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Didacta 2021: un’edizione digitale per la scuola che si rinnova

in Esperienze digitali/Fiere & Festival by
Con Didacta 2021 riportiamo la scuola nel cuore di tutti: scopriamo insieme l’entusiasmante 4° edizione, interamente digitale

Ai nastri di partenza, con il suo carico di interessanti novità, la Fiera Didacta 2021, evento nazionale sull’innovazione della scuola, il più atteso da docenti, dirigenti scolastici, educatori e professionisti in generale del settore!

Una fiera, questa, arrivata in Italia alla sua 4° edizione, e che si svolge solitamente a Firenze, presso gli spazi della Fortezza da Basso. Questo anno, però, causa emergenza Covid-19, l’evento si svilupperà interamente online.

E dunque dal 16 al 19 marzo tutti sintonizzati sul sito ufficiale, dove sarà possibile trovare e seguire circa 170 eventi formativi del programma scientifico, e oltre 200 organizzati da enti e aziende (per iscriversi cliccare qui).

Convegni, workshop, seminari che toccano varie tematiche: il programma è suddiviso per tipologie di attività, dalla scuola dell’infanzia all’università. Si va dall’ambito scientifico e umanistico a quello tecnologico, fino allo spazio dell’apprendimento.

Un grande spazio digitale in cui confrontarsi piacevolmente e condividere idee sul futuro della scuola e che, data la veste “virtuale”, non limita in alcun modo l’accesso e la fruibilità dei suoi contenuti.

Vediamo il bicchiere mezzo pieno: non ci sarà alcuna corsa tra uno stand all’altro, con il rischio di perdersi. Tutto sarà comodamente a portata di clic!

Tra gli eventi segnaliamo:

“Che lingua parla la Musica? Come fa a raccontarci le cose? Spunti per un ascolto consapevole ma libero

In programma martedì 16 marzo dalle 13 alle 15, un seminario sul valore della musica come linguaggio universale, e dunque l’importanza di indirizzare gli alunni verso un ascolto libero e consapevole.

“Pedagogia Hip Hop”

In programma mercoledì 17 marzo – dalle 13.30 alle 15 – un seminario sulla valenza pedagogica della cultura hip-hop, che comprende, tra altre forme espressive, la musica rap.

Il viaggio segreto del virus

Questo il titolo del nuovo libro per ragazzi scritto dalla virologa e direttrice del Centro di eccellenza One Health dell’Università della Florida Ilaria Capua, e presentato da lei insieme a Marco Cattaneo, Direttore di Le Scienze e National Geographic.

Tema del libro è la scoperta delle creature più piccole, dispettose e sorprendenti dell’universo: i virus! Segnatevela in agenda: la presentazione è mercoledì 17 marzo, alle ore 11.

Scienza, Sogni, Materie Stem e Futuro

In questo seminario che si terrà venerdì 19 marzo alle ore 11, troviamo la giovanissima Linda Raimondo (classe 1999), aspirante astronauta e studentessa di fisica all’Università di Torino, in compagnia del fisico Massimo Temporelli.

Tra le novità di questa edizione:

  • DIDACTA IN CLASSE: in cui gli insegnanti potranno partecipare con i loro alunni e le loro classi ad alcuni eventi in programma.
  • FARE, NON PROVARE nuove idee di leadership educativa: iniziativa gratuita a cura dei dirigenti scolastici per l’incontro virtuale con le aziende.

Un’edizione, questa, non solo importante ma necessaria – come dice il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi – per capire l’impatto della pandemia sulla scuola, e trovare i mezzi e le soluzioni per trasformare, ripensare e rinnovare la scuola e il modo di insegnare, stare insieme, crescere. E poi aggiunge:

 Quest’anno Didacta deve essere qualcosa di più: deve essere il momento in cui la scuola torna nel cuore di tutti.

Per partecipare a Fiera Didacta 2021 occorre registrarsi online, consultare il programma scientifico e selezionare le attività che si desidera seguire, acquistando il biglietto direttamente sul portale (anche utilizzando la carta del docente).

Il biglietto, valido per tutti e quattro i giorni di mostra, ha un costo di 14€. Ma il valore dei contenuti della Fiera è decisamente senza prezzo.

9 marzo: ad un anno dal lockdown italiano

in Approcci educativi by
Ripercorriamo insieme i progetti educativi e le iniziative nate in epoca Covid-19, a partire dal 9 marzo 2020.

Il 9 marzo 2020 è una data che probabilmente troveremo riportata nei futuri libri di storia. Segna infatti l’inizio del lockdown in Italia – che terminerà lunedì 18 maggio 2020 – e a comunicarla fu l’allora Presidente del Consiglio Giuseppe Conte: l’Italia intera diventa “zona protetta”.

9 marzo – 18 maggio: 70 giorni in cui tutto si è fermato – gli spostamenti, le occasioni di vita sociale, la vita fuori casa – in un eterno presente che impediva qualsiasi programmazione futura.

Ma la speranza e la volontà di offrire sostegno e supporto ai bambini, categoria che più di tutti non aveva i mezzi per capire la portata di quello che stava succedendo, non hanno fermato le idee, e così sono nati tanti progetti interessanti in casa Librì – Progetti educativi, in collaborazione con vari enti e aziende.

Progetti, questi, pensati per portare gratuitamente in tutte le scuole strumenti, libri e kit didattici, per conoscere e affrontare la pandemia e tutte le sue conseguenze, anche sul piano emotivo.

La Banda dei Virus

Con SELEX Gruppo Commerciale SpA è nata l’iniziativa Tutti per la scuola, rivolta alle scuole dell’infanzia e alle scuole primarie paritarie e pubbliche di tutto il territorio nazionale.

Tutti per la scuola ha lo scopo di distribuire agli istituti materiale di consumo e didattico, oltre che progetti educativi, grazie ai punti fedeltà donati dai clienti dei supermercati delle insegne del gruppo.

