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Personaggi storici e contemporanei che fanno la differenza

Conoscere e raccontare la diversità in classe

in Esperienze digitali/Protagonisti by
Marianna Balducci ci racconta come è andato il suo webinar sulla diversità e di come si può affrontare in classe.

Non molti giorni fa, in occasione di un webinar condotto assieme a Francesco Fagnani per il progetto “Più unici che rari” (Librì progetti educativi e Sanofi Italia), davanti a una virtuale ma consistente platea di insegnanti, mi sono presentata con uno scheletro.

Contro ogni sensata accortezza per la prima impressione, ho pensato che non avrei certo potuto sfondare con lo schermo la porta di casa di così tante persone a mani vuote. D’altra parte, non ho portato un cadeaux di poco conto: ho portato una larva convivialis (ne parlava in un bell’articolo Emanuela Pulvirenti sul suo didatticarte.it), una di quelle piccole sculture che nei tempi antichi venivano apparecchiate in mezzo alla tavola per ricordarci dell’esistenza delle nostre più oscure paure.

Ah già, ho portato anche il Babau (quello delle “Storie dipinte” di Dino Buzzati), nessuno mi aveva dato indicazioni se fossero proibiti o meno gli animali. 

Non fatevi un’idea sbagliata, io sono una fifona, ho tendenzialmente paura di tutto.

Forse proprio per questo, quando mi è stato chiesto di parlare di come la creatività potesse trasformarsi in uno strumento per conoscere e raccontare la diversità in classe (spesso la diversità legata a situazioni intime o persino cliniche), ho pensato di partire proprio dalla paura.

La paura è quella bestiaccia che si mette (e ci mette) sulla difensiva quando ci troviamo in una condizione sconosciuta e che, per qualche ragione (a volte ingiustificata), ci appare minacciosa. A volte ci blocca, ci impedisce di comunicare, ci allontana dagli altri ma anche un po’ da noi stessi. 

Ma dentro ai confini ampi ed elastici dell’arte sospendiamo il giudizio e ci concediamo di essere sorpresi, emozionati, vulnerabili.

Quando ci cimentiamo in una pratica creativa (disegnare, fotografare, scrivere una storia), mettiamo sul piatto anche quelle pericolose tensioni che ci hanno fatto paura e, a volte addirittura, sono loro a divenire la molla per generare qualcosa di nuovo.  

Durante questo appuntamento, abbiamo perciò apparecchiato le paure per dirci che possiamo individuare spazi in cui testare la nostra capacità di camminare insieme nell’ignoto e dargli un nuovo nome, se abbiamo molta immaginazione forse persino un nuovo destino.

Creare in classe la stessa zona franca che l’arte spesso rappresenta per l’artista, può aprire vie di comunicazione inaspettate: osservare assieme agli alunni un progetto creativo, smontarlo per poi rimontarlo insieme e provare a generarne uno tutto nostro, non è solo un mettere le mani in pasta (su certi materiali e certi temi), ma è soprattutto calarsi in una nuova modalità di pensare, di pensarci.

Proprio come gli oggetti del mio “La vita nascosta delle cose” (Sabir editore) possiamo permetterci di dire che ci siamo stancati di essere sempre gli stessi, di fare sempre le cose nello stesso modo e possiamo lasciare che sia l’immaginazione (a cui è concessa anche la più impossibile delle alternative) a darci il coraggio di innescare un cambiamento.

Ecco che, allora, da una storia (tra le pagine di un libro) siamo approdati in modo naturale a un esercizio (ve l’ho raccontato nel webinar, ve l’avevo scritto qui), ma con quell’esercizio possiamo aprire un’altra storia, la nostra.

Dopo avervi apparecchiato scheletri e Babau, infatti, vi ritroverete faccia a faccia con molte storie che sono anche un po’ dei format: a volte è il modo in cui sono confezionate, a volte è la miccia che le ha generate… diversi sono i bandoli a cui possiamo risalire per riproporre quel tipo di percorso (con mezzi compatibili col nostro ambiente) e farne fare, almeno in parte, l’esperienza per sciogliere stavolta le nostre matasse.

Non tanto voli di fantasia nel senso astratto del termine, piuttosto molto “saper fare” pratico che si traduce in mappe geografiche ed emotive, leporelli autobiografici, modi per andare sulla luna, orsacchiotti malandati da intervistare.

