Reggio Emilia Approach

Nido d’infanzia Iride: l’asilo più bello d’Italia!

in Che scuole! by
Destinazione Guastalla, Reggio Emilia: qui, dalle macerie di due asili nido crollati nel terremoto del 2012, è nato il meraviglioso Nido d’infanzia Iride. Bello, in totale armonia con l’ambiente, e a misura di bambino.

Dopo aver parlato del Reggio Emilia Approach, torniamo in provincia di Reggio Emilia, più precisamente a Guastalla, per scoprire il meraviglioso Nido d’infanzia Iride.

E lo facciamo perché spesso lo scenario che si apre davanti agli occhi quando osserviamo le nostre scuole, appare piuttosto desolante: pareti da tinteggiare, intonaco da riprendere, mobilia datata.

Eppure, dentro questi edifici trascorrono ore i nostri bambini, i quali, proprio come diceva Peppino Impastato, dovrebbero essere per prima cosa educati alla bellezza:

Bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione, ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.

Spesso, infatti, si tende a trascurare quanto un determinato ambiente influisca sull’apprendimento e sulla formazione di un individuo.

L’architetto Mario Cucinella ripete spesso che:

L’edificio è già in sé una forma di educazione.

Ed ecco dunque spiegato il motivo che ci ha portati fino a Guastalla, alla scoperta del Nido d’infanzia Iride, noto a tutti come “la balena”, progettato proprio dalla sapiente mente dell’architetto Mario Cucinella.

Nido d’infanzia Iride| foto di Moreno Maggi

Per scoprire il perché di questo soprannome così inusuale, basta semplicemente ammirarne la struttura: una felice comunione tra la pancia della balena di Collodi, e un ventre materno!

Le avventure di Pinocchio | Illustrazioni di Roberto Innocenti

Lo stesso Mario Cucinella afferma:

Sono partito dall’idea che i bambini non debbano stare chiusi in uno spazio, ma debbano vivere lo spazio. Una suggestione è venuta dalla pancia della balena di Pinocchio: sei dentro la pancia ma paradossalmente quello non è un luogo di pericolo, bensì un luogo sicuro. La pancia della balena allora diventa un po’ come un grembo materno. La scuola di Guastalla è questo: un grande ventre materno, senza muri, con le aule separate da vetri e la possibilità di vivere tanti ambienti spaziali differenti.

Nato dalle ceneri di due scuole crollate a causa del violento terremoto dell’Emilia del 2012, il Nido d’infanzia Iride è un progetto ideato per rivitalizzare un’area devastata dalle conseguenze del sisma, a testimoniare come, da tragedia e dolore, si possa trarre la forza per costruire qualcosa di migliore.

Non solo bello da guardare e da vivere, l’edificio si integra perfettamente nel contesto naturale in cui è inserito, richiamando, nella struttura portante in legno, il motivo che si ripete dei filari degli alberi.

Nido d’infanzia Iride | Foto da unprogetto.com

In classe energetica A, la struttura è dotata di pannelli fotovoltaici, ed è realizzata in legno, vetro e vari materiali di riciclo.

Un asilo nido bello e amico dell’ambiente!

Antisismica e a basso impatto ambientale, il Nido d’infanzia Iride non solo è in grado di produrre l’energia elettrica e l’acqua calda di cui necessita, ma è anche impegnato nel recupero e riutilizzo dell’acqua piovana, utile per il giardino.

La luce elettrica viene utilizzata pochissimo, dal momento che tutto è stato architettato per sfruttare al massimo quella naturale, mentre il riscaldamento degli ambienti passa dal pavimento, con un sistema di canalizzazione dell’acqua calda.

Se ne deduce che, dopo la bellezza, la seconda lezione che i bambini qui imparano è la relazione con l’ambiente esterno e il rispetto per la natura. E lo si capisce dalle stesse parole dell’architetto Cucinella:

Bisogna seminare in loro la cultura dell’ecologia, affinché crescano consapevoli dell’ambiente dove vivono.

Nido d’infanzia Iride | foto da guastallaopereincorso.it

Sostenibile, accogliente e, con i suoi costoloni lignei in xlam (speciali pannelli in legno lamellare), assolutamente sicuro: il Nido d’infanzia Iride è il posto ideale per imparare a conoscere e rispettare il mondo!