La banda dei virus è dunque proprio uno dei progetti educativi proposti, ed è nato come forma di sostengo alle classi dopo l’emergenza Covid-19. Il progetto aiuta i bambini a scoprire, con divertimento, alcuni dei virus più famosi (tra cui, appunto, il Sars-Cov 2).

Si passano in rassegna le doti naturali dei virus e i loro punti deboli, per capire come difendersi e per toccare con mano quanto è importante la ricerca scientifica per arrestarli. Il tutto, al grido accorato: “il miglior antidoto è la conoscenza”!

Bentornati a scuola

Dopo il lockdown per l’emergenza legata al Covid-19, a quasi otto mesi di distanza, gli studenti sono finalmente rientrati nelle loro classi. Ma il carico delle emozioni vissute in quei mesi, non poteva essere certo dimenticato, bensì raccontato, rielaborato, metabolizzato.

Per supportare gli insegnanti e i più piccoli in questo rientro così delicato, è nata Bentornati a scuola, una campagna educativa molto speciale ideata e realizzata in collaborazione con Intesa Sanpaolo, e distribuita gratuitamente alle scuole che ne hanno fatto richiesta.

Perché “Bentornati a scuola”?

Il titolo strizza l’occhio ad uno dei valori più importanti della scuola, l’accoglienza, ma è  anche il grido che il protagonista della campagna educativa – e del libro illustrato presente nel kit – rivolge ai bambini per dar loro il benvenuto nella classe.

Storie di quando eravamo lontani

Questo il titolo del libro che le insegnanti hanno ricevuto gratuitamente (e che puoi acquistare qui) e che hanno potuto leggere alla loro classe, raccontando le vicende di un giovane e misterioso Contastorie.

Chi è il protagonista della campagna?

Il Cantastorie, nostro eroe giovane misterioso, aiuterà i più piccoli a tirar fuori dal proprio cuore le emozioni di quando erano lontani e chiusi nelle loro case.

Come? Raccogliendole nel suo cappello a cilindro, fino a che, come per magia, proprio da quel cappello usciranno fuori tante storie straordinarie!

La piattaforma WEBECOME

Grazie al percorso didattico di Bentornati a scuola, tutti i bambini e le bambine hanno l’opportunità di scrivere una loro storia, che sarà pubblicata online sul sito webecome.it, una piattaforma dedicata al mondo della scuola.

Costruita per contrastare il disagio infantile e favorire lo sviluppo delle competenze trasversali del bambino, webecome.it vuole raccogliere e preservare tutto il prezioso materiale scritto, un’incredibile fonte storica dei nostri giorni: il lockdown e la quarantena, visti dagli occhi dei bambini italiani.

Per ricordare quanto è avvenuto, scoprirsi solidali nelle emozioni provate, ma anche e soprattutto per ricominciare, insieme, a vivere il luogo straordinario che è la scuola.

La scuola, infatti, non è solo il luogo dell’apprendimento, ma è anche e soprattutto agenzia educativa e formativa dell’età evolutiva, luogo e spazio delle relazioni sociali, degli affetti, dello scambio, in cui si esprimono tutte le complessità delle relazioni e della vita di gruppo.

Corepla e il riciclo ai tempi del Covid-19

Con Corepla è stato realizzato un utile vademecum per una corretta raccolta differenziata “ai tempi del Covid-19”.

Perché se il Coronavirus ha cambiato molte abitudini, quella della raccolta differenziata è un’abitudine che non ci ha abbandonati. E che, anzi, si è fatta ancora più necessaria e delicata nel caso in cui qualche componente della famiglia possa aver contratto il virus.

Approfittiamone per fare un piccolo ripasso, guardando il video!



9 marzo 2021: ad un anno esatto, e nonostante i vaccini realizzati a tempo di record, restiamo ancora in attesa di capire quando tutto questo costituirà solo un lontano ricordo.

Ma la speranza e la volontà di offrire sostegno e supporto ai bambini, categoria che più di tutti non ha i mezzi per capire la portata di quello che sta succedendo, continueranno a non fermare le nostre idee.

Due app da non perdere

in Esperienze digitali by
Grazie a due app scaricabili per iOs o Android, i più piccoli possono partire alla scoperta del misterioso mondo dei virus e giocare con il significato dei contrari

Ci siamo, siamo tornati sulle nostre sedie… a scuola, in aula, in classe? Sì, forse non seduti esattamente negli stessi posti né con la leggerezza di prima dell’emergenza sanitaria, ma tentando di mantenere integro lo spirito di fare, di esserci, di continuare a trasmettere storie, Storia, Matematica, Arte, consapevolezza di comunità e conoscenza a bambini e ragazzi.

Anch’io sono tornata alle mie attività di formazione per insegnanti anche in presenza e, come tanti, ho avvertito la tensione del cambiamento; lo stesso cambiamento che dichiarano di percepire le mie tre figlie a scuola, e che è entrato nel linguaggio e nel parlare quotidiano.

Pensandoci, non saprei dire quale sia stata (e ancora sia) la parola ricorrente nelle conversazioni di noi adulti in questi ultimi mesi, la più ascoltata dai bambini: se sia virus o se sia digitale. So che il nostro compito di genitori e insegnanti è anche dare spiegazioni e, dove possibile, essere di conforto e sostegno per i più piccoli.

A questo scopo mi è sembrato utile segnalare una piccola risorsa – potrebbe esservi già nota – promossa dai quattro Musei Italiani per Ragazzi: Children’s Museum di Verona, Esplora il Museo dei bambini di Roma, Muba Museo dei bambini di Milano e La città dei bambini e ragazzi di Genova.

Su un progetto di Pleiadi ScienceFarmer, infatti, questa rete di musei ha creato e messo in rete nel periodo del confinamento La Guida Galattica al Coronavirus, con un testo bilingue e font ad alta leggibilità, allo scopo di spiegare l’origine e la natura del virus e le modalità di diffusione divulgando in modo non pesante e immediato le buone pratiche da adottare per prevenire il contagio. Un modo diverso per informare e responsabilizzare.

I nostri ragazzi ormai sono informati e sensibilizzati ma questo libretto può essere ancora uno strumento valido e innovativo per un momento di svago, magari per la gestione di difficili intervalli in classe.

