotte (pitture rupestri, graffiti…), con fonti scritte ed infine quelle orali. Ognuna di queste ci parla in un linguaggio tutto suo, attraverso i materiali di cui sono fatte, i colori, le forme…

L’archeologo impara, nel suo percorso di studi e di lavoro, a capire il linguaggio degli oggetti e delle opere d’arte. Partendo da un semplice vaso e dal contesto di ritrovamento, riesce a ipotizzare la storia e il periodo dell’oggetto.

L’abilità di fare congetture e inferenze partendo da un oggetto conosciuto è importante non solo a scuola ma anche nella vita di tutti i giorni. Per questo ho pensato di proporre una attività\ gioco per sviluppare queste capacità.

Il gioco si chiama “Un sacco di Fonti” ed è una delle quattro attività proposte nel  laboratorio “Andare alla Fonte: come imparare ad imparare”.

Qualche giorno prima del laboratorio l’insegnante chiederà ai bambini di portare un oggetto della loro infanzia, nascondendolo, in modo che i compagni non lo vedano. Gli oggetti saranno raccolti in un sacco nero ( tipo quelli che per l’immondizia) mano  a mano che arrivano.

Nel giorno prefissato, dopo una bella introduzione sul discorso delle fonti e di come ci aiutano a ricostruire il passato, si comincia il gioco. L’insegnante tira fuori il primo oggetto e pone le seguenti domande: il possessore è maschio o femmina? Quanti anni aveva il possessore al tempo in cui usava o gli è stato regalato quell’oggetto? Che informazioni ci da l’oggetto sul possessore? Se l’oggetto non è fragile può anche passare di mano in mano ed essere toccato ed annusato.

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Dal momento che in questo gioco non ci sono risposte esatte l’insegnante dovrà fare da moderatore, dando la parola a turno e guidando la discussione. L’obiettivo è farli ragionare su come l’analisi sensoriale e ragionata dell’oggetto ci può dare informazioni su di esso e sul contesto da cui viene.

Se ad esempio dal sacco viene fuori una macchina molto rovinata possiamo ipotizzare che il proprietario sia un maschio, che possa avere un’età compresa fra i 3 e gli 9 anni. Ragioniamo anche sul fatto che ci sono dei giochi che normalmente sono attribuiti ai maschi e altri attribuiti a femmine. Ma che non è detto che solo i maschi giochino con le macchine e solo le femmine con i bambolotti.

Un altro esempio potrebbe essere quello di un dou-dou: di solito sono morbidi, senza cuciture a vista, senza occhietti o parti piccole che possano staccarsi. Spesso si usano i colori primari, ma a volte anche i colori secondari e pastello che non sempre sono legati al sesso dei bambini.

A seconda dell’attenzione che i bambini riescono a tenere e al livello di coinvolgimento, l’attività può durare dai 20 ai 30 minuti circa. Esplorando cinque o sei oggetti prima di perdere l’attenzione dei bambini. Sarà importante la qualità della riflessione e non la quantità di oggetti.   

Riflettere sulle fonti antiche ci porta ad osservare il mondo con occhi diversi, più curiosi ed attenti.

Come dice Jurgen Bey, famoso designer olandese: “tutto ha un valore, che può rendersi manifesto nel luogo e nel  momento giusto. Il problema è riconoscere questo valore, questa qualità, e poi trasformarla in qualcosa che si possa utilizzare”.

Buon lavoro a tutti!

Archeologo per un giorno: scavi stratigrafici per capire la linea del tempo

in Archeodidattica: strategie e laboratori/Attività in classe by
Un laboratorio proposto da Erica Angelini, archeologa: attraverso lo scavo stratigrafico realizzato in classe, possiamo andare indietro nel tempo cercando di ricostruire la storia con gli oggetti ritrovati