Un consiglio: se state pensando di portare uno di questi esempi in classe, non perdete l’occasione di costruire l’attività testandola sulla vostra pelle. Solo così andrete incontro alla spietata praticità dei tempi da gestire (quanto tempo mi serve per tagliare degli elementi da combinare piuttosto che portarli già tagliati?

Quanto quel tagliarli fa parte dell’esercizio ed è quindi un passaggio fondamentale da non fare al posto dei ragazzi?).

Solo così vi verranno in mente magari delle varianti. Prendiamo, a questo proposito, nuovamente in mano gli oggetti insofferenti dell’esempio precedente: se lavoriamo solo con oggetti composti da più parti (una moka divisibile in 3 pezzi, un cavo col suo alimentatore in coppia, una lampada composta da lampadina, cavo e struttura), possiamo spostare il ragionamento da un’altra parte.

Che succede se agli oggetti scomposti manca un componente? Sono rotti, non funzionano, ci dicono.

Ma se fotografiamo quei pezzi singolarmente e col disegno li poniamo al centro di una nuova scena, forse possiamo inventare per loro un nuovo ruolo.

Chi lo dice che le cose debbano per forza funzionare in un modo solo?

Se davanti alla realtà avete già una buona predisposizione a questo tipo di switch mentale, se volete conoscere qualche autore, libro, progetto artistico che vi accompagni e vi incoraggi a praticarne sempre di più, potete quindi seguirmi in questa densa chiacchierata.

Al termine, con un po’ di coordinate nuove per spingervi verso terre sempre più lontane, magari sarete in cerca di un’occasione in cui testare subito le idee che vi saranno venute in mente.

Allora vi torneranno utili le parole di Francesco Fagnani (che chiudono questo video e aprono verso il sito del progetto piuunicicherari.it) che introducono il concorso “Come stai? Dillo con l’arte” da portare in classe (in scadenza fra poche settimane).

Ci saranno diverse cornici tematiche all’interno delle quali collocare anche molti dei nostri discorsi e, sì, ora che lo scheletro lo avete anche digerito, sarete pronti anche per quella dedicata proprio alla paura!

Qui potete rivedere il webinar “Indizi e tracce per un’esplorazione foto-illustrata del mondo”

“Gentile come te”: la presentazione è online!

in Esperienze digitali/Protagonisti by
Lunedì 21 dicembre 2020 dalle ore 16:00 ci sarà la presentazione online del libro “Gentile come te”, per parlare di gentilezza nelle scuole secondarie di I grado.

Il 21 dicembre 2020, alle ore 16:00, parleremo di gentilezza e amicizia, con la presentazione online di “Gentile come te”, il nuovo titolo della collana Collilunghi, edita da Librì progetti educativi. E lo faremo con l’autore Fabio Leocata e l’illustratore Massimo Alfaioli.

“Gentile come te” è un libro, scritto sotto forma di diario, che si rivolge direttamente alle ragazze e ai ragazzi della scuola secondaria di I grado, raccontando le vicissitudini di un gruppo di amici alle prese con i problemi di tutti i giorni: l’amicizia, la solitudine, le forme del bullismo, il rapporto con i genitori, la scoperta dell’amore.

Perché leggere “Gentile come te” a scuola?

Con “Gentile come te” – da leggere in classe o proposto come lettura agli studenti – è possibile realizzare in classe un vero e proprio percorso sulla gentilezza: il linguaggio del racconto infatti – rispetto ad altre forme – ha la forza di creare con i lettori una relazione educativa, capace di favorire tra i più giovani l’acquisizione di abilità e comportamenti corretti, di valori quali la gentilezza, il rispetto e la cura verso se stessi e gli altri, l’empatia, la solidarietà, la capacità di ascolto.

La gentilezza diventa quindi un valore, un atto civico consapevole, una bussola per non perdersi, per imparare a crescere insieme.