Si collega il pc alla LIM e si scopre il mondo di un microbo venuto da lontano e della sua capacità di percorrere enormi distanze. Oltre alle informazioni, non sfuggiranno ai bambini le illustrazioni e le silhouette colorate.

La versione che era disponibile online è stata poi resa interattiva e utilizzabile su smartphone e tablet dalla società Pubcoder, che ha integrato questa guida con interattività e suoni, scaricabile  qui per iOs e qui per Android.

Segnalo anche che l’app in cui è stato collocato l’ebook “Guida Galattica al Coronavirus, per bambini e bambine curiosi” è un’app-libreria, un’app-contenitore gratuita di risorse di qualità per la didattica e l’apprendimento rivolta ai bambini più grandi della scuola dell’infanzia e della prima fascia della primaria.

Potete attingere a piene mani fra i dieci libri interattivi disponibili. Troverete indovinelli, dizionari illustrati con pronuncia (soprattutto per stranieri), storie create in classe dai bambini e un supporto per le quattro operazioni della matematica di base spiegate a chi non parla italiano.

Infine, tengo a segnalare la recente pubblicazione negli store dell’app Tutto il contrario dell’editore Minibombo qui per iOs e qui per Android, di cui è disponibile anche l’albo; è un eccezionale strumento digitale di divertimento condiviso e di apprendimento delle parole e dei loro significati opposti.

Con un cursore si oscilla fra i contrari mettendo in scena animali stravaganti in situazioni concettuali originali e buffe. Con un piccolissimo sforzo di attenzione anche i bambini più distratti saranno catturati dall’interesse per il lessico e le sue variabili, mentre con l’insegnante potranno ipotizzare altre coppie, disegnarle, mimarle con semplicità e fantasia…

Buon lavoro a tutti noi!

Scrivere insieme, anche se lontani

in Tracce di scuola intenzionale by
La proposta operativa di Sonia Coluccelli per mantenere la relazione educativa anche se lontani. Perché la scuola si fa insieme!

Come mantenere la relazione educativa anche se lontani?

È mattina, Luca ed Elisa si alzano dal loro letto, fuori il cielo è grigio e si annuncia un’altra giornata senza scuola per colpa di un virus che ha un nome che sa un po’ di favola ma che fa diventare seri i visi di tutti i grandi. Che noia! È tutto chiuso e poi è meglio evitare di trovarsi in troppi nello stesso posto, così hanno detto i medici. Ma chissà cosa sta succedendo là fuori? Vorrebbero tanto avere qualche potere magico per volare in alto, invisibili, lo vorrebbero proprio. E lo sappiamo, i desideri quando sono intensi hanno potere di fare miracoli e così, senza nemmeno accorgersene, Luca ed Elisa si trovano per aria, leggeri come un aquilone che sorvola la città. Succede proprio ora, mentre tu stai leggendo, in questo giorno dove tutto è un po’ diverso dal solito. Si guardano sbalorditi un po’ spaventati; Elisa guarda il suo fratellone: “ e ora, dove andiamo Luca?” …

Inizia così, con una email che arriva ai bambini tramite i loro genitori, proprio nei primi giorni di chiusura delle scuole e di restrizioni severe, il viaggio di parole e pensieri di 19 bambini di una classe IV di scuola primaria.

I primi giorni li affronto di slancio, senza ancora aver predisposto dispositivi più strutturati per inviare loro proposte, materiali, progetti di lavoro comune.

Mi muovo con in testa quello che ancora oggi, dopo un mese, è l’obiettivo primario per attraversare questo tempo come maestra: rimanere con i bambini nel cerchio che è il luogo fisico di gran parte del nostro lavoro in classe, continuare a pensare e pensarsi insieme, partire dalla relazione per costruire sapere e per capire cosa farne del sapere, nel mondo. Sembra lontano il mondo, sembra lontana la nostra scuola e rimanere in cerchio non è facile. In quella mail lo scrivo e dico ai miei bambini quanto sono convinta che possiamo trovare strumenti per continuare a essere individui e gruppo anche a distanza.

La scrittura a staffetta è uno strumento semplice e stimolante, anche solo utilizzando il canale delle mail. Ed è uno strumento che è alla portata di bambini e ragazzi di diverse età, nei più piccoli in forma più ludica con l’aiuto degli adulti, nella primaria in modo più articolato seguendo lo sviluppo delle competenze dei bambini in crescita, per adolescenti delle secondarie con contenuti e riferimenti letterari potenzialmente anche molto complessi o specifici, dal fantasy, al romanzo storico, al giallo.

Insieme a quell’incipit mando a tutti i bambini l’elenco alfabetico della classe con i relativi indirizzi di posta elettronica e chiedo a ciascun bambino di leggere quanto gli arriva aggiungendo cinque righe e spedendo al successivo.

Il primo partirà dal mio spunto, scriverà il suo contributo, spedirà al secondo che aggiungerà le sue 5 righe e poi spedirà al terzo e così via. Sarà Marta, ultima in ordine alfabetico a rispedire a me la storia con i contributi di tutti.

Poche sere fa, tra le tante, trovo quella mail, dopo venti giorni che sembrano un’eternità, in cui tutto è cambiato molte volte, Luca ed Elisa, i protagonisti della storia, ritornano qui.

