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Perché parlare di Zerocalcare agli adolescenti

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Con “Strappare lungo i bordi” Zerocalcare si fa portavoce di paure e fragilità di un’intera generazione, portando alla luce temi importanti e delicati da affrontare in classe.

Come scriveva nel giugno del 2019 Cinzia Sorvillo su Occhiovolante:

Gli adolescenti hanno paura: paura di sbagliare, paura di essere giudicati, paura dei compagni, paura di non farcela… paura di vivere!

In quell’articolo si parlava di ciò che può spingere un adolescente al suicidio, e ci è tornato subito alla mente dopo aver visto, e apprezzato, la serie di Zerocalcare “Strappare lungo i bordi”, disponibile su Netflix.

Sei puntate da 20 minuti l’una in cui non fare il cosiddetto binge-watching è decisamente impossibile, dal momento che la fine di ogni episodio chiama a gran voce l’immediata messa in onda del seguente.

La trama

Vero e proprio manifesto di una generazione (quella nata tra gli anni ’80 e ‘90), Strappare lungo i bordi è di fatto un viaggio che il protagonista Zero compie alla ricerca di sé, cercando di capire come affrontare una vita aimè non controllabile, neppure tentando di seguire una linea pre-tagliata: il risultato, infatti, è di andare sempre e comunque incontro a fuori programma e lacerazioni.

Zero è accompagnato dalla sua coscienza, un Armadillo che è l’unico – e non a caso – a non essere doppiato dallo stesso Zerocalcare, ma dall’attore Valerio Mastandrea, che non perde occasione per sottolineare le incongruenze e i passi falsi del giovane protagonista.

A far da spalla a Zero la dolce Alice, la ragazza di cui si innamora a prima vista ma – proprio perché bloccato in uno stallo che non gli permette alcun tipo di iniziativa – finge di ignorarne i segnali di interessamento.

Del resto, secondo Zero, non fare niente protegge da qualsiasi eventuale fallimento; vero è , però, che impedisce anche la nascita di un rapporto vero e profondo.  

Infine troviamo gli amici Secco e Sarah, compagni di viaggio non solo metaforico, ma anche fisico di Zero, diretti nel posto in cui in assoluto nessuno dei tre, il protagonista in primis, vorrebbe andare (e qui evitiamo spoiler!).

Perché vedere Strappare lungo i bordi

Si ride, si piange, si viene assaliti da una malinconia assoluta, e si tocca con mano quel profondo senso di inadeguatezza e di fragilità propri della generazione nata a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, oggi adulta e che si ritrova senza punti di riferimento forti. Afferma lo stesso fumettista, a proposito della serie:

Ci hanno insegnato fin da bambini a seguire la linea tratteggiata, a strappare lungo i bordi predefiniti seguendo una strada già stabilita, ma se questo metodo non funziona? Se la linea tratteggiata si perde? Se si sbaglia qualcosa in questo delicato processo, poi che succede?

Nei 6 episodi sono molti i temi (molto contemporanei) trattati: dalla violenza sulle donne al dramma del suicidio, passando per il problema della ludopatia online. Assistiamo poi ad una critica velata al patriarcato, alla precarietà nel mondo del lavoro ma anche a quella esistenziale, tocchiamo tutte le corde della fragilità psicologica e passiamo in rassegna gli stereotipi sociali.

Per questo la serie merita di essere vista – e qui ci rivolgiamo agli insegnanti – anche insieme alla classe, per dibattere e sviscerare tutti questi temi, analizzarli e, tornando all’incipit di questo articolo, far capire ai ragazzi che di fronte a tutte le loro paure, non sono soli.

Che, come ci insegna Zerocalcare, con una buona dose di ironia e saggezza questo mondo può essere affrontato senza venirne sopraffatti, e che se anche a volte lascia delle cicatrici più o meno profonde, la vita è una cosa bella.

Natale è anche… giochi in famiglia!

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12 giochi di Natale consigliati dalla redazione di Librì-Occhiovolante per passare i giorni di festa in appassionati e accaniti confronti e giochi di società. 

