attività da fare a casa

Api e biodiversità: attività per bambini, che strizzano l’occhio all’ambiente!

in Attività in classe/Zigzag in rete by

In occasione delle giornate mondiali delle Api e della Biodiversità, alcune proposte di giochi ed attività educative per imparare fin da piccoli ad avere cura dell’ambiente!

Per tutti coloro che hanno a cuore api, farfalle, piante e più in generale l’ambiente, si avvicinano 2 giornate molto importanti!

Si festeggia infatti il 20 maggio la Giornata Mondiale delle api, mentre il 22 maggio ricorre la Giornata Mondiale della biodiversità.

Giornata mondiale delle api

Scopo della ricorrenza è sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza degli impollinatori, sulle minacce che questi quotidianamente affrontano (pesticidi al primo posto) e sul loro contributo allo sviluppo sostenibile. Le api (ma non solo), consentono infatti a molte piante di riprodursi, comprese numerose colture alimentari.

Cliccando qui è possibile consultare e scaricare tanti laboratori e giochi a tema api: sono utili per far familiarizzare i bambini con questi preziosi impollinatori, insegnando loro a rispettarli e a prendersene cura!

Video Party

Altra proposta di attività educativa originale legata al tema delle api, e che esce dall’ambiente classe, è quella di guardare il documentario “Un mondo in pericolo”, disponibile su Prime Video, nella modalità “Video Party”.

In questo modo è infatti possibile condividerne la visione con un massimo di 100 partecipanti, e chattare in contemporanea per discuterne i contenuti!

Giornata mondiale della biodiversità

Dal 22 maggio 1992 (approvazione del testo della Convenzione per la Diversità Biologica), le Nazioni Unite hanno istituito la Giornata Internazionale per la Biodiversità.

Lo scopo è quello di evidenziarne l’importanza, ponendo l’attenzione sulle azioni che chiunque può e deve fare ogni giorno per conservare e condividere equamente la natura e i suoi benefici.

A proposito di biodiversità, qui puoi trovare un bell’esperimento educativo per bambini. ll MacaKit  è infatti un kit per allevare le farfalle Macaone dentro casa, vederle trasformarsi da bruco a farfalle e poi lasciarle libere nella natura! Un’esperienza affascinante per tutte le età, per imparare fin da piccoli a rispettare e avere cura dell’ambiente.

Scopri qui la nostra campagna dedicata al tema dell’ecosostenibilità!

Foto di copertina by Kunal Kalra on Unsplash

Attività: realizziamo un manufatto in galalite!

in Attività in classe by

Scopriamo come ottenere dal latte una plastica da modellare, ovvero la galalite, attraverso un esperimento chimico rapido e divertente, perfetto anche da fare in classe!

Come indicato dal suo nome (dal greco gala=latte e lithos=pietra), la galalite è una materia dura, fabbricata a partire dal latte.

Antesignana della plastica, la galalite è ancora oggi utilizzata per realizzare oggetti come bottoni, spille e penne; il suo aspetto è simile a quello del corno, del guscio di tartaruga, dell’ avorio, della madreperla e del corallo, senza però andare a colpire gli animali o l’ambiente (stesso motivo, poi, per cui è nata la plastica). Ecco perché la galalite ci piace così tanto!

A chi si rivolge l’attività

L’attività è particolarmente adatta ad una classe prima di scuola secondaria di primo grado!

Temi affrontati

  • La materia
  • Il calore e la temperatura
  • Le basi della chimica

Finalità dell’attività

  • Distinguere un fenomeno fisico – che non altera la materia – da un fenomeno chimico, che al contrario comporta una trasformazione della materia
  • Conoscere i passaggi di stato (solido | liquido | gassoso | plasmatico)
  • Comprendere l’azione del calore sugli stati di aggregazione della materia
  • Saper eseguire una reazione chimica
  • Pianificare le diverse fasi per la realizzazione di un oggetto, impiegando materiali di uso quotidiano

Di cosa abbiamo bisogno?

  • latte scremato (un bicchiere)
  • aceto bianco (3 cucchiai)
  • colino
  • recipiente
  • 1 forchetta
  • stampi per biscotti
  • Carta da cucina

Tempi

  • Realizzazione: 30 minuti ca.
  • Attesa: 4-5 giorni ca.