La lettura, ricca e lunghissima, che i bambini mi offrono è stupefacente: viaggi intercontinentali propiziati da un oggetto con poteri straordinari

C’è un anello d’oro. Luca dice: “Magari è un anello magico!”. Elisa lo mette al dito e lo gira e rigira, poi succede che li trasporta al Polo Nord.

 pezzi di vita e di luoghi del cuore

… l’amico del vecchio incantatore, di nome Adenane (nome del bambino che sta scrivendo questa parte, di origine marocchina NdA), gli dice “potete restare qui visto che voi siete i benvenuti e io potrei mostrarvi tutte le bellezze del Marocco: il deserto, la campagna, il mare, le montagne. Decidete voi dove volete che vi porti!” (…) si dirigono verso il posto più vicino: il mare. Quando arrivano a destinazione si siedono ad ammirare la bellezza delle onde, uno spettacolo meraviglioso che di certo avrebbero potuto vedere una sola volta nella loro vita, poi si dirigono verso le montagne (…) subito si mettono a giocare con la neve. (…) Dopo aver giocato si siedono ad ammirare il panorama, che è bellissimo e Adenane dice: “andiamo nel mio posto preferito, il deserto!” e lì cavalcano cammelli e guidano le moto di sabbia. Alla fine, Adenane dice: “adesso è l’ora che voi torniate in Italia perché dobbiamo accettare il nostro paese, quando c’è il male e quando c’è il bene “

 e la ricerca di una cura per il virus

Elisa gira l’anello e si ritrovano in Mongolia in una tenda colorata e misteriosa con all’interno tanti bambini che giocano. Luca ed Elisa gli chiedono: “Avete qualche antica medicina per sconfiggere il virus?”.

il riferimento ai luoghi dove si sta lavorando per salvare vite umane.

“Perché non andiamo all’ospedale Sacco? lì c’è un grande medico che si chiama Giuseppe, forse possiamo dare le tre pietre a lui.”

Incontri imprevedibili in luoghi dal nome evocativo

“noi cerchiamo il dottore che sappia unire le pietre magiche per sconfiggere il virus” Giuseppe dice loro che non è lì a Milano la persona giusta ma che devono andare a Roma.

Allora Luca chiede al dottore: dove si trova questa persona a Roma? lui risponde: si trova in via Il virus numero 19, ma non è un umano è un folletto di nome Flip, è uno scienziato!

E un finale degno di un libro fantasy

…improvvisamente, si sente un rumore sempre più vicino, come dei passi e poi un gran frastuono. Luca ed Elisa sentono un vento freddo. E una voce che dice: “Luca… Elisa… è ora di andare. Svegliatevi, pigroni! Dai, che finalmente si torna a scuola!” È la loro mamma che intanto sta tirando su la tapparella della camera e apre la finestra. Luca ed Elisa si guardano meravigliati e Luca chiede a Elisa: “Ma allora era un sogno? Tu cosa hai sognato? “ Elisa risponde: “Io ho sognato di salvare il mondo dal virus con te, un orso bianco, tanti personaggi simpatici e un folletto di nome Flip.

E tu?” “La stessa cosa” risponde Luca sorpreso. “Ma allora il virus?” chiedono entrambi alla mamma. È STATO SCONFITTO, grazie agli scienziati, ai medici, agli infermieri, a chi ha permesso a tutti di avere cibo e medicine… e anche alle tante persone che sono state a casa come voi.” Luca ed Elisa si guardano e si abbracciano gridando di gioia, felici che la realtà sia più bella del sogno che avevano fatto. Si alzano dal letto e vanno in cucina per fare colazione. Sul tavolo c’è un anello d’oro…

Ecco. Quello che ritorna da questo schermo è forse ancora più di quello che speravo, ritrovo nel contributo di ciascuno il funzionamento della mente e dell’animo che ben conosco e allo stesso tempo tutto sembra pensato da una sola penna (o tastiera) o da un accordo che nella realtà non è mai potuto avvenire. Siamo ancora in cerchio.



Clicca qui per la lettura del testo integrale frutto della scrittura a staffetta.



La scuola (primaria) ai tempi del Coronavirus 3° parte

in Approcci educativi/Redazione Aperta by
Tre maestre, tre scuole diverse, per scoprire come le classi stanno vivendo la didattica a distanza in queste settimane di emergenza per il Coronavirus.

Si conclude la tavola rotonda che abbiamo realizzato con la maestra Carla Caiafa (dell’Istituto Comprensivo Le Cure), la maestra Francesca Liberati (delle Scuole Pie Fiorentine) e la maestra Elena Bini (dell’Istituto Comprensivo Pieraccini). Un’intervista a tre voci in cui ci hanno raccontato la loro esperienza di insegnanti “a distanza” ai tempi del Coronavirus.

Abbiamo già parlato di didattica a distanza e strumenti digitali. Adesso però, facciamo finta che non ci possa ascoltare nessuno… Come pensate che i vostri alunni debbano trascorrere queste giornate durante l’emergenza Coronavirus?

Maestra Carla: Credo che i bambini debbano impegnarsi quotidianamente a fare qualcosa di utile e produttivo, per mantenere il cervello attivo. Quindi, eseguire le consegne delle maestre, ascoltare i genitori e non arrabbiarsi, perché in casa bisogna mantenere un clima sereno e pacifico, per convivere al meglio. Non dimentichiamolo: il nemico è fuori!

Maestra Francesca: Una volta tanto i bambini dovrebbero vivere senza che il loro tempo sia troppo strutturato. Lasciamoli annoiare anche un po’ e vivere questo momento con la famiglia. Compiti? Pochi! Non credo molto nella didattica a distanza per i bambini della primaria. Ci sarebbero moltissime cose da dire su questo argomento.

Maestra Elena: La noia è uno strumento incredibile per far nascere nei più piccoli la creatività, affina il loro ingegno. Inoltre è molto importante per loro rimanere aggiornati, ascoltare tv e leggere qualche articolo semplice. Ma in qualunque momento dovranno sempre sentire il “calore” e la comprensione emotiva dei loro insegnanti, peculiarità che da sempre caratterizzano la nostra professione, perché solo così potranno far fronte alle difficoltà di questo terribile momento.

Per concludere, un’ultima domanda. Quando l’emergenza finirà – ma non le paure e gli interrogativi – come parlerete ai vostri alunni di quello che è successo?