Per gli appassionati dei giochi da tavolo, ecco le proposte segnalate direttamente dalla redazione di Librì-Occhiovolante, per passare le feste in famiglia con il divertimento di grandi e piccini. Mettetevi comodi e scopriamo insieme i giochi di Natale più amati!

Lucrezia propone: Cranium

Mi piace perché si gioca divisi in squadre. Ci sono vari giochi in cui ci si sfida: gioco di parole, schizzi a mano libera, attività di investigazione“.
Lo trovate qui!

Cristina propone: Il gioco dell’oca

Semplice e adatto a tutti, anche bambini molto piccoli. Un gioco  che in maniera leggera e metaforica parla di vita, morte e fortuna…
Bellissima la versione totalmente vintage con illustrazioni raffinate e le ochette segnaposto di metallo smaltato (quella blu è per me!)
Lo trovate qui!

Lorenzo propone: Scotland Yard

Una caccia all’uomo appassionante nelle strade di Londra. Questo gioco mi è sempre piaciuto perché si gioca “uno-contro tutti”. A turno si sceglie chi sarà “Mister X” che tenterà di sfuggire alla cattura muovendosi con tutti i mezzi di trasporto londinesi dalla mitica Subway agli autobus a due piani ai caratteristici taxi londinesi. Allo stesso modo tutti gli altri giocatori si muoveranno nella città cercando di bloccarlo e smascherarlo. L’altro aspetto che mi piace molto è la necessità di fare “gioco di squadra” per riuscire a vincere e catturare Mister X”.
Lo trovate qui!

Per chi volesse aggiungere un pizzico di esotismo c’è la versione ambientata a Venezia. Fra calli, ponti  canali, catturare Mister X sarà ancora più appassionante.

Carlo propone: Trivial

Solo per chi come me 😉 possiede una cultura enciclopedica e una passione per la competizione”.
Lo trovate qui!

Katty propone: Il gioco della vita

“Mi piace e soprattutto è piaciuto tantissimo ai miei bambini perché è semplice, è una metafora della vita, e perché per vincere bisogna adottare dei cuccioli (cosa che nella vita reale non posso fare!)”.
Lo trovate qui!

Michele propone: Puerto Rico

“Se vogliamo uscire dai soliti giochi da tavolo (risiko, gioco dell’oca, monopoly, etc.) e affacciarci sul complesso mondo dei Boardgame “alternativi”, che poi tanto alternativi non sono, consiglio Puerto Rico. Gioco di impostazione tedesca, cioè dove tendenzialmente il caso è quasi del tutto assente, in cui ogni giocatore si trova a gestire una colonia caraibica. Ogni turno dovrà scegliere un ruolo diverso, che permette di fare azioni diverse, con il fine di sviluppare la propria colonia e spedire merci alla madrepatria; tutte azioni che permettono di ottenere punti per vincere la partita”.
Lo trovate qui!

Marta propone: Taboo

“Mi piace perchè sembra un gioco un po’ intellettuale sul trovare sinonimi e parafrasi … ma si trasforma in un attimo in un delirio caciarone!”.
Lo trovate qui!

Arianna propone: Concept

“Insieme a MonopolY… i grandi classici delle risse familiari delle feste”.
Lo trovate qui!

Irene propone: Twister

“Purtroppo non ho più l’elasticità di una volta ma consiglio senz’altro il tappetino di Twister. Un gioco ginnico (aerobico e contorsionistico) ideale a Natale… per digerire il panettone”.
Lo trovate qui!

Roberta propone: Saltinmente

“Mi piace perché mi riporta alle ore di supplenza in cui di nascosto giocavamo a “Nomi-Cose-Città”.
Lo trovate qui!

Fabio propone: Cluedo

“Atmosfera inglese per un altro classico gioco per 3-6 giocatori. Dove è avvenuto il delitto, con quale arma e soprattutto, chi è l’assassino?  Con Cluedo viene riproposto in forma di gioco un classico della letteratura poliziesca: il “mistero della camera chiusa“ che i maestri  E. A. Poe e Agatha Christie hanno esplorato in maniera virtuosistica nei loro romanzi. Cluedo mi piace perché permette di immedesimarsi in uno dei sei protagonisti del gioco e immergersi nella atmosfere del giallo per scoprire l’unica soluzione corretta fra le 46.656 combinazioni che il gioco consente ogni volta”.
Lo trovate qui!