E ora… mani in pasta!

  1. Scaldare il latte, spegnendo pochi secondo prima di raggiungere l’ebollizione
  2. Aggiungere l’aceto e mescolare. Mescolando costantemente, osservare che il liquido tende a separarsi. In questo modo si formerà la cosiddetta “cagliata”, una sostanza bianca e gommosa
  3. Procedere a separare la parte liquida (cioè il siero del latte, che non ci serve) da quella solida, utilizzando il colino e il recipiente, e schiacciando bene con una forchetta, per scolare bene il composto
  4. Asciugare il composto ottenuto con della carta da cucina
  5. Inserire il composto ottenuto all’interno dello stampo per biscotti
  6. Rimuovere il composto dallo stampo, con delicatezza
  7. Aspettare 4-5 giorni, o almeno fino a che la formina ottenuta non si è indurita: è possibile velocizzare l’attesa sistemandola sopra un radiatore acceso  
  8. Terminata l’attesa, il manufatto è pronto: con un tocco di pittura acrilica è possibile decorarlo e personalizzarlo

Osservazioni

  • Per far rapprendere (“cagliare”) il latte, si usa solitamente un caglio composto da enzimi di origine animale, vegetale o microbica; noi abbiamo utilizzato l’aceto! Nell’esatto momento in cui lo abbiamo aggiunto al latte, questo ha coagulato, formando immediatamente tanti piccoli pezzi di caseina, simili a neve!
  • Passati 4-5 giorni, una volta che il composto è diventato duro, rimane però oleoso, tanto da essere necessario strofinarlo con carta da cucina. 

Conclusioni: cosa abbiamo imparato?

  • Se desideriamo ricavare dal latte una materia plastica, dobbiamo mescolare insieme latte e aceto bianco; attraverso il calore, questi due semplici ingredienti danno vita ad un vero e proprio effetto chimico.
  • Mescolato al latte caldo, l’aceto ha fatto immediatamente separare le proteine dalla parte liquida del latte, proprio come avviene per creare il formaggio.
  • Il composto che ne deriva è morbido e modellabile: una volta che il liquido residuo è evaporato, le sue dimensioni sono rimpicciolite, e la sua consistenza è molto dura e simile alla plastica.

Foto di copertina da http://www.newoldcompany.com/en/buttons/galalite/

Sbadiglia la Città: a caccia di storie sonnacchiose anti-noia

in Approcci educativi/Arte in galleria/Attività in classe by
Con Marianna Balducci ci avventuriamo in una nuova attività anti-noia in giro per la città!

La nuova avventura anti-noia di Marianna Balducci, qualche tempo fa avevamo già immaginato un laboratorio che ci portasse a guardarci intorno, “educando lo sguardo“.

Con il freddo che ci circonda e ci intorpidisce e tutto il tempo trascorso tra le mura di casa, capita di sentirsi un po’ come gli animali in letargo. Le giornate iniziano ad allungarsi, ma ancora troppo poco, le occasioni per incontrarsi scarseggiano e, sempre più spesso, siamo costretti a dare forma a porzioni di tempo vuoto, pesante e, diciamolo, noioso… Proviamo con un’attività anti-noia, prima di cedere nuovamente alla sonnolenza invernale.

Proviamo per un momento a fare quello che facciamo di solito insieme in questo appuntamento: capovolgere il punto di vista.

Un’attività anti-noia: a caccia di sbadigli nella città!

Siamo sicuri di essere solo noi quelli annoiati? 

“Erano mesi che nessuno usciva più se non per necessità o per qualche rara eccezione. La Città era sempre più silenziosa, i cittadini impegnati a convivere con nuovi ritmi e presi da nuove preoccupazioni non le prestavano più le attenzioni di un tempo e si limitavano a lanciarle sonnolente occhiate dalla finestra o frettolosi sguardi al rientro dalle loro occupazioni, giusto il necessario per non inciampare in qualche imprevisto. 

La Città ci aveva pure provato a piazzarlo qua e là, qualche imprevisto: un sanpietrino fuori posto, una perdita nel rubinetto della fontana in piazza, un barile da osteria nel mezzo del vicolo… Ma niente. Nessuno notava più nien-te. 

