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Stella: il nuovo gioco da tavola spin-off di Dixit

in Giochi senza frontiere didattiche by
Giovanni Lumini ci presenta un nuovo gioco sulla scia di DIXIT, ma più accessibile anche per i bambini dalla scuola primaria.

Uno dei primi articoli che ho scritto per questa rubrica riguardava uno dei giochi più premiati degli ultimi anni, DIXIT, ormai molto conosciuto (mai abbastanza!) anche in Italia. Se volete saperne di più trovate qui l’articolo.

Dixit ha avuto così tanto successo che ne sono state fatte 10 espansioni (ulteriori mazzi di 84 carte, la cui realizzazione è stata contesa da illustratori di tutto il mondo) per rendere il gioco sempre diverso e sempre nuovo. Mancava qualcosa però: un gioco altrettanto bello che si potesse fare utilizzando una logica simile a quella di Dixit.

E questo novembre 2021 ce l’ha portato, quasi in anticipo per un bellissimo regalo di Natale da giocare con gli amici e in famiglia.

Stella, questo il nome del gioco, ci apre nuove prospettive e soprattutto è una sorta di conseguenza di Dixit con la possibilità straordinariamente intelligente, di poter essere giocato con le carte di Dixit che già possediamo, oltre al nuovo mazzo presente nella nuova scatola. Il retro delle carte e il formato sono esattamente gli stessi!

Stella mette in gioco qualcosa che già conosciamo di Dixit con qualcosa che invece ancora Dixit non presentava.

Ma andiamo con ordine. Sistemiamo in una griglia 5 x 3, 15 carte Dixit visibili a tutti i giocatori. Ogni giocatore ha in mano una plancia/tabella che riproduce gli spazi della griglia stessa. Su questa tabella si agisce con un pennarello cancellabile.


Viene sorteggiata una parola, da un mazzo molto corposo di possibilità: COMPLEANNO, AUTUNNO, SINCERITA’, etc.


Tutti i giocatori, a questo punto, segretamente tracciano tante croci sulla propria tabella quante carte della griglia ritengono che possano andare d’accordo con la parola sorteggiata, fino ad un massimo di dieci carte (croci).

Quando tutti hanno compiuto questa azione, a partire dal primo “Esploratore delle stelle”, ogni giocatore a turno chiama una carta. Se qualcuno ha scelto la stessa carta scocca la scintilla e si segnano punti; se soltanto uno fra gli altri giocatori ha scelto la stessa vostra carta scocca la super-scintilla (!) e si segnano più punti di prima.

Attenzione però… se nessuno ha scelto vostra carta… ahimè… cadete! … e non riuscirete a guadagnare più alcun punto ulteriore, per quel turno.
Stella mette quindi in campo le stesse capacità di astrazione e di collegamento fra parola e immagine che possa evocarla, che trovavamo in Dixit, ma introduce anche un elemento importante: quali sono le carte, le immagini che tutti o quasi tutti hanno scelto? Qual è la scelta più comune?

Nel chiamare le nostre carte, quelle che abbiamo segnato sulla tabella, dobbiamo fare molta attenzione a questo aspetto, perché se partiamo con quelle più “originali” il rischio è non trovare compagni di strada per far scoccare le “scintille” e quindi… cadere!

Entra sicuramente in gioco anche la conoscenza delle altre persone, un modo nuovo di intendere immagini e parole, che amplia e rende molto interessante la dinamica di gioco.

Chi credeva che DIXIT fosse un gioco assoluto, dovrà parzialmente ricredersi, perché con STELLA si riesce ad avere un altro tipo di esperienza di gioco, non migliore, ma diversa e altrettanto stimolante. Ed è sicuramente un gioco e un’esperienza da proporre a scuola, già a partire dalla primaria, magari con l’ausilio della LIM che proietti a tutta la classe le quindici carte da osservare e da legare alla parola data.

Rispetto a DIXIT, nel quale i bambini più piccoli (prima, seconda e terza classe) potrebbero essere in difficoltà nel trovare ed articolare “la parola giusta”, STELLA risulta più accessibile perché è un semplice “lavoro” di scelta, di “accoppiamento” di una parola chiave conosciuta da tutti con le immagini che si ritengono adatte.

Ed è impagabile vedere i volti radiosi dei giocatori quando fra due persone scocca una super-scintilla: il senso è … lo sapevo che c’era una persona che la pensava come me!.. ed essendo solo una, avendo rischiato di “cadere” è ancora più bello guardarsi negli occhi ed esultare!
Non vi fate sfuggire STELLA: le scintille vi attendono!