Cos’ho imparato in questi anni di scuola media? Tre cose. La prima è che ognuno di noi vale molto di più di quello che si mette addosso ogni mattina o del voto che ha sul registro elettronico. La seconda è che se vuoi vivere, e intendo vivere veramente, non puoi evitare ogni tanto di scottarti. La terza è che la cosa più incredibile che ti possa capitare è trovare degli amici che ti accettino per quello che sei, che non ti facciano mai sentire sola. Perché sentirsi soli è la cosa più terribile che ci sia. È come una specie di virus, un male invisibile che ti entra dentro e ti si attacca alle cellule, succhiandoti la vita. (Tratto da “Gentile come te”, Librì 2020)

Per partecipare alla presentazione online, è necessario iscriversi qui: https://register.gotowebinar.com/register/7444379127176542224

Per acquistare “Gentile come te”, lo trovate nello shop del sito Librì Progetti Educativi: https://www.progettieducativi.it/prodotto/gentilecomete/

Gli insegnanti italiani leggono Pinocchio

in Approcci educativi/Protagonisti by

Domenica 8 novembre 2020 dalle ore 15:00, va in scena la seconda edizione della Maratona letteraria Pinocchio. La lettura integrale del capolavoro di Carlo Lorenzini, realizzata dagli insegnanti  e dedicato a loro e a tutti i giovani studenti della scuola Primaria.

Quasi 6 ore di lettura ininterrotta, 82 insegnanti della primaria provenienti da ogni regione d’Italia, una partecipazione che ha unito adulti e bambini. Ma soprattutto un libro, Le avventure di Pinocchio che continua a regalarci grandi emozioni.

Sono questi i numeri della prima edizione della  Maratona letteraria di Pinocchio, un grande evento che torna in scena domenica 8 novembre 2020 dalle ore 15:00, per abbracciare idealmente piccoli e grandi lettori di una storia, quella di Collodi, che acquista un sapore davvero speciale grazie alla viva voce degli insegnanti.

Il successo della prima estemporanea edizione ha spinto Librì Progetti Educativi a trasformare in un evento annuale la maratona letteraria dedicata alle  maestre e ai maestri. Un modo unico e divertente per ricordare – come ci ha detto il professor Nembrini nella sua presentazione alla prima edizione che se vogliamo costruire un mondo migliore dobbiamo ricominciare dai bambini, dalla scuola.

Quale modo più efficace di farlo se non leggendo ad alta voce Pinocchio?

Per seguire l’evento in diretta basta connettersi su maratonapinocchio.it o cliccare qui!

Festeggiare con… i morti!

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Sono tantissimi i paesi e le regioni, in ogni parte del mondo, in cui si celebrano i defunti con feste e cibi insoliti

La festa più famosa è sicuramente Halloween, celebrata il 31 ottobre, che dagli Stati Uniti e il Canada ha conquistato tutto il mondo (anche se la sua origine è celtica); ma sono tante le tradizioni, le feste e addirittura i cibi legati al culto dei morti. In Italia e nel mondo cattolico, la festa dei morti viene per tradizione festeggiata il 2 novembre.

La maggior parte delle feste legate al culto dei morti infatti viene festeggiata vicino all’equinozio di autunno, il momento dell’anno “più buio”, in cui il ciclo calante dell’illuminazione solare diventa metafora del ciclo della vita.

Ma quali sono le tradizioni più famose del nostro Paese legate al culto dei morti?

In molte regioni, per il giorno dei morti, si lasciavano cibo e acqua sulla tavola per accogliere gli spiriti dei defunti, così come si accendevano dei lumini per far loro luce nella notte. Sono tanti anche i dolci legati a questo giorno: gli ossi di morto, la fave dei morti, i bacilli e i balletti, gli stinchetti dei morti, i pupi di zuccaro… ogni regione ha i suoi!

Ecco una testimonianza del maestro Andrea Camilleri sul giorno dei morti.

E nel resto del mondo come si festeggiano i morti? Ecco le tradizioni più famose!

L’abbiamo già detto, la più celebre – grazie anche al cinema – è sicuramente quella festeggiata negli Stati Uniti e in Canada: è Halloween, con la sua zucca intagliata e la lugubre leggenda di Jack o’ Lantern

Durante la sera del 31 ottobre, i bambini si travestono da spiriti e streghe e se ne vanno in giro per le case del quartiere a raccogliere dolcetti.

In Messico si festeggia il Día de los muertos, con canti, festeggiamenti, fuochi d’artificio, maschere e soprattutto le straordinarie sfilate degli scheletri. Solo durante questa celebrazione, gli spiriti dei morti possono raggiungere i vivi; così vengono allestiti altari pieni di fiori colorati. E tra i piatti preparati per l’occasione, non mancano il pane dei morti e i teschi zuccherati. Una festa incredibile, tanto da essere diventata, per l’UNESCO, Patrimonio dell’umanità e recentemente è stata anche protagonista di un film di James Bond!  