Silvia propone: Dixit

“Un gioco di carte e narrazione che stimola fantasia, creatività ed estro dei partecipanti, conducendoli in un viaggio poetico e onirico: incredibili le associazioni che si possono fare interpretando liberamente i bellissimi disegni delle carte! Dagli 8 anni in su.”
Lo trovate qui!

Buone feste da tutti noi, in compagnia di questi (e altri!) giochi di Natale!

Foto di copertina by Noémie Cauchon on Unsplash

Prendila con… FILOSOFIA!

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Il terzo giovedì del mese di novembre si festeggia la Giornata Mondiale della Filosofia: scopriamone di più!

Indetta dall’UNESCO nel 2002, la Giornata Mondiale della Filosofia vuole evidenziare l’importanza di questa disciplina per la formazione dei giovani, in quanto incoraggia lo sviluppo di un pensiero critico ed indipendente.

Questa disciplina, inoltre, contribuisce a una migliore comprensione del mondo, aiutando a cercare le risposte a tutti i grandi quesiti dell’uomo: chi siamo? Dove andiamo? Qual è il nostro scopo? Infine, richiama valori fondamentali come la libertà, l’eguaglianza, la democrazia e la pace.

Già in passato abbiamo avuto modo di affrontare l’argomento, facendo 4 chiacchiere con Antonio Vigilante, professore di filosofia (trovi qui l’intera intervista).

All’epoca, era il 2019, il professor Vigilante affermò che:

La filosofia è un acido gettato sulle cose allo scopo di essenzializzarle, metterle alla prova, rivelarne la natura (o l’assenza di natura).

Qualcosa che, agli occhi degli studenti della sua classe di quarta, destabilizza in quanto toglie qualsiasi certezza; del resto, è l’assenza stessa di certezze che spinge l’uomo alla continua ricerca!

E se siamo tutti consapevoli di quanto la tecnologia assorba sempre di più qualsiasi aspetto della nostra vita, è anche vero che la filosofia appare necessaria per fornirci gli strumenti grazie ai quali non solo approcciarsi alla tecnologia, ma anche renderci diversi, e per questo più forti, di qualsiasi mente robotica!

In un altro nostro articolo del 2017, infatti, scrivevamo proprio che:

Lo studio della filosofia deve servire a invitare i bambini e i ragazzi a riflettere e a confrontarsi su questioni di qualsiasi tipo: concetti astratti e concreti, temi importanti e marginali. Il dibattito e il confronto possono diventare parte del bagaglio di esperienza di qualsiasi alunno. La filosofia può riacquistare un ruolo centrale in questo diventando uno strumento privilegiato per l’acquisizione del famigerato “problem solving”.

Condividiamo infine volentieri un video di appena 10 minuti in cui l’autore, il Filosofo Joe, con l’uso di un linguaggio semplice e di disegni colorati, ci racconta tutta (!) la storia della Filosofia: un interessante ripasso per gli studenti o gli amanti della materia!

Per chi volesse approfondire l’argomento, qui qualche consiglio di lettura.

Foto di copertina by Tingey Injury Law Firm on Unsplash

Giornata internazionale dello studente e della studentessa

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Cos’è e perché si festeggia la giornata internazionale dello studente e della studentessa, e perché oggi, più che mai, è necessario lavorare in classe sul concetto di diversità come ricchezza.

Quello allo studio è un diritto inalienabile e fondamentale per formare personalità e pensiero di un individuo. Per questo ci teniamo a ricordare che mercoledì 17 novembre si festeggia la giornata internazionale dello studente e della studentessa.

Una giornata istituita nel 1941 dal Consiglio internazionale degli studenti di Londra, al fine di rivendicare il diritto allo studio e il diritto degli studenti ad esprimersi.

Ma perché proprio il 17 novembre?

La rete ci viene in aiuto, raccontandoci la storia dello studente cecoslovacco Jan Opletal.

Ucciso da un’arma da fuoco durante una manifestazione del novembre del 1939, il suo corteo funebre di migliaia di studenti, si trasformò presto in una manifestazione anti-nazista, con conseguenze tragiche.

