maturità 2020

Maturità 2020, parlano i professori! (ultima parte)

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Come sarà la maturità 2020 a causa dell’emergenza coronavirus? Oggi ne parliamo con la professoressa Francesca Maggi.

Dopo questo lungo periodo di didattica a distanza sono state ufficializzate le regole e le modalità per la nuova maturità 2020.

Quali sono le novità? L’ordinanza ministeriale ci dice innanzitutto che tutti gli studenti che hanno frequentato l’ultimo anno della secondaria di II grado saranno ammessi alla prova, e che il loro voto di ammissione sarà valutato dal consiglio di classe. Tra le grandi novità ci sono anche il valore dei crediti degli ultimi tre anni, che sarà in totale di 60 punti (18 per il terzo anno, 20 per il quarto, 22 per il quinto), e soprattutto la presenza di una sola prova orale, che sostituisce gli scritti e varrà fino a un massimo di 40 punti.

Per scoprire più da vicino come gli studenti – e i professori – si preparano a questa “notte prima degli esami” veramente sui generis. Abbiamo pensato di porre delle domande ad alcuni insegnanti provenienti da diverse regioni d’Italia.

Dopo le precedenti interviste , oggi è con noi la professoressa Francesca Maggi, che insegna italiano e latino presso il Liceo Classico “Carducci Ricasoli” di Grosseto.

Benvenuta. Come avete vissuto, lei e i suoi studenti, questo momento in attesa di conoscere le modalità della nuova maturità 2020?

Sono molto felice di partecipare a questa iniziativa, che può essere uno stimolo alla riflessione e alla condivisione per chi, studenti e insegnanti, da marzo (anzi, alcuni già da febbraio) si è trovato da un giorno all’altro a reinventarsi da casa la propria attività.

La frequenza dei cambiamenti a cui è stato sottoposto l’Esame di Stato ci aveva già preparato emotivamente a eventuali aggiustamenti in itinere, ma nessuno si sarebbe aspettato una situazione tanto complessa.

Noi in Toscana ci troviamo a casa dal 6 marzo e all’inizio non potevamo sapere che la situazione si sarebbe protratta così tanto nel tempo da far addirittura saltare l’Esame di Stato. Almeno così come è sempre stato nella prassi consolidata (prove scritte e prova orale).

Con la mia classe quinta ci siamo impegnati nella prosecuzione del programma, nella consapevolezza che questa sarebbe stata una certezza. Cercando di non concentrarci sull’incognita di quei mutamenti che non avevamo preventivato e che, giorno dopo giorno, abbiamo capito che sarebbero stati necessari.

Ovviamente la fase iniziale è stata più difficile, perché sia gli studenti che gli insegnanti hanno dovuto prendere dimestichezza con la piattaforma digitale per la DaD. Gli studenti e i docenti del nostro Paese sono stati e continuano ad essere degli eroi, dei pionieri, perché nessuno era stato preparato ad uno scenario di questo genere.

Per fortuna la mia scuola in pochi giorni ha messo tutti in condizione di lavorare e già dalla metà di marzo abbiamo attivato le lezioni. Anche se con qualche difficoltà dei singoli, legata alla connessione e/o all’uso dei programmi.

Quest’anno sono state eliminate le prove scritte a favore di un’unica prova orale. Come stanno vivendo gli studenti questo cambiamento?

Già, le prove scritte. A settembre avevamo cominciato a lavorare nell’ottica di preparare gli studenti alle novità degli scritti introdotte dal Nuovo Esame di Stato e questa preoccupazione comunque ci bastava: pur avendo iniziato dallo scorso anno, in quarta, a lavorare in quella direzione, sia per Italiano che per la seconda prova (che per noi quest’anno prevedeva Latino con Greco), contavamo di approfondire la questione, per affinare le nuove competenze richieste.