Maestra Carla: Li farò semplicemente parlare, cercando di rispondere a ogni domanda con serenità ed esattezza. I bambini sono bravi a metabolizzare, basta che ne abbiano la possibilità, guidandoli senza condizionarli. Ai miei alunni di prima chiederò di scrivere un pensiero al giorno su un album, una sorta di diario, e poi di disegnare ciò che verrà fuori da un dibattito guidato. Vorrei che questo gesto quotidiano desse loro, gradualmente, modo di esternare le paure. Spiegherò l’accaduto con l’ausilio di video didattici, con letture sulla paura e il coraggio. Poi racconterò delle mie paure e dei miei interrogativi, chiedendo il loro aiuto. Insomma, ci aiuteremo a vicenda! Solo così ci riapproprieremo della nostra vita scolastica. Tutto finirà presto e io sono pronta, con tante idee e voglia di ricominciare.

Maestra Francesca: Ne parleremo in classe. I bambini racconteranno come hanno vissuto questi giorni. Sicuramente la conversazione seguirà le loro necessità. Sarà importantissimo rispondere alle loro domande e parlare di questo argomento ricordandosi però che sono bambini e che fortunatamente la loro visione della situazione non è – e non è stata – quella di noi adulti.

Maestra Elena: Quando tutto sarà finalmente passato, credo che i bambini saranno più maturi e vaccinati, così come i loro genitori, che forse avranno avuto l’occasione di conoscere qualche aspetto in più dei loro figli. A volte i tanti impegni ci stordiscono e non ci permettono di prendere veramente coscienza della nostra vita. Parleremo insieme di questi difficili giorni e sarà un vissuto vero che, credo, cementificherà meglio gli apprendimenti e le vicende future.

Ringraziamo le maestre Carla, Francesca ed Elena per la disponibilità e la sincerità, ma soprattutto per il grande impegno con cui affrontano giorno dopo giorno il loro lavoro. Anche a distanza!

Questi primi venti giorni di didattica a distanza

in Approcci educativi/Esperienze digitali by
L’esperienza di Francesco Rocchi, in questi primi venti giorni di scuole chiuse e didattica a distanza.

Come insegnante, anch’io mi sono trovato da un giorno all’altro a lavorare da casa e a mettere in pratica la didattica a distanza, per come m’è riuscito di organizzarla in italiano e storia nel mio istituto tecnico.

Nei primi giorni, ho pensato che fosse utile recuperare quanto fatto, una sorta di ripasso generale, perché per molti studenti era una novità. Prima di imparare cose nuove, era meglio che imparassero a gestire il proprio apprendimento “digitale”. Inutile dire che questo ha dato tempo prezioso anche a me.

Terminato il ripasso-riscaldamento, ho iniziato a introdurre qualcosa di nuovo, ma sempre all’interno della rielaborazione di concetti e nozioni già noti.

Mi è parso meglio evitare di proporre uno schema del tipo “Abbiamo finito col ripasso, ora si va avanti”. In italiano, ad esempio, ho evitato di dire: “Ora facciamo Montale”. Piuttosto, ho ripreso due poesie già studiate, A se stesso di Leopardi e Annuncio di D’Annunzio, dicendo ai ragazzi: “Questa nuova poesia (Meriggiare pallido e assorto) è più vicina a Leopardi o a D’Annunzio? E perché?”.

Si noti che a una domanda del genere non c’è una risposta preconfezionata su internet. Forse sono andati a riprendere i loro appunti sulle poesie già fatte e li hanno tenuti davanti mentre cercavano di capire, ma ciò va benissimo: è un ripasso utile. Potrebbero anche essersi scaricati un’analisi della poesia di Montale, ma va altrettanto bene: per fare il confronto con Leopardi è necessario studiarsela bene. Per un eccezionale colpo di fortuna potrebbero anche aver trovato un confronto Montale-Leopardi già fatto, ma il compito richiedeva in ogni caso di scendere nel dettaglio della poesia e c’era da considerare anche quella di D’Annunzio. Insomma, sono ottimista.

In tutto questo non ho dimenticato il punto dolente fondamentale: ora gli studenti sono più soli, nonostante la strumentazione digitale.

Per evitare che si lascino andare o rigettino lo studio, i materiali di studio devono essere scelti con cura, e i libri di testo si prestano poco alla bisogna, dato che erano piuttosto respingenti anche prima. Mi sono così riproposto di usare oggetti di studio con cinque caratteristiche.

I materiali non devono essere troppo pesanti. Mi sono imposto di non dare documentari oltre la mezz’ora, se non spezzandoli. Su Rai Storia ce ne sono di eccellenti di un minuto o due, come “Un minuto di storia” di Gianni Bisiach. Con film e serie tv sono stato più lasco, ma sempre con prudenza. Allo stesso modo, niente letture (dal libro o narrative) troppo lunghe.

I materiali devono essere tanto comprensibili da poter essere fruiti senza assistenza. Questo significa fare massiccio uso di materiali divulgativi, illustrazioni, foto, testi narrativi, film. Non bisogna cedere alla tentazione di pensare “Se la cavino un po’ come possono!”. E non è facile trovare tutto ciò che serve nella situazione attuale.

Gli oggetti di studio devono essere delle sfide, o quanto meno suscitare domande. Ad esempio, per storia si può dare un’immagine che sappia ben catturare lo spirito o l’essenza di un passaggio storico importante, ad esempio di una battaglia, avendo cura che ci siano degli indizi da cui gli studenti possano cominciare a ragionare. Di quale battaglia si tratterà? L’importante non è azzeccarci, ma farsi venire in mente tutte le battaglie studiate.

L’esempio mi viene comodo perché ho proposto un quadro con una scena di soldati francesi sopraffatti dal nemico a Sedan, con l’idea che gli studenti si chiedessero: “Quali guerre ha combattuto la Francia nell’800? Quali ha perso? Quando?”. Altre volte ho fatto vedere dei video (ad esempio l’inizio del serial tv del 1982 su Marco Polo) o leggere delle poesie (come Proprietà di mercato vecchio di A. Pucci), chiedendo ai miei studenti di dirmi loro perché gli avessi dato quel materiale e a quali argomenti di storia si potesse ricollegare. Bonus: ancora una volta, non c’è una risposta reperibile già pronta su internet.

Si tratta piuttosto di genuine riflessioni meta-cognitive, con solidi agganci alle “nozioni”.

