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Black Boys, la seduzione dell’odio

in Spunti di lettura by
Perché dobbiamo leggere Black Boys di Gabriele Clima in classe.

Chi insegna sa bene che non può esimersi dall’affrontare con i propri alunni argomenti scottanti come il dolore della perdita, l’odio, la vendetta, la discriminazione, la violenza, la morte; sa bene che non può non srotolare i fili delle emozioni più perturbanti che nella vita di tutti noi si dispiegano, nonostante noi.

Siamo vulnerabili, tutti piegati da un vulnus che esiste proprio perché siamo vivi e, nonostante il mito di onnipotenza in cui tutti noi siamo cresciuti, l’imprevedibilità della vita può abbattersi in qualsiasi momento su chiunque.

Con i nostri alunni quindi credo sia doveroso provare a dipanare questa massa scottante proprio perché ci attraversa, anche se negli ultimi anni l’abitudine al politicamente corretto è approdata anche nella scuola. Ma come farlo? Attraverso il sermone del docente, il quale spiega che odiare è sbagliato, che amare e perdonare è bello e che la vendetta è da delinquenti?

Io ho sempre pensato che siano le storie, quelle raccontate in un libro o quelle che si vivono attraversando un film o una serie tv, a venirci incontro; sono le storie ad aiutarci a guardare fuori e dentro, che ci leggono  e che hanno la straordinaria capacità di dare i nomi alle cose, anche a quelle più inverbalizzabili.

Come dice Recalcati, leggere…

“è un’esperienza che può coinvolgere profondamente il lettore: quando leggiamo un libro possiamo fare l’esperienza di sentirci nello stesso tempo letti dal libro che leggiamo. Sicché impariamo qualcosa di chi siamo dal libro che leggiamo perché noi stessi in fondo siamo un libro che attende di essere letto. Anche in questo senso la lettura è un’attività dell’io che però implica sempre l’incidenza dell’inconscio […] trovo nel libro le parole per dire quello che oscuramente vivevo e pensavo senza essere in grado di nominarlo
M. Recalcati, A libro aperto. Una vita è i suoi libri.

E Black Boys è uno di quei libri che ha questo potere. Un libro che in superficie ha l’impostazione del romanzo per ragazzi, per via del linguaggio scorrevole e immediato, e perché i suoi personaggi sono ragazzi, ma la ricchezza dei temi e la profondità con cui vengono trattati rendono questo romanzo adatto a tutti.

Il protagonista è Alex, un ragazzo come tanti, con una famiglia normale e una vita normale, ma un giorno accade che nella sua vita irrompe il trauma della perdita. Un incidente stradale gli porta via il padre, lascia alla madre delle lesioni permanenti e lui è vivo per miracolo. L’incidente è stato causato da uno scontro con un furgone guidato da un uomo di colore, un “nero” di cui Alex conosce solo il nome: Mbaye.

Tutto cambia nella sua vita e a 16 anni Alex deve fare i conti con il lutto e la separazione. Il dolore è insopportabile, le parole non servono, anche se sono le parole di quelli che il lutto lo hanno già attraversato, perché tutti siamo diversi e ognuno ha “un suo modo”. Le possibilità che si aprono di fronte ad Alex sono due, una lunga e tortuosa, un’altra semplice e in qualche modo anche appagante che nega i tempi lunghi e labirintici del lutto e che ti offre anche la sensazione della potenza: questa è la strada dell’odio, la strada della vendetta.

Alex vuole trovare il responsabile di quell’incidente, quell’uomo che, secondo lui,  continua a vivere la sua vita come se nulla fosse mai accaduto, mentre la sua vita e quella di sua mamma sono state distrutte. Alex vuole liberare quel fluido di rabbia e dolore che lo schiaccia, colpendo quell’uomo, urlandogli contro, pensa che quella sia giustizia, ma non sa come fare.

È cosi che si ritrova in un gruppo di ragazzi che quel ‘nero’ potrebbero trovarlo e questi sono i Black Boys. I Black Boys fanno quello che nessuno ha il coraggio di fare: “ripuliscono le strade dalla merda, cercano i neri, zingari, immigrati. E gli fanno capire che non sono i benvenuti”. Eppure Alex non è razzista, non gli importa nulla del colore della pelle di Moussa, lui vuole solo vendicarsi.

Ma la vendetta è così, si lascia guidare dalla via breve dell’odio, quella che ti fa credere che esista un Altro da eliminare per risolvere il problema, quella che ti fa credere che il mondo si divida in maniera semplicistica in due forze contrapposte e irriducibili.