È così che è iniziata ed è stata da subito contagiosa. No, per fortuna, non era un contagio pericoloso, ma di certo sembrava inarrestabile. Di cosa parlo? Di una luuunga, disteeesa, plaaacida, sonnacchiooosa catena di… sbadigli!”

Vi assicuro che questa storia è vera. Se non mi credete, uscite voi stessi a controllare. Vi servirà una macchina fotografica (o un cellulare), una certa conoscenza delle forme tonde e tondeggianti (come andate in geometria?) e una eroica resistenza agli sbadigli che, lo sapete, si appiccicano addosso appena li captiamo anche solo da lontano.

“La Città impigrita sbadigliava continuamente. Qualche volta sembrava accennare un piccolo sforzo a mettere almeno una mano davanti alle sue bocche, come vuole la buona educazione, ma quelle si spalancavano senza preavviso ad ogni angolo. 

Non la si poteva biasimare, in fondo. Non vedendo più nessuno in giro, aveva iniziato ad annoiarsi davvero tantissimo. Prima che i brutti pensieri prendessero il sopravvento (“E se mi avessero abbandonata per sempre?”), aveva deciso che un sonnellino magari le avrebbe fatto pure bene, che la siesta in certi paesi è quasi un’istituzione, che tanto aveva il sonno leggero e presto si sarebbe ripres….zzzzzzzz.”

Mi raccomando, fate piano. Quando vi muoverete per le strade a caccia di sbadigli, siate rispettosi.

A nessuno piace essere svegliato di soprassalto, neppure alle Città.

Il vostro campionario di sbadigli cittadini dovrà essere il più completo e scrupoloso possibile. Ci sono sbadigli di alto profilo come quelli delle facciate delle case piene di finestre, sbadigli tunnel che ti ci perdi dentro tanto sono profondi come quelli delle grondaie, sbadigli minimi come quelli dei tombini che non aprono troppo la bocca per non far cascar dentro qualcuno.

Schedate tutti gli sbadigli urbani che riuscirete a trovare, prendendo appunti su tipologia, qualità e intensità (non dimenticate di scrivere dove li avete incontrati).

Tornati a casa, stampateli per poterli archiviare al meglio e completate le fotografie aggiungendo occhi e dettagli e trascrivendo i vostri appunti. 

“La Città era sicura di aver sognato: un mucchio di piedini e diverse paia di occhi curiosi dotati di strampalati dispositivi l’avevano percorsa in lungo e in largo. All’inizio le erano sembrati molto invadenti e l’avevano fatta sentire un po’ in imbarazzo (sembravano lì a coglierla di sorpresa ogni singola volta che le scappava uno sbadiglio…), ma poi le erano sembrati anche così familiari. Le ricordavano dei cari amici che non venivano a trovarla da un po’. Si era perciò ripromessa che, una volta sveglia del tutto, anche lei si sarebbe guardata intorno con maggior attenzione, per poterli riconoscere e così ritrovare.”

Caccia al pattern con gli stencil narranti!

in Approcci educativi/Arte in galleria by
Con gli stencil narranti di Marianna Balducci partiamo alla scoperta dei pattern intorno a noi e inventiamo tante storie divertenti.

Quando proviamo a cimentarci con la fotografia, una delle cose fondamentali è la scelta dell’inquadratura. Attraverso l’obiettivo, selezioniamo quella esatta porzione di mondo congelandola nel nostro personale racconto. I confini dello scatto tracciano un nuovo confine anche nello spazio che guardiamo, escludono delle cose e ne includono altre stabilendo, più o meno consapevolmente, nuove gerarchie. Quando ci siamo esercitati a scattare dal macro al micro in un precedente articolo, abbiamo potuto constatare come certi soggetti possano essere percepiti in modo totalmente differente se il nostro punto di vista è lontano o vicino. Per comprendere meglio questo processo ed esercitarci nell’inquadratura, può essere utile muoversi nello spazio reggendo in mano una cornice di cartoncino bianca che ci permetta, appunto, di circoscrivere quel che vediamo, allargando e restringendo il campo (mano a mano che noi fisicamente ci allontaniamo o avviciniamo al soggetto) e creando un po’ di spazio neutro attorno.