Non sto a ricordare quanto fosse complesso coniugare la necessità di dare lo spazio necessario allo scritto con quella – atavica – di portare il più avanti possibile nel Novecento il programma di letteratura. Perciò è naturale che la notizia dell’abolizione delle prove scritte ci abbia colto alla sprovvista, ma con il passare del tempo questa probabilità cominciava a farsi strada: durante le videolezioni avevamo iniziato anche a immaginarci che qualcosa di simile potesse verificarsi.

Certo, però, vederlo scritto nero su bianco nella Circolare Ministeriale ci ha comunque creato un’ansia iniziale, perché ha tolto delle certezze, a tutti: a noi docenti, ma anche ai ragazzi, convinti che l’Esame di Stato scritto/orale sarebbe esistito per sempre, come il campionato di calcio e le spiagge affollate.

Come pensa di sostenere gli studenti nella prova che devono sostenere, dopo un lavoro incentrato in gran parte sugli scritti fino all’arrivo dell’emergenza?

La prova orale dovrebbe essere suddivisa in cinque parti, come da poco si sta delineando, e una di queste sarà l’analisi di un testo letterario conosciuto. Immagino che la prova avrà bisogno di ulteriori precisazioni (e spero che giungano presto, visto che manca ormai poco più di un mese al 17 giugno, data stabilita per l’inizio delle operazioni).

Devo ammettere che da sempre mi sono concentrata moltissimo sulla preparazione dello scritto, come penso tutti i miei colleghi, tanto che i miei studenti si sono sentiti ripetere milioni di volte: «Cercate di lavorare bene per gli scritti, che sono la parte più importante».

Quindi ho lavorato sempre molto sull’analisi del testo letterario, come pratica quotidiana in classe, visto che è ciò che si richiede normalmente durante l’interrogazione. Anche le nuove tipologie testuali presentate lo scorso anno hanno chiesto per lo più agli studenti di partire da un’analisi del testo, che fosse letterario o meno.

Tutto questo per dire che in fondo la prova orale di quest’anno richiederà di analizzare un testo scelto dalla commissione sulla base del programma. Quindi, tutto sommato, penso che i miei studenti, se proseguiranno con l’impegno che stanno dimostrando, non saranno preoccupati più di tanto dal quesito di Italiano.

Credo che, più degli altri anni, cercherò di insistere sulle competenze analitiche, oltre che sulle conoscenze, senza troppe ansie relative al programma.

Tra le novità 2020, c’è una maggiore importanza data all’andamento degli ultimi tre anni di ogni studente. Come hanno accolto i suoi studenti la notizia?

Ben 60 punti su 100 potranno arrivare dal curriculum del triennio, mentre 40 punti saranno riservati alla prova d’Esame: io credo che questa sia, alla fine, una buona notizia, una forma di garanzia del lavoro che i ragazzi hanno svolto.

In tanta incertezza, almeno questo concorre a rassicurarli, a far sentire loro che la parte fondamentale del lavoro richiesto l’hanno già portata a termine. Da quello che posso percepire “a distanza”, quando al mattino ci colleghiamo, e da quello che leggo negli esercizi di analisi che mi inviano, l’impegno, anche da parte dei più fragili, sta crescendo: questo non può che significare la presa di coscienza da parte loro di aver imboccato la strada giusta.

Talvolta mi soffermo con qualche domanda mirata, per capire a che punto si trovano le loro certezze. E, tutto considerato, credo che stiano reagendo nel modo giusto. Indubbiamente anche la Commissione tutta interna contribuisce non poco a far affrontare loro la circostanza con più tranquillità.

Maturità 2020, parlano i professori! (2° parte)

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Come sarà la maturità 2020 a causa dell’emergenza coronavirus? Oggi ne parliamo con il professor Marco Briziarelli.

Dopo questo lungo periodo di didattica a distanza, che ha cambiato il modo di fare scuola di ogni ordine e grado, sono state ufficializzate le regole e le modalità per la nuova maturità 2020.