E a proposito di cibo, in Guatemala per la festa dei morti viene realizzato un incredibile piatto: il Fiambre, super piccante e con più di cinquanta ingredienti, tra verdure, spezie, affettati e carne.

Un altro piatto particolare è il songpyeon, preparato in Corea in occasione della festa dei morti, chiamata “il grande mezzo”. Durante le celebrazioni, i coreani ritornano nelle case in cui sono nati per festeggiare gli spiriti dei loro antenati. I songpyeon sono torte di riso cotto a vapore, a forma di mezzaluna, con sopra tanti ingredienti diversi.

Infine, in India la festa dei morti è detta Diwali, la festa delle luci. Si accendono lampade per riportare in vita il sole che muore. Durante questa ricorrenza, le sorelle preparano per i propri fratelli un pranzo e un bagno caldo. È un modo per ricordare la nascita dell’umanità, procreata dal dio della morte Yama che si unì alla sorella Yami.

Se vi fosse venuta voglia di organizzare una gita “tematica” vi servirà la Guida ai fantasmi d’Italia con utili indicazioni su dove cercarli e dove… trovarli!!!

Buon compleanno Gianni Rodari!

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Tanti auguri a Gianni Rodari: un maestro che ci ha invitato a  liberarci di tante consuetudini letterarie del passato; ci ha insegnato a spalancare le porte e le finestre alla libertà d’espressione e ha fatto di tutti noi, appassionati di letteratura per ragazzi, dei lettori felici!

Per festeggiare in allegria la data del 23 ottobre abbiamo improvvisato in casa editrice una lettura ad alta voce di “I viaggi di Giovannino Perdigiorno”!

Ecco alcuni consigli di lettura per tutti quelli che non lo leggono da molto tempo e per quei fortunatissimi che non lo hanno ancora letto!

I viaggi di Giovannino Perdigiorno, che racconta le avventure di Giovannino, un viaggiatore curioso che esplora tanti paesi straordinari.

Le favole al telefono, per scoprire da vicino tanti straordinari e divertenti personaggi.

Le avventure di Cipollino, con la storia di un monello che fa piangere chi gli strappa i capelli e un principe acido, cattivo e poco furbo.

La grammatica della fantasia, in cui Rodari parla dei processi della fantasia e delle regole della creazione per renderne l’uso accessibile a tutti.

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Immagine di copertina dal sito ufficiale di Gianni Rodari.

Giornata mondiale dell’insegnante: 6 parole per il prossimo decennio

in Protagonisti by
In occasione della Giornata mondiale dell’insegnante, indetta dall’UNESCO per il 5 ottobre, abbiamo raccolto 6 parole-chiave da docenti di diverso ordine e grado

Pensata e voluta dall’UNESCO nel 1994, la Giornata mondiale dell’insegnante promuove la cultura e l’educazione in tutto il mondo per raccontare una professione che riveste un ruolo così delicato e fondamentale in tutte le società.

Istituita per ricordare la sottoscrizione delle “Raccomandazioni sullo status di insegnante” del 1966, documento di riferimento per i diritti e le responsabilità dei docenti a livello mondiale, è l’occasione per riflettere sulle condizioni, non sempre facili, in cui gli insegnanti spesso devono svolgere il proprio lavoro.

Un ruolo, quello dell’insegnante, che negli ultimi anni è divenuto sempre più centrale grazie anche all’obiettivo 4 dell’Agenda 2030 sottoscritta dalle Nazioni Unite, “Istruzione di qualità”: l’obiettivo indica proprio negli insegnanti quei soggetti fondamentali per attuare, a livello mondiale, un’educazione di qualità, equa e inclusiva per tutti.

Quest’anno più che mai ci sembra importante celebrare questa ricorrenza dando voce proprio agli insegnanti. Abbiamo parlato con tre docenti di diverso ordine e grado, chiedendo loro due parole ciascuno che possano guidare la scuola attraverso le sfide del prossimo decennio.

Carla Caiafa, della scuola primaria, ha raccontato le parole autorevolezza e fiducia.