Anche fuori dal nido niente è stato lasciato al caso: i bambini posso infatti trovare un boschetto da esplorare, con i suoi cespugli e le erbe aromatiche, un vero e proprio percorso sensoriale ricco di stimoli.

L’architettura come strumento educativo

Stimoli che proseguono ovviamente anche all’interno, con arredi – tavoli, sedie, giochi –  a misura di bambino, e una vera e propria riproduzione di un ambiente familiare, che permette la piena libertà dei movimenti e l’uso autonomo degli oggetti.

Apprendimento, questo, che segue fedelmente i principi della nota dottrina montessoriana:

Per aiutare un bambino, dobbiamo fornirgli un ambiente che gli consenta di svilupparsi liberamente.

E che nasce dalla consapevolezza che, come sostiene l’architetto Cucinella:

l’architettura non è solo materia da riviste patinate, ma può diventare strumento educativo: lo spazio condiziona i comportamenti e bambini cresciuti in un ambiente confortevole, stimolante, adatto alle loro esigenze saranno adulti più consapevoli.

Per coloro che fossero interessati ad una visita al Nido d’infanzia Iride, il Comune organizza dei tour, con personale tecnico altamente qualificato. Compila il modulo cliccando qui.

Reggio Emilia Approach: il metodo che ci invidia il mondo

in Approcci educativi/Protagonisti by
Scopriamo il Reggio Emilia Approach, il metodo educativo ideato nel dopoguerra dal pedagogista Loris Malaguzzi, e Reggio Children, il Centro Internazionale per la difesa e la promozione dei diritti e delle potenzialità dei bambini e delle bambine, che continua a promuoverlo in tutto il mondo.

Reggio Emilia Approach: è la fine della Seconda Guerra Mondiale quando, Loris Malaguzzi, importante pedagogista italiano ed insegnante, si fa portavoce di una sentita esigenza della comunità, ovvero, veder rinascere la società attraverso l’educazione e l’ istruzione dei bambini.

E così, sfidando contrapposizioni classiche come studio/divertimento, teoria/pratica, realtà/fantasia, e stravolgendo i ruoli dell’educatore e del bambino, Malaguzzi dà vita alla sua rivoluzione.

Una rivoluzione che si concretizza in un vero e proprio metodo educativo, e che prende il nome dalla città in cui è nato: il metodo Reggio Emilia, più internazionalmente noto come Reggio Emilia Approach (lo avevamo menzionato qui e ne avevamo parlato anche qui).

Cos’è il Reggio Emilia Approach?

Il Reggio Emilia Approach, è un sistema educativo che interessa i bambini da 0 a 6 anni, e che vede il bambino occupare una posizione centrale.

Attraverso determinati percorsi che chiamano in causa la creatività, l’ intuito, la curiosità, si sviluppano le attitudini e le caratteristiche specifiche di ogni singolo bambino.

In questo metodo, infatti, proprio come nel Montessori, ogni bambino è considerato nella sua individualità, e ha un personale percorso di sviluppo. Come dire, cucito addosso come un abito!

Quali sono gli obiettivi di questo metodo?
  • Una crescita equilibrata e armoniosa del bambino
  • Formare un cittadino consapevole e capace di entrare in relazione con gli altri e con l’ambiente
  • Fornire condizioni di apprendimento, e non sterili conoscenze
Come viene considerato il bambino?

Un soggetto “dotato di diritti”, creatore di conoscenza, in grado di comunicare e con la piena facoltà di essere ascoltato, cui spettano iniziative e proposte: ecco qua il bambino, agli occhi del Reggio Emilia Approach.

Un esempio della sua autonomia? All’interno dell’assemblea di classe mattutina è il bambino stesso, o anche in gruppo, che inventa e programma la giornata.

Grazie ai suoi cento linguaggi e modi di pensare, esprimersi e capire, il bambino apprende attraverso un processo spontaneo che si sviluppa nella rete di relazioni che ha con la famiglia e con gli educatori.

È compito della scuola – in collaborazione coi genitori – valorizzare i suoi linguaggi, anche attraverso il gioco, l’arte, la musica, la cucina. 