Alex si ritrova pertanto in questo gruppo e tocca con mano il potere della violenza. Il capo del gruppo, Ferenc, si offre di aiutarlo a trovare il Nero, ma vuole qualcosa in cambio: Alex dovrà partecipare alle spedizioni punitive che loro fanno. È così che Alex si ritrova ad assaporare il senso apparente di potere che ti offre la violenza, un potere però che in lui si sbriciola fra le mani non appena viene compiuto.

Non ci impiegherà molto Alex a capire che non è quella la strada, che l’esercizio della violenza non te lo fa passare il dolore, che la strada della vendetta è risolutiva solo all’apparenza perché il dolore per l’assenza non passa così. Ma uscire da un gruppo di squadristi non sarà facile e le azioni compiute hanno sempre delle conseguenze.

Questo libro affronta in maniera così cristallina tanti di quei temi, da quelli intimi ed eterni relativi al singolo, a quelli sociali e politici attuali, che leggerlo in classe con adolescenti come Alex (ma anche un po’ più piccoli), può essere solo un’occasione di crescita.

  1. Leggere questo libro è per esempio fare educazione civica e storia allo stesso tempo perché ci consente di capire come è facile la logica dei populisti e della politica di pancia.

Populista ed estremista è Ferenc, per esempio, che incarna perfettamente non solo il leader dello squadraccia, ma anche l’aspirante capopopolo, perché sa che per avere successo  è necessario ‘dopare’ le masse facendogli credere che l’origine di tutti i problemi siano i diversi.

“No, Alex, il punto è un altro. Tu, la gente, la devi caricare, la devi far incazzare. Non devi darle Pericle, devi darle il doping. […] Quello che si dà agli sportivi. Dai il doping alla gente, Alex, falla incazzare, falla andare su di giri. E poi le dai un motivo per essere incazzata.

“Gli immigrati?” risponde Alex.

Ferenc sorride e risponde “Lo vedi, allora, che capisci?”.

  • Ma leggere questo libro è anche parlare di amore.

Amore per chi resiste, come la mamma di Alex, una donna forte perché ha imparato a fare delle crepe del dolore qualcosa di prezioso, che si è spezzata però ha saputo resistere alla fragilità.

Amore per chi non c’è più ma con cui è possibile tessere dei fili invisibili.

Amore per l’altro, perché se attraversiamo la strada lunga del perdono, potremmo scoprire che la realtà è molto più sfaccettata  di quanto immaginavamo e che quello che avevamo definito Nemico, forse non lo è affatto.

Immagine di copertina: da Libreria Volare

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Per formare lettori, riempiamo le classi di libri!

in Approcci educativi/Spunti di lettura by
Matteo Biagi, docente di lettere e allenatore di lettura, ci spiega perché è molto importante avere una buona biblioteca di libri in classe

La biblioteca di classe è un pilastro del laboratorio di lettura. Trascorrere del tempo di qualità circondati dai libri è, per gli studenti, occasione di crescita costante, per molti motivi. Innanzitutto di ordine pratico: la biblioteca di classe è accessibile quotidianamente. La biblioteca scolastica, ammesso che sia presente e aggiornata, lo è soltanto in orari prestabiliti.

Questo comporta il vantaggio che gli studenti abbiano l’opportunità di leggere in ogni momento “non strutturato” della vita scolastica. Nelle classi che sperimentano il laboratorio di lettura non è inusuale vedere studenti che prendono una graphic novel al termine di una verifica di matematica. Oppure che trascorrono le ore di supplenza in compagnia dei loro autori preferiti. Il vantaggio della biblioteca di classe è anche teorico: trasmette il messaggio che in quella classe si considerano i libri e la lettura un valore.

Certo, la biblioteca di classe deve avere alcune caratteristiche per essere davvero efficace.

Dovrebbe innanzitutto contenere un numero adeguato di volumi, per consentire possibilità di scelta a tutti. Difficile quantificare il “numero adeguato”: adottando il numero degli alunni come unità di misura, si può affermare che si parte dai due volumi per alunno fino ad arrivare a cifre superiori. Dovrebbe essere sufficientemente variegata, per generi, temi, livello di complessità. Contenere graphic novel, albi illustrati, libri di divulgazione, riviste. Soprattutto dovrebbe essere costituita da materiale che l’insegnante conosce bene.

Il libro presentato con passione, con la scintilla negli occhi, leggendone un passo che ci siamo sottolineati perché efficace e suggestivo, circolerà tra gli studenti molto di più del volume messo in biblioteca.