Quali sono le novità di questa maturità 2020? L’ordinanza ministeriale ci dice innanzitutto che tutti gli studenti che hanno frequentato l’ultimo anno della secondaria di II grado saranno ammessi alla prova. E che il loro voto di ammissione sarà valutato dal consiglio di classe. Tra le grandi novità ci sono anche il valore dei crediti degli ultimi tre anni, che sarà in totale di 60 punti (18 per il terzo anno, 20 per il quarto, 22 per il quinto). E soprattutto la presenza di una sola prova orale, che sostituisce gli scritti e varrà fino a un massimo di 40 punti.

Per scoprire più da vicino come gli studenti – e i professori – si preparano a questa “notte prima degli esami” veramente sui generis, abbiamo pensato di porre delle domande ad alcuni insegnanti provenienti da diverse regioni diverse d’Italia. Dopo la prima intervista a una professoressa di Padova, oggi è con noi il professor Marco Briziarelli, che insegna italiano e latino presso il Liceo Scientifico “Jacopone da Todi” di Todi, Perugia.

Benvenuto. Come avete vissuto, lei e i suoi studenti, questo momento in attesa di conoscere le modalità della nuova maturità 2020?

Premesso che ho sempre cercato di comunicare nelle mie classi l’idea che a contare davvero è la qualità del percorso scolastico svolto, la crescita culturale e umana, i miei studenti vivono con comprensibile apprensione la maturità, in quanto esperienza per loro nuova e conclusiva di un ciclo di studi e di vita decisivo nella propria formazione. A ciò si aggiunge il fatto che quest’anno, con la sospensione dell’attività didattica e l’attivazione della didattica a distanza, è stato annunciato che le modalità della nuova maturità sarebbero mutate.

Ma come? E, soprattutto, quando le avremmo conosciuto nel dettaglio? Per quanto mi riguarda ho vissuto con relativa tranquillità e pazienza questa fase di attesa e incertezza, nella convinzione che non sarebbe stato semplice riconfigurare nel dettaglio l’Esame di Stato.

Nello stesso tempo, ho dialogato con gli studenti per rassicurarli, rafforzare la loro autostima e sollecitarli a convivere non drammaticamente con le incognite del caso, in presenza anche di incognite assai più rilevanti imposte alla nostra esistenza dal propagarsi o dal persistere di una pandemia dalla portata storica. Credo di essere riuscito, almeno in parte, in questa operazione distensiva anche se numerose sono state le domande degli studenti, le ipotesi, le richieste di chiarimenti che mi hanno rivolto nel corso dei giorni.

Hanno manifestato segni di disorientamento, perplessità, ansia, mantenendo sempre un atteggiamento costruttivo e cercando in molti casi di prefigurare scenari in modo da poter indirizzare il loro lavoro coerentemente con una prova che sarebbe stata verosimilmente più orientata a sondare la produzione orale che quella scritta.

Quest’anno sono state eliminate le prove scritte a favore di un’unica prova orale. Come stanno vivendo gli studenti questo cambiamento?

Gli studenti hanno accolto in modo diversificato questo cambiamento. C’è stato chi, più fragile nella produzione scritta, si è sentito maggiormente garantito da un esame che le escludeva.

C’è stato poi chi, abituato a confrontarsi con entusiasmo e successo con le prove scritte, ha vissuto questa scelta come una sottrazione. Il venir meno di una occasione per dimostrare le proprie capacità.

Capisco comunque il senso di sollievo di molti studenti in quanto, oggettivamente, le prove scritte della maturità presentano una complessità che, troppo spesso, non tiene conto di quanto tempo in più noi docenti avremmo bisogno per preparare in modo più sicuro e solido i nostri alunni a queste prove.

Come pensa di sostenere gli studenti nella nuova prova, dopo un lavoro incentrato in gran parte sugli scritti?

C’è un lavoro di sostegno psicologico che occorre fare sempre e comunque in vista di una prova d’esame, ma occorre anche convincere i ragazzi che l’esame non è il cuore della scuola.