I materiali devono poter essere usati senza un particolare ordine cronologico. Mi son fatto l’idea che sia bene spaziare il più possibile su quanto già fatto, anche in maniera (apparentemente) disordinata, per tenere vivo il cervello degli studenti. In questo momento di confusione è facile che “il programma svolto” finisca nel dimenticatoio.

È bene allora richiamarlo il più spesso possibile alla mente. In altre parole, bisogna fare esercizio di “pratica variata” (che favorisce la memorizzazione) e di “pratica deliberata” (che migliora le competenze). Su questa falsariga, mi è venuto comodo in storia un lavoro che facevamo anche prima. Ho presentato dei testi su argomenti già trattati, ma con un taglio leggermente più approfondito, e ho chiesto loro di schematizzare creando due colonne: una per le nozioni già note e una per le nozioni nuove (o problematiche o curiose).

È l’ideale per affrontare possibili difficoltà senza ansia e si presta bene alla didattica per DSA. E neanche in questo caso internet si può sostituire alla testa di uno studente, dato il riferimento “interno” al lavoro già svolto dalla classe.

Perché la fruizione dei materiali sia possibile, infine, è bene non affrontare lavori di troppo largo respiro. Le unità di apprendimento devono essere tenute compatte, unitarie, vere razioni K del sapere, ovviamente stando attenti a non cadere nel superficiale. La comunicazione con gli studenti ora è inevitabilmente desultoria, per cui è bene che ogni volta che si stabilisce un contatto, nulla resti vago o in sospeso o rimandato ad altri incontri virtuali che potrebbero facilmente saltare.

La scuola (primaria) ai tempi del COVID-19 – 2° parte

in Approcci educativi/Esperienze digitali/Tavola Rotonda by
Tre maestre, tre scuole diverse, per scoprire come le classi stanno vivendo la didattica a distanza in queste settimane di emergenza COVID-19.

Dopo il precedente articolo, torniamo a parlare con la maestra Carla Caiafa (dell’Istituto Comprensivo Le Cure), la maestra Francesca Liberati (delle Scuole Pie Fiorentine) e la maestra Elena Bini (dell’Istituto Comprensivo Pieraccini). Insieme ci raccontano, in questa intervista a 3 voci, la loro esperienza di insegnanti “a distanza” in queste settimane di emergenza da COVID-19.

Subito una domanda difficile. Vi preoccupa di più la sospensione temporanea della didattica o il fatto che, in questa situazione, possano perdersi un po’ quelle consuetudini e quei legami che giorno dopo giorno avete fatto crescere nelle vostre classi?

Maestra Carla: Sono preoccupata un po’ per tutti e due gli aspetti. La sospensione sarà piuttosto lunga e non è possibile in questa situazione seguire un ritmo “normale”. Questo può essere destabilizzante per i bambini. Inevitabilmente si perde anche la quotidianità.

Mi riferisco a quelle conquiste fatte giorno dopo giorno, con grande fatica e impegno, da parte di alunni e maestre. Penso soprattutto al lento lavoro d’inserimento che ho svolto all’inizio dell’anno nella mia classe prima!

Maestra Francesca: Sarò sincera, non sono molto preoccupata per la didattica. I bambini hanno ottime risorse e sicuramente recupereremo il tempo, che non considero perso, ma diverso. Credo invece che questo possa essere un periodo molto prezioso per le famiglie: è possibile stare insieme con ritmi ridotti, organizzare giochi, leggere.

Credo anche che i legami che abbiamo costruito in questi anni non si perderanno per uno o due mesi trascorsi a casa. Questo momento difficilissimo per tutti noi, se lo vogliamo, può trasformarsi anche in qualcosa di positivo per i bambini e le famiglie. Noi maestri faremo poi il punto della situazione quando torneremo a scuola.

Maestra Elena: Credo che, seppur terribile, questo momento sarà stimolante per riscoprire la noia tanto vituperata quanto importante per stimolare la creatività. Non sono preoccupata dal fatto che i programmi scolastici possano rimanere un po’ “indietro”, credo che i bambini sapranno riconvertire questo disagio in una capacità di resilienza culturale personale e alternativa.

Inoltre, anche se perderemo qualcosa sotto l’aspetto della didattica, sicuramente i bambini impareranno la paura, la solidarietà, l’affetto, la forza e il sacrificio, tutti aspetti importanti che contribuiranno alla loro crescita e alla loro maturità.

Proviamo ad aiutare gli altri insegnanti e i genitori che ci stanno leggendo: quali consigli vi sentite di dare per trascorre il tempo?

Maestra Carla: Agli insegnanti dico di non scoraggiarsi, perché dobbiamo rimanere un punto di riferimento per i bambini e le famiglie. Rimbocchiamoci le maniche e mettiamoci alla prova con le nuove tecnologie, senza timori.

Calibriamo i compiti, senza sovraccaricare i genitori! Usiamo le piattaforme on-line per assegnare laboratori d’arte, suggeriamo libri e video-letture. Ai genitori, invece, dico di usare questi momenti per stare con i figli.

Aiutiamoli nei compiti e giochiamo con loro, facciamo puzzle, giochi da tavolo, costruzioni, ascoltiamo musica, balliamo, guardiamo foto e video di quando erano piccoli.

Il suggerimento più importante, però, è mettersi sul divano con loro e leggere una favola al giorno; e leggiamo anche noi, per dare il buon esempio! Consiglio anche di limitare tv e videogiochi, piuttosto fatevi aiutare in cucina, a fare biscotti, impastare la pizza, e date loro piccole mansioni come rifarsi il letto.

Maestra Francesca: Penso sia importante dare spazio alla costruzione di giochi manuali, lavori creativi, inventare giochi o fare giochi di ruolo con fratelli e genitori.

Molto importante è anche, secondo me, non imporre mai un libro ai bambini ma farglielo scegliere, cercando solo di indirizzarli in base ai loro gusti. Possono anche vedere dei video molto interessanti, come fiabe sonore, ma non solo!

Proprio qualche giorno fa ho chiesto ai miei bambini di guardarsi su YouTube Pierino e il lupo, con Abbado e Benigni, e di illustrare le scene descritte. Insomma, è l’occasione per scoprire tante belle cose, senza esagerare col computer però.