Nei corsi di formazione, a questo punto, si alza quasi sempre una mano a chiedere: “Dove si trovano i libri per la biblioteca di classe?”.

Si chiede a ogni ragazzo di portarne uno, oppure si chiede una cifra alle famiglie che magari hanno risparmiato sull’adozione del libro di narrativa o (addirittura) dell’antologia, si aderisce a progetti come “Il giralibro” o “ioleggoperché”, si concorda un prestito di classe con la biblioteca comunale…

Questa è senza dubbio la risposta più diplomatica, ma non è la più vera. Perché a parer mio non si può prescindere dal materiale proprio, dai propri libri. E non per una questione di numero, ma anche di relazione. Ogni insegnante sa quanto l’apprendimento passi attraverso di essa.

Se mi porti i tuoi libri, se compri libri per me, significa che io sono importante per te.

Credits foto: @nate bolt

Coltivare la lettura come un orto rigoglioso

in Virgolette by
È importante proporre la varietà nella scelta della lettura per i ragazzi; perché e come fare ce lo spiega Paola Zannoner.

Una delle considerazioni più belle sulla lettura mi è arrivata per mail:

Penso che ogni volta che leggiamo un libro si viva una nuova vita. Ognuno di noi, quando legge, immagina come sarebbe la sua vita, se fosse come quella della protagonista del libro. Ritengo che la passione per la lettura si possa paragonare ad un orto. Entrambi vanno coltivati e ci vuole pazienza. Nella prima si coltiva, leggendo sempre più libri. Nel caso dell’orto, invece, si coltiva con le piante. In ambedue i casi ci sono dei periodi. Nella passione per la lettura i periodi sono soggettivi. Quando si coltiva un orto bisogna sapere che ci sono delle verdure che crescono in un certo periodo e altre in un altro. Se non si coltiva la passione per la lettura, così come nel caso dell’orto, entrambe finiranno per morire.

L’ha scritta Silvia Guerra, 14 anni, piemontese, e posso anche dire di avere una certa indiretta responsabilità alla sua passione per la lettura, perché ha cominciato a provarla dopo aver letto “Voglio fare la scrittrice”, uno dei miei libri di maggiore successo presso le ragazze.

Sì, bisogna sapere che ci sono letture per periodi diversi, non soltanto per età, ma proprio per stagioni e per momenti della vita. Bisogna considerare che ci sono gusti personali e che la letteratura è un campo molto preciso, davvero un orto rigoglioso cui accedono i lettori, entrando in relazione con la narrazione di storie attraverso il linguaggio verbale.

Ecco perché è importantissimo proporre la varietà ai nostri ragazzi. Tra tanti libri, possono incontrarne uno che li incuriosisce, parla alla loro sensibilità, li trascina dentro un mondo, li fa viaggiare dentro.

Ho sempre tenuto conto di questo aspetto nel lavoro che svolgo per la promozione della lettura, come nel caso del Libernauta, il concorso di lettura per giovani dal 14 ai 19 anni che si tiene nell’area fiorentina (19 Comuni) proprio durante il periodo estivo, attraverso le biblioteche che dialogano con le scuole superiori in un progetto che coinvolge migliaia di studenti.

Migliaia, appunto, di età diverse come lo sono quegli abissali anni dai quattordici alla maggiore età, da chi deve patire per uscire la sera a chi guida l’auto e non rende più conto di dove va e con chi. Sarebbe un po’ assurdo proporre a questi giovani adulti lo stesso identico libro, così si scegli:

per livelli differenti che significa ambientazioni, temi, personaggi commisurati alle loro varie età;

per “generi”, inserendo un libro sullo sport, una graphic novel o un libro illustrato, un romanzo che ha un legame diretto con il cinema, un’autobiografia su un tema sociale, un romanzo sentimentale e così via;

per temi di attualità: ad esempio da alcuni anni segnaliamo quei libri che parlano del tema dei migranti, degli “approdi” nelle nostre coste;

per autori, scegliendo anche quegli esordienti, che hanno indovinato un buon libro che sa parlare ai lettori poco più giovani di loro.

A proposito di questo tipo di scrittori bisogna considerare che questi libri non hanno la pretesa di essere “letteratura”, ma una narrazione che incoraggia a raccontarsi e a confrontarsi con la pubblicazione, non più una meta inarrivabile per i giovanissimi.

Leggere ci rende persone più empatiche

in Zigzag in rete by
Secondo lo studio della Kingston University di Londra leggere ci rende più buoni ed empatici verso gli altri.  

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