Autorevolezza: è fondamentale per il presente e per il futuro ripristinare e affermare il ruolo autorevole che gli insegnanti rivestono di fronte alle famiglie e nella società. Essere docenti significa saper trasmettere il sapere, saper educare e valorizzare i propri alunni. Insomma, è un mestiere molto difficile, che può svolgere solo chi ha fatto un percorso di studi ben preciso. Queste figure professionalmente competenti e preparate, quindi, meritano il riconoscimento e il rispetto molto spesso dimenticati.

Fiducia: in particolare per la scuola primaria, è fondamentale stabilire un rapporto di fiducia e di stima reciproca con le famiglie e soprattutto con i bambini, mantenendo molto chiaro e fermo il ruolo che ognuno riveste. Le famiglie devono potersi fidare del lavoro e della figura dell’insegnante a cui “affidano” i propri figli per molte ore al giorno; i bambini devono essere accolti in un clima di serenità che stimola l’apprendimento e la relazione sociale. La figura del docente deve valorizzare le singole individualità, stabilire poche ma essenziali regole e promuovere l’entusiasmo per lo studio cercando strategie varie che “aggancino” l’interesse e la motivazione degli scolari. Bisogna, inoltre, stare sempre molto attenti a rispettare i tempi e le modalità di apprendimento individuali, poiché ogni studente ha una maturazione intellettiva e conoscitiva diversa.

Valerio Camporesi, della scuola secondaria di I grado, ci ha portato le parole individuo e libertà.

Individuo: Nella società di oggi, ”di massa”, essere individui è forse la cosa più difficile. Il continuo afflusso di messaggi e di richiami veicolati dai media tende inevitabilmente a uniformare le coscienze e i comportamenti degli individui, ridotti sempre più a ‘persone’ nel senso latino di ‘maschere’, funzionali e assoggettate a un pensiero unico che non lascia molti spazi di libertà. Questo processo di omologazione in cui siamo immersi – già descritto nel lontano 1919 da Herman Hesse nel suo memorabile incipit di Demian – non poteva non toccare anche gli insegnanti, sempre più costretti ad adeguarsi in modo più o meno conscio a parole, stilemi, modelli imposti dall’alto. Un esempio è quel vocabolario caratterizzato da un lessico quasi imposto ai docenti da ormai troppo tempo, fatto di parole tutte uguali, ripetute, che è riuscito a svuotare di ogni significato vocaboli di per sé nobili come “empatia” e “resilienza”; svuotate perché divenute standard e non il prodotto di un moto individuale. Si pensi anche al dominio culturale del pensiero unico a livello economico, che è riuscito a imporre nella valutazione dell’esame di Stato lo spirito di imprenditorialità, come se un alunno di terza media potesse avere qualcosa a che fare con una simile categoria. Perché un insegnante non può opporsi a una tale aberrazione? E si pensi anche ai modelli imperanti stile Attimo fuggente, sempre estroverso, attoriale in senso quasi clownesco, tanto giovane da dialogare con gli alunni attraverso i mezzi propri dell’uniformazione. È ancora ammesso essere insegnanti diversi, magari vecchio stile, poco o per nulla alla moda? Se anche nel mondo della scuola spingiamo sul pedale dell’uniformazione non potremo avere che un mondo sempre più massificato, fatto di ‘maschere’ incapaci di pensare con la propria testa. Se gli insegnanti sono costretti all’omologazione, molto probabilmente lo saranno anche i loro allievi e la scuola perderà la propria funzione primaria, quella di e-ducere, trarre fuori da ognuno la propria individualità e manifestare il proprio essere un tentativo prezioso e davvero unico.

Libertà: parola strettamente connessa alla prima, e dai significati quanto mai complessi, anche in riferimento al lavoro dell’insegnante. Non c’è traccia, nei nostri paesi avanzati, di quella mancanza di libertà di insegnamento di cui parla il documento dell’Unesco: mancanza terribile, difficile anche solo da immaginare per noi occidentali, e che purtroppo caratterizza le aree più emarginate e sfortunate del globo. Ma nei ‘nostri’ paesi c’è, o rischia di esserci, una mancanza di libertà più sottile, quella che, in base alla malaugurata introduzione del concetto di competitività anche tra le scuole, sempre più in gara ad accaparrarsi iscritti, spinge i dirigenti a premere sui docenti affinché si allineino a determinati parametri, a determinati modi di insegnare e di valutare, più accattivanti verso gli utenti (perché adesso si chiamano così). Le forme di pressione sono state e possono essere le più varie, dalla valutazione agli stili di insegnamento, tali comunque da rischiare di condizionare quella libertà di docenza cui tanto spesso ci si riferisce e di cui parla – e bene – anche la nostra Costituzione. Per valorizzare appieno il ruolo ed il lavoro degli insegnanti occorrerebbe riflettere su come la competizione – questa parola cardine del pensiero unico attuale – possa forse andar bene quando parliamo di gelati o di cellulari ma non di istruzione, un mondo che dovrebbe essere lasciato libero – per l’appunto – da ogni forma di condizionamento affinché possa veramente assolvere alla propria funzione, a quell’educere di cui parlavamo prima.