D’altra parte, vista la nuova configurazione della prova di maturità, il grande sforzo che cerco quotidianamente di compiere, e che caratterizza comunque da sempre la mia didattica, è quello di stimolare gli studenti a parlare, a interagire, a confrontarsi continuamente in modo reciproco e con l’insegnante. Se questo però risulta efficace a scuola, non sta accadendo lo stesso con le videolezioni. Per problemi di connessione, di dispostivi o di “allentamento” della socialità, gli studenti tendono a essere più “spenti” e meno pronti a confrontarsi verbalmente. Ho notato questa tendenza anche in alunni che in presenza risultavano particolarmente brillanti nell’interazione orale.

Vivo questa difficoltà con molta pena. Ritengo che la vivacità e l’intelligenza dell’interazione orale siano tra le più grandi gioie e soddisfazioni che la scuola possa offrire a insegnanti e studenti. D’altra parte questo affievolimento della parola è forse conseguenza diretta dell’isolamento e del distanziamento prodotto dal Coronavirus. Intendo tuttavia continuare a stimolare i miei studenti, a organizzare verbalmente i loro pensieri, a parlare e a interagire. Penso anche che alcune indicazioni arrivate dal Ministero possano essere d’aiuto.

Un consiglio che ho più volte dato ai miei alunni è stato quello di dedicare del tempo a informarsi in modo approfondito sulla pandemia e a riflettere sulle sue implicazioni storiche, sociali, psicologiche. Operando connessioni con quanto hanno studiato e con i grandi temi di Cittadinanza e Costituzione con i quali dovranno confrontarsi all’esame.

Tra le novità 2020, c’è una maggiore importanza data all’andamento degli ultimi tre anni di ogni studente. Come hanno accolto i suoi studenti la notizia?

Gli studenti hanno molto apprezzato questa scelta. A loro giudizio, una valutazione che tenga maggiormente conto di un impegno pluriennale restituisce meglio la qualità e il profilo di ciascuno di loro. Un peso troppo rilevante dato alla prova di esame, in presenza di eventuali “cedimenti” o difficoltà psicologiche connesse alla situazione. Rischierebbe infatti di portare a una sottovalutazione degli studenti stessi.

A mio avviso, il problema può anche essere inverso, cioè quello che studenti che non hanno brillato per impegno nel corso degli anni siano troppo favoriti da un esame che, per forza di cose circoscritto, sonda solo parzialmente le loro competenze e, magari, premia alunni che hanno mostrato di conoscere gli argomenti oggetto di prova ma che non conoscono la maggior parte di quelli affrontati nel corso degli anni.

Alcuni studenti hanno anche apertamente manifestato l’auspicio che, d’ora in avanti, per le maturità degli anni successivi, venga confermata la scelta di dare maggior peso al percorso triennale piuttosto che all’esame di maturità.

Grazie e… buona maturità!

Crediti foto copertina: dcJohn

Maturità 2020, parlano i professori!

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Come sarà la maturità 2020 a causa dell’emergenza Coronavirus? Ne parliamo con la professoressa Elena Sartori.

Come anticipato dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, sono state ufficializzate le regole e le modalità per la nuova maturità 2020, dopo un lungo periodo di didattica a distanza, che ha cambiato il modo di fare scuola di ogni ordine e grado.

Quali sono le novità? L’ordinanza ministeriale ci dice innanzitutto che tutti gli studenti che hanno frequentato l’ultimo anno della secondaria di II grado saranno ammessi alla prova, e che il loro voto di ammissione sarà valutato dal consiglio di classe. Tra le grandi novità ci sono anche il valore dei crediti degli ultimi tre anni, che sarà in totale di 60 punti (18 per il terzo anno, 20 per il quarto, 22 per il quinto), e soprattutto la presenza di una sola prova orale, che sostituisce gli scritti e varrà fino a un massimo di 40 punti.