Ma l’inquadratura non è solo un processo tecnico. Come molte delle strategie di osservazione della realtà che abbiamo sperimentato, possiamo usarla come espediente creativo e divertirci non solo a campionare il mondo attorno a noi, ma anche a dare avvio a delle storie. L’attività che vi propongo può essere fatta sia tra le mura domestiche, sia all’esterno. Se in questi giorni state piano piano assaporando qualche passeggiata, questo esercizio di inquadratura sarà una buona scusa per tornare a esplorare anche i luoghi conosciuti e a divertirci continuando a mantenere la distanza di sicurezza richiesta. E allora, si dia avvio alla caccia al pattern!

Ma cos’è un pattern?

Un pattern è una composizione grafica che, replicata potenzialmente anche all’infinito, dà vita a un motivo decorativo applicabile a una qualche superficie (pensiamo, per esempio, ai tessuti a fantasia). Tutto intorno a noi può diventare un pattern e a volte anche le cose più inaspettate possono rivelarsi soluzioni originali per rivestire storie e personaggi, connotandoli in modi inconsueti. Per individuarli dovremo subito verificare che come tali possano funzionare ed ecco che inizia il nostro gioco di inquadrature.

Non sarà una lineare cornice bianca a tracciare i confini della realtà che registreremo, bensì degli stencil narranti: vi ho preparato 3 figure (e 3 potenziali storie) con delle parti da ritagliare (le vedete tratteggiate). Sarà con loro che inquadreremo il mondo attorno. Portate gli stencil narranti in giro per la città (oppure iniziate esplorando gli angoli di casa che, come vi ho detto in un precedente articolo, possono nascondere un sacco di sorprese) e, non appena stanate un pattern che vi soddisfa, scattate una foto.

Vi consiglio di stampare i disegni su cartoncino rigido così riuscirete meglio a farli stare dritti. Potete anche creare un piccolo rinforzo attaccando col nastro adesivo degli stecchini lunghi ai bordi (in modo da creare un piccolo telaio sul retro del cartoncino che lo irrigidisca).

Chissà per quale occasione Serena potrebbe sfoggiare il suo vestito se fosse fatto di foglie verdi e freschissime, chissà quanto sarebbe leggero se fosse fatto addirittura di cielo! E quel supereroe fatto di mattoni deve essere davvero fortissimo… anche se credo che persino quello profumatissimo laggiù potrebbe dare del filo da torcere (magari agli allergici al polline!).

Divertitevi a raccontare le storie dei personaggi, vedrete come cambieranno mano a mano che troverete nuovi pattern. Le storie sono contenitori da riempire, diverse ogni volta a seconda degli strumenti che usiamo per costruirle: a volte può spuntare una finestra inaspettata dalla quale affacciarsi, a volte possono diventare così importanti da trasformarsi nella casa ideale da abitare.

Ma la caccia al pattern non finisce qui! Potete riempire i miei stencil narranti, ma potete inventarne anche di nuovi. Si può partire disegnando intorno a un ritaglio semplice (come una forma geometrica), attorno al quale disegnerete il personaggio o la situazione che il pattern andrà a condire. Un cerchio può diventare il pancione di un animale, un ritaglio irregolare potrebbe essere la capigliatura spettinata di un uomo buffo, un triangolo potrebbe essere la vela di una barca.

Divertitevi a inventare e a raccogliere e, se vi va, condividete con noi i vostri scatti!

Nota: scarica e stampa gli stencil narranti. Sono proporzionati per essere stampati su A4.

Disegni al telefono!

in Approcci educativi/Attività in classe/Esperienze digitali by
Marianna Balducci ci racconta la sua iniziativa per questi giorni in cui siamo tutti a casa: disegni al telefono!
Cos’è il progetto Disegni al telefono?

Da questa specie di trincea, più o meno pericolosa e più o meno pericolante, che ognuno di noi si è costruito per sostenere il peso di questi giorni difficili, ho visto partire molti bellissimi segnali di vicinanza e di generosità. Alcuni sono già ben strutturati da chi si muove con scioltezza sui canali digitali. Altri sono più improvvisati, ingenui e non sempre efficaci ma comunque animati da ottime intenzioni.