Francesca Maggi, della scuola secondaria di II grado, ci ha portato le parole ascolto e conoscenze.

Ascolto: è imprescindibile per progettare una scuola rinnovata in grado di reggere la sfida del presente e del futuro; questo del resto si rivela sempre più difficile da prevedere, data la velocità dei cambiamenti che siamo chiamati ad affrontare. Bisogna intanto ascoltare gli studenti: si tratterà, sì, di comprenderne umori ed esternazioni, dunque richieste, ma oggi l’insegnante medio si impegna, fortunatamente, a farlo; ma anche di ascoltare gli stessi docenti, soggetti fondamentali della pratica educativa, perché sanno cogliere i bisogni nei ragazzi e possono riconoscerne le carenze, aiutandoli a non rimanere intrappolati nell’inganno della Rete, che facilmente crea l’illusione di possedere conoscenze, competenze a capacità. Solo premendo un pulsante puoi visualizzare molteplici dati, ma ciò può anche non derivare da un tuo “merito” specifico. La scuola del futuro non dovrà perciò rinunciare ad ascoltare i docenti, perché quello che loro percepiscono, con la passione e l’impegno quotidiani, è qualcosa che i burocrati non sono in grado di cogliere, perché distanti dalle realtà singole e specifiche. Noi docenti abbiamo sempre più netta la percezione di una distanza tra il palazzo e la piazza, di una nebbia (Guicciardini, Ricordi) che deve essere rapidamente diradata.

Conoscenze: credo che la questione della “didattica per competenze” ci sia sfuggita di mano. Gli slogan, utilizzati prima per “risvegliare” le coscienze, possono diventare parole vuote. Non si devono abbandonare le competenze come obiettivi (il loro esplicito riconoscimento è stato un necessario cambiamento rispetto alla scuola del passato). Ma nel tentativo improvvido di sostituire le conoscenze con le competenze, la scuola si è spogliata del suo compito: educare gli studenti a formarsi un bagaglio perenne di conoscenze, da ampliare poi autonomamente grazie alle competenze acquisite. Le conoscenze che davvero possono dirsi tali sono quelle che restano, punto di riferimento duraturo e in fondo i giovani le chiedono, perché solo dall’unione di conoscenze e competenze si crea una sicurezza. Viviamo in un “mondo liquido”, fatto di globalizzazione e digitalizzazione, che possono illudere che non ci si debba più affannare a studiare, ma il punto è un altro. Non si tratta allora di intraprendere una battaglia contro il digitale (comunque strumento di miglioramento e velocizzazione delle operazioni), ma di far emergere la necessità anche di conoscenze apprese con l’impegno costante: perché “non fa scienza, sanza lo ritener, l’aver inteso“.

In copertina: Giulia Orecchia per Librì “Una classe di tutto rispetto”.

Roberto Piumini per Occhiovolante

in Approcci educativi/Protagonisti/Spunti di lettura by
Roberto Piumini
Si chiude in questi giorni il più lungo esperimento didattico (involontario) che la scuola italiana abbia conosciuto. Riceviamo e con gratitudine pubblichiamo due poesie di Roberto Piumini su questo difficile periodo.
Il virus venne, misteriosamente,
e si attaccò, fattivo e silenzioso,
al gran corpo di noi, bruciando fiato
a molti, spaventandoci, filando,
attorno a noi, un bozzolo d’attesa,
sfocata e ottusa, immobile sorpresa.
La macchina mondiale ha scricchiolato,
in un dubbioso brivido, di sé,
e, come feti acerbi, ha generato,
più che di norma, nuove povertà.
Feroci, pronti a prendersi il primato,
si accendono i vaccini, qua e là.