Circa vent’anni fa ho scoperto l’archeo – didattica, un insieme di metodi e strategie per coinvolgere i bambini e gli adulti nell’apprendimento della Storia, e da allora non ho più smesso di sperimentare e di progettare. Mi rendo conto che questo interesse nasce principalmente dalla scoperta del mio modo di apprendere e dalla passione per la storia e la manualità. Fin da bambina mi sono subito resa conto che ascoltare la maestra e leggere sul libro, non mi bastava per riuscire a capire e poi ripetere l’argomento delle lezioni, mentre quando in classe la maestra ci faceva fare un laboratorio più pratico io ero molto brava ed ero in grado anche di insegnare agli altri tutti i passaggi che naturalmente non dimenticavo più. Ho capito quindi che il mio modo ideale d’imparare ha una ricetta. Io imparo meglio:

  • quando oltre al cervello devo usare le mani per costruire, disegnare, toccare…
  • quando quello che faccio si ricollega a cose che vivo nella mia vita quotidiana
  • quando vivo una bella esperienza con un gruppo di persone con cui mi trovo bene
  • quando sento che le mie competenze servono al resto del gruppo
  • quando ho una bella relazione con il mio insegnante che mi fa venire voglia di imparare
  • e… perché no? Quando l’ambiente in cui mi trovo è bello e ben predisposto per l’attività

Nei miei Laboratori di Archeo Didattica provo a mettere tutte queste ed anche altre cose; naturalmente senza trascurare la spiegazione della maestra o del maestro, che introducono precedentemente l’argomento in classe. I percorsi di Archeo Didattica supportano quindi l’insegnante con attività e strategie per imparare facendo, collaborando, sperimentando, giocando…. E non la sostituiscono.
Facciamo un esempio pratico.

Una delle principali difficoltà che affrontano i bambini nei primi approcci con la storia è quello di capire il concetto di “passato”, non tanto del passato recente, come “quando ero piccolo” o “quando mio babbo era piccolo” ma di quello raccontato proprio nel libro di storia!

Io propongo un laboratorio che mostra fisicamente, attraverso lo scavo stratigrafico realizzato in classe, come la storia spesso sia conservata nella “Pancia della Terra” e scavando gli strati possiamo andare in dietro nel tempo cercando di ricostruire la storia attraverso gli oggetti ritrovati. Di conseguenza riflettiamo su come la storia letta sul libro, sia frutto di un “lavoro di gruppo” fra l’archeologo, che riconosce gli oggetti recuperati durante lo scavo, e lo Storico che, attraverso le informazioni fornite dall’archeologo e da altri studiosi del Passato, ricostruisce i pezzetti della Storia dell’uomo.

Nella prima parte del laboratorio provo a stimolare i ragazzi a recuperare le informazioni che loro hanno sulla figura dell’archeologo: lo stereotipo più diffuso e divertente è quello di un avventuriero che scopre tesori vivendo straordinarie avventure, proprio come Indiana Jones o la spericolata Lara Croft. L’archeologo in realtà è più simile ad un “topo di biblioteca” e deve conoscere le fonti di informazione e i loro linguaggi, saper riconoscere gli oggetti costruiti dall’uomo e datarli, e saper realizzare uno scavo archeologico. Il protagonista di questo laboratorio è proprio lo scavo archeologico che è sempre visto dai bambini come un’attività che suscita curiosità e meraviglia: lo scavo archeologico è come un pacco regalo: si pregustano i tesori che potrebbero trovarsi sepolti, poi li cerchiamo “spacchettando” i vari strati ed infine guardiamo i nostri tesori con occhi meravigliati di chi ha fatto tanta fatica per averli.

Ed ora proviamo a costruire il nostro scavo stratigrafico in classe.
Per realizzare uno scavo stratigrafico in classe di buon livello non occorre certo essere degli artigiani! bastano poche cose di facile reperibilità:

  • • 2 ( o anche di più a seconda del numero dei bambini) vaschette di plastica trasparente non tanto alte, tipo quelle in cui si mettono le maglie per il cambio dell’armadio; è necessario che siano trasparenti perché dai bordi si riesca a vedere il susseguirsi degli strati di terra.
  • • 2 o più scheletri di dinosauro in plastica da sistemare nel fondo della vaschetta; si trovano
  • facilmente in rete o, a volte in cartoleria e possono essere di dinosauro o anche di altri animali.
  • • Alcune miniature di oggetti in ceramica tipo gli oggetti che si mettono nel presepe per arricchirlo o quelli che si usano per realizzare ambienti in miniatura; io ad esempio ho delle miniature di vasi, di cestini, di tegole ecc..
  • • Dell’erba sintetica , due rettangoli della misura delle vaschette.
  • • Tre tipi di terre diverse; io normalmente uso come strato più in basso la sabbia, poi dell’argilla espansa ed infine del terriccio universale: queste tre terre hanno colori e textures molto differenti e sono facilmente distinguibili nella stratigrafia; non è difficile reperirle nei vivai o nei negozi che vendono materiali per l’edilizia o, ancora meglio, in Natura.
  • • 4\5 cucchiai e 4\5 pennelli che simulano gli strumenti usati dall’archeologo, cioè la cazzuola per scavare e rimuovere la terra, e la scopina per ripulire con delicatezza.
  • • Un foglio che divideremo in tre, il numero degli strati, su cui i bambini prenderanno appunti e disegneranno.

Le vaschette vanno preparate a casa in modo che i bambini non vedano gli oggetti che l’insegnante mette dentro: l’effetto sorpresa è fondamentale per la buona riuscita dell’attività. Sul fondo della vaschetta posizioniamo gli scheletri; questo strato, essendo il più profondo, rappresenta anche quello più antico, più indietro nel tempo. Ricopriamo gli scheletri con la sabbia di colore ocra. Il secondo strato sarà riempito invece con l’argilla espansa in mezzo alla quale inseriamo gli oggetti in miniatura che potrebbero rappresentare il periodo romano e i resti di una Domus. Nel terzo strato mettiamo il terriccio universale ma non inseriamo oggetti. Appoggiamo sopra a questo il rettangolo di Erba sintetica che rappresenterà lo strato antropico, cioè quello calpestato dall’uomo.

Dividiamo poi la classe in gruppi di 10, 12 bambini per ciascuno. Ogni gruppo sarà a sua volta suddiviso in “équipe” da circa 3, 4 bambini, che si alterneranno nello scavo degli strati. Mentre un’équipe scava le altre prendono appunti sul colore della terra, sulla sua consistenza e disegnano, se ne trovano, gli oggetti archeologici rinvenuti nello scavo.

Anche l’aula va divisa in due preparando due postazioni con i banchi in cui lavoreranno le due squadre. Lo scavo si realizza in piedi perciò è opportuno predisporre un banco su cui appoggiare la vaschetta che sia vicino al gruppo ma un po’ distaccato dagli altri banchi per poterci girare attorno. Prima di realizzare lo scavo vanno sicuramente fatte alcune premesse, la prima è quella che l’archeologo non è un “ruspa” e di conseguenza dopo aver individuato i diversi strati, osservandoli insieme nel bordo della vaschetta, ogni gruppo ne scaverà solo uno, lasciando gli altri alle squadre successive. Altra cosa importante è che gli oggetti ritrovati non vanno immediatamente sollevati dalla terra ma ripuliti tutt’attorno e poi fotografati insieme a tutti gli altri ritrovamenti nella vaschetta; solo a questo punto si prelevano e si portano ai disegnatori. Lo scavo è un lavoro di gruppo in cui non conta solo chi materialmente scava ma è importante anche il lavoro di chi , seduto al banco, scrive le informazioni sullo strato e disegna gli oggetti rinvenuti. Dopo queste premesse si comincia lo scavo invitando i bambini del primo gruppo ad avvicinarsi alle vaschette, consegnando a ciascuno pennello e cucchiaio, e con calma a cominciare a controllare la terra. Ogni volta che si intravede uno strato diverso dal proprio ci si ferma per lasciare spazio al gruppo successivo.

Una verifica finale è sempre consigliata sia per ricordare i momenti più emozionanti ma anche per dare spazio all’attività svolta al tavolo di raccolta dati e disegno. Buono scavo a tutti!

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