Maestra Elena: Il momento è difficile, tutti siamo emotivamente impreparati, credo quindi che non sia opportuno sobbarcare le famiglie con troppi compiti. È però l’occasione per fare e scoprire tante cose. Di certo la più importante è la lettura.

Ho detto agli alunni di leggere anche un quotidiano a settimana e di fare la sintesi di qualche articolo interessante o particolare.

Inoltre, ho consigliato loro di tenere un diario giornaliero in cui appuntare e descrivere ciò che vedono dalla finestra, le cose fatte, i libri letti, le emozioni vissute.

La nostra tavola rotonda on-line, con le insegnanti della primaria, continuerà e terminerà nel prossimo articolo.

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La scuola (primaria) ai tempi del Coronavirus

in Tavola Rotonda by
Tre maestre, tre scuole diverse, per scoprire come le classi stanno vivendo l’emergenza di queste settimane legata al Coronavirus.

Che sia una situazione nuova e delicata, lo sanno tutti, non solo da un punto di vista sanitario. L’arrivo del Coronavirus ha cambiato le abitudini di tutti gli italiani, anche dei più piccoli. Negozi chiusi, palestre chiuse e soprattutto scuole chiuse, una misura inevitabile per arginare il virus.

Ma scuola significa tante cose, non solo didattica.

Per parlarne con le dirette interessate, abbiamo incontrato (in maniera virtuale) tre maestre di tre scuole primarie differenti, nel comune di Firenze, per porre loro alcune domande.

Ne è nata un’intervista a tre voci, una tavola rotonda on-line, che ci racconta l’incredibile sforzo che i docenti compiono per stare vicino ai loro alunni, non solo da un punto di vista didattico, ma anche emotivo ed educativo.

Un’intervista che ci restituisce anche l’eterogeneità della nostra scuola.

Loro sono la maestra Carla Caiafa (dell’Istituto Comprensivo Le Cure), la maestra Francesca Liberati (delle Scuole Pie Fiorentine) e la maestra Elena Bini (dell’Istituto Comprensivo Pieraccini). Pubblichiamo qui la prima parte dell’intervista, dandoci appuntamento al prossimo articolo.

Grazie a tutte di esservi collegate con Occhiovolante. Subito per voi una domanda importante. La maestra è, per sua natura, un punto di riferimento “concreto” per i suoi alunni. Come vi sentite a essere diventate maestre “virtuali”?

Maestra Carla: È una sensazione totalmente nuova, per tutti quanti. Devo dire che non è facile portare avanti il nostro lavoro in questa situazione, soprattutto con bambini così piccoli. Certo, la didattica a distanza ci aiuta molto a mantenere il contatto, almeno umano, con i nostri allievi e ci rende, quantomeno, “più tecnologici”! Il segreto è cercare di vedere sempre l’aspetto positivo e propositivo di ogni novità.

Maestra Francesca: Per quanto mi riguarda, è una delle prove più difficili che sto affrontando. Fare la maestra senza avere i bambini davanti è difficilissimo. Mancano gli sguardi, le domande, le risate e tutta la quotidianità. Credo comunque che sia importantissimo mantenere il filo che ci unisce: i bambini devono continuare ad avere le loro sicurezze, i loro affetti anche se soltanto virtuali. Attraverso i nostri semplici messaggi, loro ci sentono vicini e questo è molto importante.

Maestra Elena: È vero, si è scatenata una corsa alla didattica a distanza, ma quanti insegnanti e quante classi sono veramente pronti? Io ad esempio insegno in una quinta di 25 alunni, dei quali soltanto 7 o 8 sono italofoni e molti vivono condizioni socio-culturali difficili. Ai colloqui alcuni genitori non avevano la password di accesso al sito dell’Istituto e quindi erano ignari dei risultati conseguiti dai loro figli. Anche i compiti vengono svolti saltuariamente e con modalità discutibili, per l’assenza delle famiglie. Gli alunni sono spesso gli interpreti dei rapporti con le famiglie. Credo che alcune di queste famiglie difficilmente seguiranno la piattaforma dell’istituto dove viene svolta la didattica a distanza.

Come avete deciso di rimanere in contatto con i vostri alunni? Quali strumenti utilizzate?

Maestra Carla: Il giorno dopo la sospensione delle attività scolastiche, giovedì 5 marzo, ho inviato un video-messaggio a bambini e famiglie, per far sentire la mia presenza. Dopodiché, con le colleghe, abbiamo attivato l’app Hangout, per garantire dei momenti di comunicazione collettiva, a gruppetti di 4/5 alunni per volta. Abbiamo anche scaricato dei giochi ortografici da proporre ai bambini attraverso dei link di Learning Apps, che sono stati apprezzatissimi, perché semplici e divertenti, da fare in qualsiasi momento della giornata. Infine abbiamo scaricato la piattaforma Padlet, adeguandoci alle indicazioni d’Istituto, che sto usando attualmente per proporre i compiti, ma anche video, letture e lavoretti di arte e immagine.

Maestra Francesca: Inizialmente ho sentito gli alunni tramite messaggi vocali, è così che io e le mie colleghe abbiamo dato i primi compiti a casa. Adesso la scuola si è organizzata con una piattaforma via mail, stiamo utilizzando Google Drive. In questo modo possiamo comunicare con le famiglie, assegnare compiti e suggerire video e letture, ma anche avere delle piccole restituzioni didattiche facendo molta attenzione alla privacy di ogni famiglia.

Maestra Elena: Ho cercato da subito di essere vicina a miei alunni con messaggi e note vocali su Whatsapp , per far giungere a loro, attraverso la mia voce, una qualche normalità. Li ho anche brontolati perché avevano dimenticato qualche libro in classe! Così qualche giorno fa, previa autorizzazione della Dirigente, sono andata a scuola, ho riempito la macchina dei loro libri e li ho clandestinamente consegnati ai genitori in modo che tutti potessero lavorare. Adesso, ogni tre o quattro giorni, mi faccio sentire e assegno loro il lavoro. Il nostro Istituto sta utilizzando la piattaforma Moodle, con la formazione di classi virtuali, e devo dire che gran parte del corpo docente, anche se non esperta, si è impegnata fin da subito a utilizzarla.