Le autorità naziste chiusero tutti gli istituti di istruzione superiore e arrestarono e deportarono 1200 studenti.

Il 17 novembre, infine, nove fra studenti e professori furono giustiziati senza processo.

Ecco perché proprio il 17 novembre si festeggia la giornata internazionale dello studente e della studentessa, perché è in questa data che furono giustiziati lo studio e la libertà d’espressione.

Diversità è ricchezza!

La grande eterogeneità degli studenti costituisce una preziosa ricchezza.

Ci muovessimo in un gruppo di persone identiche a noi, non si imparerebbero l’empatia, la pazienza, la comprensione: concetti essenziali per vivere in una comunità!

A questo proposito vi presentiamo un’ attività dal titolo “IDENTITA’”, tratta dalla guida per gli insegnanti della campagna educativa Più unici che rari, realizzata in collaborazione con Sanofi Italia.

Più unici che rari

L’occasione della giornata internazionale dello studente e della studentessa è perfetta per ricordare questa campagna, che ha avuto come obiettivo quello di raccontare il valore della diversità.

Questi tratti di unicità, come ha spiegato nella prefazione Marcello Cattani, Country Lead e Amministratore Delegato di Sanofi Italia:

Possono essere trasformati in opportunità, qualità e talento per arricchire se stessi e le altre persone.

Se la società tende a non comprendere, non accettare ed emarginare le diversità, l’individuo tende invece a nasconderle, per vergogna o paura.

La campagna educativa vuole raccontare le differenze (…) per poter affrontare in classe, in maniera propositiva, il tema dell’identità, dell’affermazione del sé e dell’inclusione.

Proponete quest’attività agli alunni della vostra classe, festeggiando insieme a loro la giornata internazionale dello studente e della studentessa! Buon lavoro!

Foto di copertina by by Chang Duong on Unsplash

Teatro Ragazzi: perché è fondamentale per le giovani generazioni

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Vivere, accanto ai propri compagni di scuola o alla famiglia, emozioni formative e stimolanti per la mente, attraverso la fruizione di uno spettacolo teatrale che diverte, intrattiene, fa riflettere: è la potenza del teatro ragazzi!

Prima di avventurarci nel Teatro ragazzi, ricordiamo che in questo articolo avevamo parlato dell’importanza del FARE teatro, soprattutto per le giovani generazioni:

Fare teatro è un’esperienza che coinvolge, fa riflettere, emoziona, avvicina agli altri; che siano le emozioni dei compagni sul palco, o l’empatico sentire del pubblico in ascolto.

Non è da meno, dunque, il “vedere teatro” che, nel caso in cui abbia come pubblico quello dei bambini, delle scuole e delle famiglie, con linguaggi e metodologie proprie dell’infanzia e dell’adolescenza, prende il nome di Teatro ragazzi.

Un po’ di storia

Mentre il teatro di figura e il teatrodanza si autodefiniscono in base agli elementi linguistici utilizzati, e il teatro sperimentale o di avanguardia lo fanno in base alla metodologia, il teatro ragazzi si autodefinisce in base al pubblico.

Nato inizialmente in Europa come fenomeno teatrale, il teatro ragazzi rappresenta, soprattutto in Italia, un vero e proprio genere teatrale, comprendente diversi tipi di spettacoli ed espressioni artistiche: il teatro d’animazione, il teatro dei burattini, il teatrodanza.

Il teatro ragazzi contemporaneo nasce in Italia alla fine degli anni sessanta come vero e proprio movimento, proprio in rapporto ai cambiamenti culturali dell’epoca, i quali portano ad un nuovo modo di concepire la scuola e il teatro, fondendo il teatro ragazzi con il teatro ‘per ragazzi’ e, attraverso il lavoro di alcuni operatori, esce dalla scuola e diventa autonomo, adottando stilemi propri, con un linguaggio al servizio dell’immaginario del bambino.

Perché è importante?

Dalle semplici fiabe – comunque portatrici di determinati valori – a spettacoli che mettono al centro temi civili forti, in grado di aiutare a comprendere meglio il presente e dunque a dare un senso al mondo: quella teatrale è un’arte che stimola sia la fantasia che il pensiero critico, aprendo alla diversità, sviluppando empatia.