Che ruolo ha l’educatore?

Dando piena fiducia al bambino, e fornendogli gli strumenti per osservare la realtà e porsi domande, ma anche progettare partendo dai propri interessi, l’educatore osserva e ascolta il bambino.

Dunque, più che salire in cattedra, l’educatore collabora con il bambino (ma anche con i genitori), seguendo e documentando passo passo progressi e risultati.

All’interno della scuola sono previsti degli spazi chiamati atelier in cui far entrare in contatto i bambini con diversi materiali, sperimentando e svolgendo attività che impegnino mani, pensiero ed emozioni.

Che ruolo hanno i genitori?

I genitori diventano educatori protagonisti. Nello specifico:

  • Si confrontano tra loro
  • Discutono con gli educatori riguardo alle eventuali difficoltà che il bambino incontra
  • Si occupano dell’accoglienza dei bambini
  • Gestiscono l’allestimento degli spazi all’interno delle strutture educative

Nel corso degli anni il Reggio Emilia Approach ha raggiunto un grande successo e una notorietà tale da essere imitato in tutto il mondo: Stati Uniti, Cuba, Palestina, Kenya, molti Paesi dell’Est Europa e altri ancora.

Esempio concreto e tangibile di questa fama lo abbiamo avuto nel 1991, quando la prestigiosa rivista statunitense “Newsweek”, identificò nella Scuola comunale dell’infanzia Diana, in rappresentanza della rete dei servizi comunali, l’istituzione più all’avanguardia nel mondo riguardo l’educazione dell’infanzia.

Reggio Children

Per valorizzare e rafforzare sempre più il Reggio Emilia Approach, nasce nel 1994 Reggio Children, centro internazionale per la difesa e la promozione dei diritti e delle potenzialità dei bambini e delle bambine.

Attraverso le sue attività, tra loro in relazione, Reggio Children sperimenta, promuove e diffonde un’educazione di qualità.

Oltre alla ricerca, Reggio Children si occupa di organizzare mostre e atelier, pubblicare libri sul tema e offrire consulenza e formazione costante.

Quello dell’educatore è un lavoro di formazione continua, soprattutto agli occhi del Reggio Emilia Approach. Proprio per questo motivo Reggio Childreen propone (a docenti, insegnanti, educatori, studenti, professori, operatori o chiunque è  interessato al tema) percorsi di formazione, seminari e incontri in Italia e nel mondo per conoscere e approfondire sempre più il Reggio Emilia Approach.

Infine, nel 2011 nasce la fondazione no profit Reggio Children Centro Loris Malaguzzi, per diffondere in tutto il mondo i valori del Reggio Emilia Approach, anche attraverso il confronto con altri Paesi e altre esperienze.

Per maggiori info:

  • Qui per formazione a Reggio Emilia
  • Qui per convegni e seminari nel mondo

Metodi pedagogici: quali sono?

in Approcci educativi by
Il più noto è il Montessori, ma di metodi pedagogici ne esistono davvero tanti: proviamo ad orientarci!

Si fa presto a parlare di metodi pedagogici: molte, infatti, sono le strategie e le tecniche di insegnamento che hanno dato vita a vari metodi didattici, più o meno adatti al contesto educativo in cui si opera.

Facendo un rapido excursus, chiudiamo gli occhi e torniamo indietro fino al 1937, anno di nascita, in Francia, dei Centri di Esercitazione ai Metodi dell’Educazione Attiva (CEMEA).

Costituiti da persone impegnate nell’educazione e nella formazione sociale, arrivati poi anche in Italia nel 1950, si fondano sui principi dell’Educazione Attiva. I CEMEA affermano che:

  • ogni essere umano ha la libertà di svilupparsi e trasformarsi nel corso della sua vita
  • esiste soltanto una educazione, che si rivolge a tutti
  • l’educazione tiene conto del reale in tutte le sue forme
  • l’ambiente è fondamentale nello sviluppo dell’individuo
  • l’educazione deve fondarsi sull’attività
  • ogni persona ha diritto al rispetto
Cosa significa EDUCAZIONE ATTIVA?

Significa offrire a chiunque situazioni nelle quali essere consapevole del mondo che lo circonda. In questo modo, egli/ella contribuisce all’ evoluzione, in una prospettiva di progresso individuale e sociale.