Dixit: quando un’immagine vale più di mille parole

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Dixit (ed Asmodee) alimenta il pensiero laterale ed è perfetto a partire dai 7/8 anni, anche se le sperimentazioni con bambini e bambine più piccoli del nostro ludologo hanno dato risultati inaspettati e sorprendenti

“Pensi anche tu quello che penso io?”, “Mi hai tolto le parole di bocca!”, “Stavo per dirlo io!” Che bella sensazione pensare la stessa cosa di un’altra persona, provare a indovinare quello che ha in mente, avventurarsi nel suo “pensiero laterale” per anticiparla e, con quel sottofondo di complicità, sapere di conoscerla bene e di conseguenza apprezzarla ancora di più! C’è un gioco “assoluto” che ci aiuta in questo, un gioco di una semplicità disarmante, che nasconde però una profondità inaspettata: DIXIT (casa editrice Asmodee). È un gioco che ha soltanto 10 anni di vita e nonostante questo comincia ad essere considerato un gioco dal quale non si può prescindere, un classico, un gioco “pietra miliare”, che si inserirà di diritto nella lista dei primi 10 giochi da tavolo che ci vengono in mente.
Ha vinto tutti i premi del gioco possibili in tutto il mondo, fra i quali il più prestigioso, lo Spiel Des Jahres, assegnato ogni anno in Germania, ed ha venduto quasi 5 milioni di scatole. È un gioco splendido da giocare fra amici e in famiglia, e si può usare coinvolgendo tutte le età a partire dai 7/8 anni, anche se mie personali sperimentazioni con bambini e bambine più piccoli hanno dato risultati inaspettati e sorprendenti.

Dixit (ed Asmodee)

La scatola contiene un tabellone segnapunti, pedine, segnalini per il voto e 84 carte di formato grande straordinariamente illustrate, tutte diverse, con immagini e mescolanze di soggetti dall’aspetto fortemente evocativo. Dato il successo planetario, tantissimi illustratori si sono proposti per realizzare le espansioni, cioè mazzi aggiuntivi di altre 84 carte. Ogni espansione (ne sono uscite 8) ha un suo stile pittorico diverso che rende il gioco sempre più affascinante e vario, partita dopo partita. Dixit si spiega in tre minuti, o se preferite in massimo 20 righe di articolo.

Ogni persona che gioca (fino a 6 giocatori, ma con la possibilità di arrivare a 12 con la scatola Dixit Odissey) prende 6 carte in mano senza farle vedere agli altri. Uno dei giocatori, colui che parla o il “narratore”, lo “storyteller”, ne sceglie una delle 6, senza mostrarla, e la descrive con una parola, una
frase, un modo di dire, una sentenza, un rumore, canticchiando un’aria musicale, insomma, nella maniera che preferisce. Gli altri cercano, nelle proprie 6 carte, una carta che può avvicinarsi maggiormente a quella descrizione e la consegna al narratore, che le mescola tutte, e le dispone a faccia in su di fronte ai giocatori. Ogni giocatore poi, a parte il narratore, vota, contemporaneamente agli altri, la carta che ritiene sia quella del narratore. E qui succedono alcune cose: se TUTTI i giocatori hanno votato la carta del narratore, il narratore non prenderà alcun punto a differenza degli altri. La stessa cosa succederà se NESSUNO ha votato la carta del narratore.

Dixit (ed. Asmodee)

Questo vi fa capire che il narratore non dovrà essere troppo banale nel descrivere una carta (es. un sole che scende nel mare descritto come TRAMONTO) ma nemmeno troppo lontano dal soggetto che la carta
stessa rappresenta, per non rischiare che nessuno lo voti. Il narratore dovrà esercitarsi in quello che si definisce “pensiero laterale”, nell’evocare un’idea che possa essere capita da qualcuno ma non da tutti. Gli altri dovranno non solo fare esercizio di deduzione, anche in relazione alla persona che hanno davanti, ma cercare di scegliere a loro volta, fra le proprie, una carta appropriata che possa “ingannare” gli altri: infatti ogni voto sulla vostra carta rappresenta un ulteriore punteggio.

L’aspetto più intrigante del gioco è, per il narratore, trovare la “chiave nascosta” che gli permetta di convincere solo qualcuno, ma non tutti, e, per gli altri giocatori, cercare nelle diverse immagini quell’appiglio, quello stimolo, quel retropensiero, quell’esperienza comune che ci possa far risalire al percorso mentale del narratore. Tutti bei paroloni che non “raccontano” assolutamente il piacere incredibile che dà partecipare al gioco e la voglia di riproporlo agli amici che ancora non lo conoscono. A scuola, con i ragazzi e le ragazze, laddove l’ho proposto, ha sempre riscosso un successo clamoroso e le sollecitazioni e le idee e le evocazioni che vengono dalle menti più giovani sono sempre piacevoli da confrontare con le proprie, sono un ottimo indicatore per gli insegnanti, sono un indizio creativo da non sottovalutare. Inoltre il gioco è molto gestibile perché si possono organizzare sottogruppi, usando magari un’espansione. Nella nostra Ludoteca di Classe, quindi, ovviamente, Dixit non può mancare!

Qualche anno fa ho creato anche un gruppo aperto su facebook Dixit – il pensiero laterale in cui chiunque può postare immagini chiedendo
agli altri di commentarle “alla Dixit”. E’ un gruppo un po’ silente al momento, ma rivitalizzabile! E… Per concludere, eccovi un assaggio di quello che può succedere in un qualunque turno di Dixit. “Oltre” … è la parola con la quale ho descritto una delle carte seguenti. “Quella strana fragilità” è la frase con la quale ho descritto una seconda serie di immagini. Provate a pensare quale potrebbero essere le immagini giuste (almeno per il mio turno di narratore!)

Dixit. “Oltre”
Dixit. “Quella strana fragilità”

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