Per scoprire più da vicino come gli studenti – e i professori – si preparano a questa “notte prima degli esami” veramente sui generis, abbiamo pensato di porre delle domande ad alcuni insegnanti provenienti da diverse regioni diverse d’Italia. Oggi è con noi la professoressa Elena Sartori, che insegna chimica nell’IIS Scalcerle di Padova.

Benvenuta. Come avete vissuto, lei e i suoi studenti, questo momento in attesa di conoscere le modalità della nuova maturità 2020?

Inizialmente nessuno si preoccupava perché tutti pensavamo che si trattasse solo di una situazione temporanea e che saremmo tornati a scuola. Io mi sono tuffata con entusiasmo nella didattica a distanza, che rappresentava una “variazione sul tema” e mi consentiva di avere un approccio più flessibile all’insegnamento (non hai capito? va bene, sentiamoci oggi pomeriggio). Un po’ alla volta l’entusiasmo si è smorzato, sia per i vincoli impostici dalla dirigenza (meglio lezioni in differita, non troppe lezioni in una mattinata, ridurre l’ora di lezione) sia per la mancanza del contatto diretto con gli studenti che, mi sono resa conto nel tempo, rappresenta l’innesco necessario. Dal canto loro, i ragazzi ci comunicavano spesso la difficoltà nell’affrontare la lezione e lo studio in modo così distante e individuale. Non conoscere le modalità dell’esame ha creato un po’ di ansia in me e negli studenti. Tutti avremmo voluto conoscere con anticipo sia le modalità dell’esame sia la composizione delle commissioni. Invece le modalità dell’esame non sono ancora completamente note e le commissioni sono state decise solo pochi giorni fa. Per effetto della presenza dei soli membri interni e per disposizioni contenute nell’ordinanza ministeriale, alcune classi sosterranno l’esame di maturità su materie diverse da quelle inizialmente decise dal ministero all’inizio dell’anno. Per me si tratta inoltre dei primi esami di maturità a cui prendo parte.

Quest’anno sono state eliminate le prove scritte a favore di un’unica prova orale. Come stanno vivendo gli studenti questo cambiamento?

Non ho sentito commenti espliciti, ma la mia impressione è che la maggior parte degli studenti abbia vissuto con sollievo l’eliminazione delle prove scritte che (dopo l’abolizione della terza prova formulata dalla commissione), giungendo entrambe dal ministero, continuano a rappresentare le prove più aleatorie. Secondo me è un po’ un peccato, perché per molti di loro, che erano davvero ben preparati, sarebbe stata una bella soddisfazione vedere che erano in grado di affrontare anche quesiti pensati a “livello centrale”.

Come pensa di sostenere gli studenti nella nuova prova, dopo aver svolto un lavoro incentrato in gran parte sugli scritti?

Le ultime unità didattiche saranno verificate con prove orali e darò la mia disponibilità per ascoltarli su alcuni argomenti senza valutazione. Li aiuterò a impostare un discorso, mettendo in luce quegli aspetti che loro potrebbero dare per scontati e che invece, se esplicitati, rendono la trattazione interessante e ben sostanziata. Anche perché per una materia scientifica come la mia, c’è il rischio che l’esposizione orale costringa a una maggiore vaghezza. La bozza di ordinanza pubblicata in questi giorni parla di un elaborato sulle materie di indirizzo che ogni studente dovrà realizzare e da cui iniziare il colloquio. Penso perciò che noi docenti aiuteremo i ragazzi nella selezione degli argomenti e nell’individuazione dei possibili collegamenti tra le discipline.

Tra le novità 2020, c’è una maggiore importanza data all’andamento degli ultimi tre anni di ogni studente. Come hanno accolto i suoi studenti la notizia?

In generale credo che questo possa dare una certa tranquillità anche se è ovvio che, chi ha sempre lavorato e conseguito una buona media dei voti nel triennio, sarà più felice di chi invece parte da crediti bassi e poteva sperare nel colpo di fortuna all’esame per un bel voto di maturità.

Grazie e… buona maturità!

Crediti foto copertina: ChinaFotoPressChinaFotoPress via Getty

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