Leggi il secondo articolo della nostra tavola rotonda on-line, con le insegnanti della primaria.

Covid-19, le parole giuste per parlarne in classe (e a casa)

in Approcci educativi by
Come ci si difende da un virus (e dalla paura)? E soprattutto come possiamo spiegarlo ai bambini?

Ce lo raccontano, in questa chiara e divertente intervista uscita sulla Stampa, il noto autore Federico Taddia e Andrea Grignolio, docente di storia della medicina e bioetica, già coautori di Perché si dice trentatré?, edito da Editoriale Scienza.

Siamo qui! Ed è la dimostrazione più evidente che la specie umana ha sempre vinto contro virus e batteri: per rassicurare un bambino partirei proprio da questa contestazione, spiegando poi la centralità della scienza e degli scienziati per raggiungere questo sorprendente risultato.

Scuole che chiudono, campionati di calcio e pallavolo sospesi, inviti a rimanere tappati in casa. E poi le immagini di città deserte, di ospedali affollati, di migliaia di persone con la mascherina. Per non parlare di parole come “morte”, “epidemia”, “quarantena” che rimbombano da radio e tv, nei discorsi degli adulti, nelle chiacchiere tra coetanei.

Generando paura, confusione, panico più o meno espresso. Riuscire a trovare le parole giuste per narrare l’allarme da coronavirus ai più piccoli, può essere un primo efficace anticorpo per affrontare con più serenità l’emergenza, come afferma Andrea Grignolio, docente di Storia della Medicina e Bioetica all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e al Cnr.

Grignolio, in che modo va toccato il tema delle malattie con i bambini? 

«I bambini hanno gli strumenti per affrontare un tema che coinvolge un aspetto fondamentale della vita. Strumenti che ovviamente cambiano e maturano nel tempo, ma proprio per non lasciar spazio agli equivoci al concetto di malattia va contrapposto a tutte le età quello di sapere scientifico. Va spiegato cosa sia la ricerca, vanno raccontati i grandi risultati ottenuti dalla medicina nei secoli, vanno ricordate le cure trovate. Viviamo in un Paese dove ci si indigna se non si conoscono Dante e Leopardi, ma non si fa una piega se non si sa la differenza tra virus e batteri: questa è l’occasione per ribadire che la scienza, e lo studio, sono il nostro scudo per difenderci da nemici che sono sempre dietro l’angolo».

Se ci chiedono informazioni sul coronavirus, cosa possiamo dire?

«Inizierei dalla sua forma, ovvero un virus che ha una certa somiglianza con una corona di re e regine, che da diversi secoli vivacchia nei pipistrelli, senza creare alcun problema. Nel suo passaggio dall’animale all’uomo, perché a volte questo salto può capitare, è però diventato più cattivo poiché il nostro corpo non è abituato a convivere con lui».

A quel punto ci chiedono perché sia pericoloso…

«Va spiegato ai ragazzi che i virus, per sopravvivere, sfruttano le risorse degli organismi che li ospitano. Ma anche noi abbiamo il nostro esercito di difesa: con il coronavirus però c’è qualche difficoltà, perché essendo nuovo i nostri “soldati” non sanno ancora riconoscerlo. C’è comunque almeno una buona notizia: dai dati che abbiamo in possesso pare che il coronavirus sia meno aggressivo con i bambini, e questo è opportuno ricordarlo».

Però non abbiamo ancora dato una soluzione al problema. Esiste una soluzione?

«Qui dobbiamo dire a gran voce ai bambini che una difesa ai virus esiste. E si chiama vaccino. Abbiamo trovato vaccini per malattie cattivissime come l’ebola, il morbillo, la rosolia. E tra dodici, diciotto mesi, esisterà presumibilmente anche un vaccino per questo nuovo virus. Questo messaggio di speranza va ripetuto con assoluta convinzione».

Possiamo responsabilizzare i bambini in chiave preventiva?

«E’ necessario farlo. Bastano piccoli gesti, come il lavarsi spesso le mani, non mettersele in bocca, starnutire nell’incavo del braccio, ma anche vaccinarsi contro l’influenza stagionale in modo che il coronavirus non trovi la strada facilitata da un organismo indebolito. E se ci guardano perplessi quando insistiamo nel lavarsi le mani, ribadiamo loro che la bocca è la porta d’ingresso principale per virus e batteri che sopravvivono sulle superfici che tocchiamo. E storicamente dobbiamo ringraziare gli arabi che da Aleppo hanno portato i primi saponi, che noi abbiamo copiato con il sapone di Marsiglia, se si sono salvate migliaia di vite».

E la quarantena, come va presentata per non sembrare una prigione domestica?

«Andrei all’origine del nome, che è molto più semplice del rendere accessibile un concetto come cordone sanitario. Parlerei di Venezia, dei tanti commerci con l’oriente, e delle navi con gli ammalati di peste a bordo costrette a non attraccare in porto per quaranta giorni, in modo da non fa diffondere la malattia. Ma poi direi che la quarantena è un isolamento che rimanda ad un gesto di altruismo: non esco non solo per non ammalarmi, ma – soprattutto – non esco per non far ammalare. Un gesto sociale per vivere meglio insieme: proprio come la vaccinazione».

Crediti: L’articolo di Federico Taddia: Grignolio: “Parliamo di virus e vaccini ai bambini: non si spaventano” è stato pubblicato sul quotidiano la Stampa il 23 febbraio 2020 https://www.lastampa.it/cronaca/2020/02/23/news/grignolio-parliamo-di-virus-e-vaccini-ai-bambini-non-si-spaventano-1.38504000

Per l’immagine Virus 3

credits: Anna Leask
https://www.flickr.com/photos/annaleask/
Pubblicato senza modifiche su licenza Creative Commons: https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.0/

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