Diffondendo la bellezza, l’arte e la cultura, il teatro è un veicolo sociale potentissimo, portatore di messaggi positivi.

Il teatro ragazzi ha dunque una grande utilità formativa, offrendo strumenti utili a capire e a dare un senso al proprio io e alla comunità: la scrittura, il movimento, il suono, l’immagine… tutto si fa veicolo di un sapere che attraverso la voce/il gesto dell’attore passa allo spettatore.

Pubblico di adulti e di ragazzi: quali le differenze?

Più estraneo alle forti emozioni, il bambino accoglie con entusiasmo ciò che gli viene mostrato, e più di un adulto si lascia andare alle esternazioni delle proprie emozioni: il riso, la paura, la commozione… tutto ciò che come pubblico il bambino riceve, lo restituisce a sua volta, raddoppiandone la potenza!

Teatro ragazzi: dove andare a vederlo?

Molte in Italia sono le compagnie specializzate nel Teatro ragazzi; ecco di seguito un elenco di alcune di queste, dove poter trovare il programma della stagione dedicata al pubblico delle giovani generazioni:

TEATRO DEL BURATTO MILANO
TEATRO DELLA TOSSE GENOVA
TIB TEATRO BELLUNO
TEATRINO DEI FONDI SAN MINIATO (PISA)
VENTI LUCENTI FIRENZE
KANTERSTRASSE TERRANUOVA B.NI (AREZZO)
FONTEMAGGIORE PERUGIA
TEATRI DI BARI
TEATRO LIBERO PALERMO

Foto di copertina by Barry Weatherall on Unsplash

Come capire la chimica? Con la tavola periodica!

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Grazie a Keith Enevoldsen e alla sua tavola periodica rivisitata, possiamo vedere come gli elementi di chimica vengono in realtà usati nella vita di tutti i giorni!

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Antartide: lo scioglimento non si arresterà.

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Ricordate quando 4 anni fa avevamo dei timori sulla situazione in Antartide? Purtroppo sono stati confermati. Keep Reading
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Docufilm Basta Compiti: un film scomodo, una scelta possibile

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compiti
Quattordici insegnanti raccontano la loro didattica “a compiti zero”. Presentato a Iglesias in prima nazionale, il film ora sta girando l’Italia

Christian è uno straordinario maestro di Iglesias. Lo abbiamo incontrato per caso 2 anni fa, a Luglio 2017, a Sant’Antioco, nel Sud della Sardegna, quando abbiamo cominciato la prima giornata di riprese del film BASTA COMPITI. Intervistato al volo Christian ci disse che era fondamentale “valorizzare quelli che sono i sogni, le abitudini, i giochi di questi ragazzi” e “come si potrebbe trasformare quell’energia anche all’interno della scuola. Se i bambini si dovessero annoiare non è un problema loro ma nostro come insegnanti, quindi noi dobbiamo metterci in discussione”. A maggio 2019, il film BASTA COMPITI ha avuto la sua prima nazionale proprio a Iglesias dove Christian, vedendolo per la prima volta, lo ha definito un “film scomodo”.

Questo mi ha fatto ripercorrere un po’ tutta la storia di come il film è nato, si è sviluppato, è cresciuto ed infine è stato realizzato. Il film nasce dal mio impegno nel gruppo Facebook Basta Compiti (che conta attualmente più di 13.000 membri) e dalla voglia di trovare un altro mezzo per comunicare l’idea che una scuola senza compiti non solo è possibile, ma è alla portata di qualunque insegnante che voglia intraprendere questa strada alternativa. D’accordo con Maurizio Parodi, lo studioso e dirigente scolastico creatore del gruppo, e grazie all’entusiasmo del giovane regista Rossano Dalla Barba, abbiamo cominciato ad immaginare quali potevano essere gli elementi fondamentali da inserire in un film e contemporaneamente lanciato un crowdfunding per una raccolta fondi che ci permettesse di sostenere il progetto. Pur con tante difficoltà, come detto, il film è stato completato e ha cominciato a girare l’Italia ed è proprio in questi primi incontri, in queste prime proiezioni, che ho ripensato alla definizione che Christian ci aveva dato: il suo essere “scomodo”. È scomodo perché siamo riusciti a NON mettere nel film i lamenti e i disagi, peraltro conclamati, di genitori, nonni e parenti che il problema del “far fare i compiti” ai bambini e alle bambine lo vivono ogni giorno, con sofferenza.