Ora che abbiamo chiuso forzatamente le porte e aperto le finestre del web, c’è molto rumore…

E non sempre è facile orientarsi o filtrare quel che ci fa bene, godere di tutto quel che ci viene offerto.

Io stessa, che la rete la frequento spesso e mi ci muovo con criterio, sto accusando una certa fatica. Avverto la necessità di ragionare su una comunicazione che dovrà farsi, in futuro, più sostenibile.

Mi sono chiesta perciò se, in mezzo a questo mare magnum di contenuti magnifici, ci fosse bisogno di qualcosa di mio.

Per non tradire me stessa e trovare un compromesso anche con gli impegni lavorativi che continuano a tenermi impegnata (noi illustratori siamo abituati a lavorare da casa) ho pensato ai “Disegni al telefono”

Funziona così: ho messo a disposizione una finestra oraria (il sabato mattina, dalle 11 alle 12.30) per farmi chiamare su Skype, da qui fino ad aprile o comunque finché ci verrà chiesto di restare a casa.

Chi prende la linea ha a disposizione un po’ di tempo per una video-chiacchierata in cui io disegno in tempo reale per lui.

Condividendo lo schermo e avendo la tavoletta grafica adeguata, mi si può vedere dare forma al personaggio.

Di solito chiedo a chi mi chiama di pensare a un animale e a un colore) le cui caratteristiche spuntano mano a mano che il mio interlocutore si fa meno timido. 

“Mi chiami solo se ti va”, così ho scritto sui miei canali social dove ho lasciato circolare le informazioni sull’iniziativa.

Si crea perciò una sorta di contenuto “on demand”, confezionato solo se c’è qualcuno che ha ragione di chiedermelo.

Mi hanno contattata bimbi di tutte le età e di diverse parti d’Italia, ma anche adulti curiosi che seguono il mio lavoro da un po’.

Sono grata per la pazienza dimostrata: so che tentare e ritentare di prendere la linea è un po’ demodè, ma prendere prenotazioni come fossi un centralino snaturerebbe il senso dell’intera operazione e sono convinta che la logica del dono funzioni se si creano le condizioni giuste e non si impongono forzature.

L’iniziativa è totalmente gratuita, se a qualcuno piace quel che faccio e come lo faccio, lascio i miei canali social e le informazioni sui miei libri per seguire e sostenere il mio lavoro. Anche le mie energie in questo periodo sono scarse e l’umore non sempre alle stelle.

Aprire questa finestra e darle un ordine e un senso, ma anche un po’ di imprevedibilità, garantisce che ci sia davvero uno scambio. E soprattutto privilegia la comunicazione uno a uno in un momento in cui ciascuno ha bisogno di sentirsi abbracciato in tutti i modi possibili. 

Mentre si disegna, mi faccio raccontare in che modo si stanno trascorrendo queste giornate. I bambini mi parlano dei libri che stanno leggendo, delle attività con cui si tengono impegnati.

Spesso rimango piacevolmente meravigliata nel vedere quanta spontaneità c’è nel loro adattarsi a una condizione nuova (merito sicuramente anche di presenze adulte capaci di sostegno).

E penso che questa elasticità e questo entusiasmo da riversare anche sulle cose piccole sono qualità preziose che dobbiamo rimettere in allenamento anche noi grandi. 

A volte invece il personaggio disegnato lì per lì diventa il protagonista assoluto della telefonata.

Ci inventiamo un nome, la sua storia, i bambini si lanciano in appassionate descrizioni che magari, una volta chiusa la chiamata, diventeranno spunti per altre attività. Prolungando così un pochino questa piccola interruzione del quotidiano.

Così sono nati il cagnolino Lula che smista le lettere di Babbo Natale, il Drago Verde dei boschi che sfiderà presto il Drago Blu delle acque.

Ma anche il Coraggioso Cavallo Cavaliere e  il leggendario elefancorno.

Al termine della video-chiamata, spedisco via email il disegno e, a volte, ne ricevo in cambio un altro che i bambini, a loro volta, hanno fatto per me. 

Vi aspetto per le prossime sessioni, sabato 28 marzo e sabato 4 aprile.

Per eventuali variazioni o nuove date, rimando alla mia pagina Marianna Balducci Illustrator.

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