I morti è gente quieta: 
il loro dire, è solo il nostro eco, e loro assenza
è il mancamento della nostra vita,
loro silenzio è la nostra voce
taciuta in faccia al mondo.
I morti sono, sotto la loro quieta apparenza,
l’ansiosa lena del nostro futuro,
la reticenza di felicità,
il sogno balbettante e solitario
che ci guasta la veglia; i morti sono,
l’alta pazienza, la consolazione,
attorno al nostro lamento d’amore.

Roberto Piumini http://www.robertopiumini.it/ è nato a Edolo (BS) ed è autore saggista e traduttore.
Ha scritto racconti, romanzi, fiabe e poesie per bambini, ragazzi e adulti, pubblicati per i maggiori editori italiani ed esteri. È autore di testi per opere musicali e teatrali, trasmissioni tv (L’Albero Azzurro), radiofoniche (Il mattino di zucchero) e cartoni animati. Per Librì Progetti Educativi ha realizzato I giochi coraggiosi (2011) https://www.occhiovolante.it/2017/leggere-un-gioco/ , Batticuore e altre emozioni (2012) e Lo zio diritto (2007)

credits immagine: https://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/laser/Incontro-con-Roberto-Piumini-4289465.html

Leonardo da Vinci: le novità editoriali da portare in classe

in Protagonisti/Spunti di lettura by
Le novità da proporre agli studenti per far conoscere il maestro nato a Vinci e le sue opere (divertendosi)

Leonardo, il genio. Per conquistare definitivamente i giovani e i giovanissimi, accanto a mostre ed eventi in tutta Italia (e anche all’estero), alcune novità in libreria sono davvero godibilissime e imperdibili. Titoli da aggiungere alle “liste” per divertirsi leggendo durante i mesi estivi, ma anche – e soprattutto -per aggiornare con titoli di qualità la biblioteca di classe.

Lisa Monnalisa” di Janna Cairoli e Lorenzo Tozzi, illustrato da Francesca Carabelli, Edizioni Curci

A Leonardo da Vinci e alle sue ingegnose macchine è ispirata questa briosa filastrocca di Janna Carioli, musicata da Lorenzo Tozzi, illustrata da Francesca Carabelli e messa in pagina da Gabriele Clima. Un omaggio in musica che, sollecitando la fantasia dei bambini, diventa via d’accesso alla curiosità e alla scoperta anche grazie alle pagine di approfondimento in fondo al libro. E con il QR code che trovi dentro il libro accedi alla canzone online da ascoltare e ricantare in ogni momento!-

Dicono di me. La Gioconda” di Davide Calì e Marianna Balducci, Hop Edizioni
Un albo strepitoso, che affronta il tema della fama e dell’identità a partire dal quadro più famoso del mondo con scheda finale per approfondire gli aspetti storici e storico-artistici. (Testi asciutti, ironici e sagaci; le espressioni di Monna Lisa esilaranti). Geniale.
Età di lettura: da 7 anni

Leonardo da Vinci. Genio senza tempo” di Davide Morosinotto e Stefano Turconi, Edizioni EL
Leonardo da Vinci: pittore, musicista, inventore insuperabile. Un genio che non ha mai avuto paura di sbagliare, cercando di spingersi sempre un po’ più in là. Le ultime pagine del volume offrono una brevissima appendice con i luoghi o le opere legati al personaggio e sopravvissuti fino a noi. Sintetico, essenziale.
Età di lettura: da 7 anni

La vita (divertentissima) di Leonardo. L’amico geniale di Cécile Alix e Leslie Plée, Sonda Edizioni
Una biografia illustrata, fresca e unica. Un linguaggio diretto, ma ricco di dettagli. Per sapere tutto, ma proprio tutto, sull’amico più geniale del mondo. Divertente e frizzante.
Età di lettura: da 8 anni

io, Leonardo da Vinci. Vita segreta di un genio ribelle” di Massimo Polidoro, Il Battello a Vapore
Polidoro racconta episodi curiosi del genio di Vinci: pregi e difetti, momenti fortunati e sfortunati, uno spirito curioso, il desiderio smisurato di sapere e l’ambizione di affermarsi, capace di superare i propri limiti e affrontare esperienze difficili e avversità. Pacato, puntuale.
Età di lettura: da 10 anni