È scomodo perché, al contrario, dà voce alla speranza, alla speranza che sia possibile, ed è possibile, una scuola in cui gli/le insegnanti non assegnano MAI i compiti a casa, né durante la settimana, né durante il fine-settimana, né durante le vacanze. È scomodo perché questa speranza non viene trasmessa astrattamente, ma è incarnata nei volti e nelle parole di quattordici reali insegnanti “a compiti zero” (di ogni ordine e grado) che, quotidianamente, nella condizione attuale della scuola, con tutte le problematiche note e meno note, praticano una didattica diversa, inclusiva, collaborativa ma soprattutto senza invadere il tempo a casa dei bambini e delle bambine e delle loro famiglie. Sono quattordici ma non sono mosche bianche: rappresentano idealmente più di ottocento insegnanti che in tutta Italia, oggi, hanno lo stesso tipo di approccio.
È scomodo perché i ragazzi e le ragazze affidati a tali insegnanti hanno percorsi scolastici regolari, spesso eccellenti, a riprova che i compiti non sono necessari per apprendere. È scomodo infine perché il suo titolo non è uno slogan, ma una pratica possibile, un’opportunità praticabile. È un film che parla a tutti e a tutte, non solo agli insegnanti e agli addetti ai lavori.

L’abolizione dei compiti a casa, infatti, non è una guerra ideologica né tantomeno una battaglia contro gli insegnanti. Al contrario. È una rivoluzione culturale con la quale gli insegnanti ritrovano il proprio ruolo, le famiglie ritrovano i propri tempi e i bambini e le bambine ritrovano i propri diritti. E Nina, la bambina che ci accompagna malinconicamente, facendo compiti lungo tutto il film, alla fine, guardando il sole, ci vuole soltanto dire che, a casa e insieme alla sua famiglia, lei vorrebbe “imparare la vita”.

Riferimenti e contatti per organizzare proiezioni:
email: associazione@giocovunque.it tel. 338 8180274

Credits immagine: Tommaso Chiarolini

Parco divertimenti a impatto zero? In Veneto!

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osteria ai pioppi impatto zero
Sono oltre quaranta le attrazioni costruite pezzo per pezzo da Bruno Ferrin in 45 anni nel suo boschetto di pioppi a Nervesa della Battaglia: tutte meccaniche, sfruttano le leggi fisiche, sono omologate e davvero a impatto zero perché … non inquinano!

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Informatica senza computer, e l’insegnante si arrangia

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Cosa non si fa per gli studenti, e questo vale in tutto il mondo. Quando uno non ha i mezzi se li inventa, così ha fatto un insegnante di informatica ghanese

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La storia dell’esplorazione spaziale in una sola mappa

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Tutte l’esplorazione spaziale umana in una sola infografica, un viaggio visuale nella storia della astronautica delle navi e delle imprese

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Onkalo, come sarà l’umanità fra centomila anni?

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Onkalo “il buco” si trova sull’isola di Olkiluoto in Finlandia, non lontano da Helsinki. E ospiterà il primo deposito permanente di scorie nucleari

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Il mondo nascosto dei dati geografici

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Delle stupende mappe che rivelano una geografia che non avete mai visto, un hobby da specialista di dati trasformato in arte da Robert Szucs

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Le meraviglie ghiacciate delle cascate del Niagara

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L’incredibile ondata di freddo ha trasformato le già spettacolari cascate del Niagara in un bianco spettacolo per chi è abbastanza fortunato (e temerario) da trovarsi lì

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50 anni di linguaggi per bambini e 5 app per insegnare il coding

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Oggi 4 dicembre sono passati 50 anni dalla nascita dei linguaggi per i bambini, parliamo del doodle di oggi e quali app possiamo usare per insegnare il coding ai bambini

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La biblioteca futuristica in Cina che conta 1,2 milioni di libri

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La cina ha inaugurato una super biblioteca all’inizio di questo mese. La Tianjin Binhai Library è situata proprio fuori da Pechino. 