Il metodo Margherita Fasolo

Rientra nel principio dell’educazione attiva, e la sua finalità educativa è seguire gli interessi dei bambini in età 2 – 6 anni senza imposizioni, lasciandoli liberi nella scelta delle attività.  

Parte integrante del metodo Fasolo è il progetto di formazione continua o permanente dell’insegnante, per acquisire o migliorare gli strumenti professionali che valorizzino sempre di più i desideri del bambino.

Forte è anche il rapporto con i genitori, con incontri organizzati in gruppi nei quali discutere dei vari momenti della vita dei bambini a scuola.

Il metodo Analogico Bortolato

Da Camillo Bortolato, suo ideatore, è definito come quello più naturale e istintivo. Nella sua genialità, infatti, il bambino compie ogni minuto migliaia di calcoli e supposizioni, e metafore e analogie sono per lui all’ordine del giorno.

Quale migliore strumento dell’analogia – anziché la logica – per conoscere il mondo?

Il Reggio Emilia Approach

Punto di riferimento nel mondo, si sviluppa e rinnova quotidianamente nelle scuole e nei nidi d’infanzia del Comune di Reggio Emilia.

Se ne inizia a parlare nella seconda metà dell’800, ma è negli anni ’60, con la figura di Loris Malaguzzi, che comincia a concretizzarsi l’idea di una rete di scuole e nidi d’infanzia comunali reggiani. 

Principale obiettivo di questo metodo, è il raggiungimento di una crescita armoniosa del bambino, portandolo ad essere un cittadino consapevole in grado di cooperare con il prossimo e rispettando l’ambiente.

Ogni bambino è considerato unico in quanto, nei suoi diversi tempi di sviluppo e crescita, possiede i “100 linguaggi e i 100 modi di pensare”.

L’ambiente poi è fondamentale nel valorizzare i 100 linguaggi, e lo fa tramite l’utilizzo del gioco, della musica, dell’arte e della cucina.

Ma quali sono, oggi, i metodi pedagogici più importanti? E come si decide se utilizzare l’uno piuttosto che l’altro?

Domande da un milione di dollari! Ma possiamo affermare che quelli al momento più utilizzati sono: il Montessori, il Waldorf-Steiner e l’Happy Child.

Il metodo Montessori è il più noto, e non solo agli addetti ai lavori, grazie anche alla fiction del 2007 di Canale 5 “Maria Montessori – una vita per i bambini”, con protagonista una strepitosa Paola Cortellesi. 

Elaborato tra il XIX e il XX secolo, il metodo Montessori parte dalla tesi che ogni bambino deve essere lasciato libero di esprimere le proprie capacità, senza che un adulto lo guidi.

Vi è alla base una grande fiducia dell’adulto verso il bambino, e la consapevolezza che questi apprenderà in tempi e modi diversi, in base alle proprie capacità e alla propria “mente assorbente”.

Le attività educative sono organizzate in modo da favorire la scoperta e la costruzione, senza oppressioni. Il docente semplicemente controlla che il bambino non diventi pericoloso per gli altri o per sé.

Libertà, spontaneità, fiducia, osservazione: questi i termini chiave del metodo Montessori, talmente noto e apprezzato da essere adottato attualmente da circa 65mila scuole in tutto il mondo.

Dal 1987, l’Opera Nazionale Montessori  – organizzazione nazionale di ricerca e formazione – sostiene, dal punto di vista metodologico, le scuole pubbliche e private che adottano il metodo Montessori, mediante apposite convenzioni.

Per questa ragione l’ONM promuove, a livello nazionale e internazionale, iniziative di studio e confronto con gli organismi istituzionali e con i rappresentanti delle diverse posizioni scientifiche e culturali.

Qui una lista aggiornata di tutti gli asili nido e le scuole Montessori in Italia.

Qui 100 attività in linea con la pedagogia montessoriana, per bambini dai 18 mesi. Per uno sguardo a 360° sul metodo, qui i riferimenti.

Per l’approfondimento del Waldorf-Steiner e dell’Happy Child, l’appuntamento è ai prossimi articoli in materia di metodi pedagogici!

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