Le grandi macchine di Leonardo. 40 invenzioni geniali di Davide Morosinotto e Christian Hill, Editoriale Scienza
Sommergibili, aeroplani, automobili, carri armati, ma anche ventilatori, viti, chitarre, gru e calcolatrici: quanti oggetti sno stati immaginati da Leonardo? E ci sono anche schede pratiche per realizzare alcune invenzioni leonardesche. Piccoli ingegneri crescono.
Età di lettura: da 8 anni

Leonardo” di Stefano Zuffi, Feltrinelli Kids
Leonardo racconta la sua vita, le amicizie e le rivalità con gli altri pittori, i successi e i fallimenti, le passeggiate nei boschi, la scrittura alla mancina e i suoi capolavori: tra gli altri la Vergine delle rocce, il Cenacolo, fino alla Gioconda, tanto amata da portarla sempre con sé. Perfetto per chi ama la storia e l’arte.
Età di lettura: da 10 anni

Ma chi era questo Leonardo” di Giulia calandra e Luca Poli, Franco Panini ragazzi
Il testo è semplice e curioso ed è accompagnato da illustrazioni e vignette ironiche. Il primo capitolo contestualizza il personaggio nel momento storico in cui viveva e una scheda mostra i collegamenti con quello che succedeva all’epoca. Nei riguardi del libro troviamo due mappe: la prima fotografa il mondo all’epoca del protagonista e indica i luoghi salienti della sua esistenza; l’altra mostra il mondo ai giorni nostri e segnala dove poter trovare notizie e opere che lo riguardano.
Età di lettura: da 7 anni

Leonardo da Vinci” di Jane Kent, National Geographic Kids
La vita, il lavoro e i successi di Leonardo raccontati in prima persona con testi brevi e semplici, ricchi di aneddoti e curiosità e resi ancor più appassionanti dai coloratissimi e divertenti disegni di Isabel Muñoz
Età di lettura: da 6 anni

Chi era Leonardo da Vinci” di Roberta Edwards
Chi era Leonardo da Vinci? Un bambino solitario, un ospite del re di Francia, un inventore, musicista, ingegnere, scienziato e pittore della famosissima Monna Lisa, e molto altro.
Età di lettura: da 6 anni

Leonardo. Amore ogni cosa vince. Segreti di vita e bellezza” a cura di Gino Ruozzi, Interlinea
Un saggio, una raccolta di aforismi e pensieri (per i più grandi). I temi trattati nell’antologia sono: il tempo; ritratti; anima e corpo; pittori; autori, autorità, esperienza; le scienze; aforismi ed epigrammi; il nulla e l’infinito; brevità; la forza e le forze; l’acqua; il cielo, l’aria, il sole, la luna.

Se non li avete già sono da sfogliare (e acquistare) anche:

“Leo” di Luisa Mattia e Alberto Nucci Angeli, Lapis Edizioni
Autobiografia raccontata da Leonardo bambino. “Leonardo mi chiamo e so giocare. Gioco con la luce, con l’acqua, con il sole e la luna, con il tempo che passa e certe volte scappa e non si fa trovare. Questo mi piace: cercare. Inseguo ciò che si nasconde, scopro ciò che non so”. Delizioso.
Età di lettura: da 6 anni (anche meno, in lettura condivisa)

“Pensa come Leonardo Da Vinci. Giochi per la mente “ di Carlo Carzan e Sonia Scalco, Editoriale Scienza
Un percorso tra narrazione e giochi per la mente, ideato per allenare memoria, concentrazione, creatività e curiosità sulle orme del genio più complesso e poliedrico di sempre. Un libro per “imparare a imparare”.
Età di lettura: da 8 anni

Crediti immagine di copertina: Leonardo da Vinci e Monna Lisa visti da TV Boy. Sticker in Milano, Italy. Picture by Giacomo Zavatteri

Leonardo da Vinci: 500 anni di futuro tutti da sperimentare

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app leonardo
In occasione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, ecco una selezione di mostre, eventi, spettacoli, curiosità e app che conquisteranno (anche) gli studenti (e… occhio alle foto false!)

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Guglielmo Marconi, “papà” (dimenticato) del wireless

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guglielmo marconi
Simone Terreni, autore del volume “Dai segnali di fumo ai social” ci parla di Guglielmo Marconi, lo scienziato italiano che ha cambiato il mondo. Keep Reading

L’inizio di un nuovo viaggio

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