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Maker Faire, il mondo dell’innovazione in fiera

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Maker Faire, il più importante spettacolo al mondo sull’innovazione, è a Roma dal 1 al 3 dicembre, non perdetevi tanti eventi dedicati alle nuove tecnologie

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Come creare flashcard per attività didattiche: Flippity

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Intuitivo, rapido e comodo, Flippity permette velocemente di creare delle attività facili da condividere e accessibili per gli alunni. Vi spieghiamo come fare

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Ripetere fa bene o male? Uno studio sfata qualche mito

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A quanto pare le ore passate a ripetere non erano poi così utili. La ripetizione avrebbe dei benefici solo all’inizio, poi diventerebbe persino dannoso

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La carezza dei venti secondi, uno strumento magico!

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Marta Tropeano ci parla dell’importanza della tenerezza e della carezza nello sviluppo dei bambini nei primi anni di vita e oltre

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Didacta: stampa 3d e bracci robotici, l’intervista con Alessandro Papaleo

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Ultima intervista della serie Didacta con Alessandro Papaleo co-fondatore di 3DiTALY, azienda che si occupa di stampa 3d e robotica industriale

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Parlare con i fischi, la lingua che sopravvive da due millenni in Grecia

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Praticamente tutti diamo per scontato la parola come principale strumento di comunicazione. Che sia poi declinata in lingue diverse rimane nella nostra mentalità il pilastro della società umana basata sul dialogo. Eppure esistono molti modi di comunicare. Gli animali ne sono una prova esemplare, certo non possiamo paragonarli alla complessità delle conversazioni umane.

Al di là delle migliaia di lingue diverse che si basano sempre sulla composizione di suoni in parole, esistono altre forme di comunicazione altrettanto importanti, forse la più famosa è la lingua dei segni, ma in Grecia persiste un tipo di linguaggio ancora più bizzarro: la lingua dei fischi.

In un’isola nel sud della Grecia, Eubea, limitata nel piccolo villaggio di Antia, resiste da 2000 anni una lingua straordinaria che assomiglia molto al fischio degli uccelli (tanto che i merli locali la imitano). Il piccolo borgo abitato da appena dieci abitanti è arrampicato sul monte Ochi, talmente piccolo che non è neppure registrato dai navigatori. Per raggiungerlo occorre prendere la strada verso Karystos, ma non sarà difficile da trovare, basterà tendere l’orecchio e ascoltare i fischi dei suoi abitanti.

La lingua si chiama Sfyria, trae origine dai pastori della zona che la usavano per comunicare da una parte all’altra della valle. Fu scoperta dagli esperti solo nel 1969, dopo che un incidente aereo aveva portato attenzione sulla zona.

Questo strano modo di comunicare è stato tramandato per generazioni ma oggi rischia di essere perduto per sempre. Da 250 persone che la utilizzavano sono rimaste solo in 37, dei quali molti sono anziani e non più in grado per un motivo o per un altro di riprodurla.

Anche impararla non è una faccenda semplice. Ci vogliono ben 7 anni di studio ed esercizio continuo. Cominciando da piccoli è molto più facile.

La lingua dei fischi di Antia non è l’unica, ce ne sono altre nel mondo, come in Turchia, in Cina, in Messico e nelle isole Canarie. Quella di Antia ha il triste primato di essere la lingua con meno parlanti in Europa.

Per questo è stata inserita nella lista delle lingue da preservare dall’Unesco e molti ricercatori stanno viaggiando verso il borgo per registrarla e conservarla prima che sia persa per sempre.

Fonte:

https://www.helloworld.it/cultura/lingua-fischi-2000-anni-borgo-grecia

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La prima delle 4 interviste per la serie Didacta: Roberto Rosaschino, EMEA Education Manager per Acer. Nuove tecnologie per trasformare la scuola

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Uno studio porta avanti l’idea controtendenza che il livello di complessità dei messaggi che scriviamo sui social network sta aumentando invece di diminuire

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L’iniziativa a favore delle biblioteche scolastiche: IoLeggoPerché

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Come la cultura pop può aiutare l’insegnamento

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