Montessori

Come calmare un bambino? Ecco il metodo Montessori!

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Ci pensa il “barattolo della calma” a far rilassare i più piccoli e aiutarli a ritrovare l’equilibrio. Ecco come realizzarlo!

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In partenza la 5° edizione di Didacta!

in Scuola by

Dedicata alla pedagogista Maria Montessori, venerdì 20 maggio ha il via la 5° edizione della Fiera Didacta Italia. Centinaia di eventi formativi e una vasta area espositiva per le aziende che lavorano nel mondo della scuola e della formazione.

Didacta, l’evento nazionale sull’innovazione della scuola, il più atteso da docenti, dirigenti scolastici, educatori e professionisti in generale del settore, è ai nastri di partenza!

La più grande fiera per la formazione dei docenti si terrà dal 20 al 22 maggio, nella splendida cornice della Fortezza da Basso, a Firenze (ma nasce in Germania, come abbiamo scritto QUI!).

Come si legge dal sito ufficiale della manifestazione, Didacta ha:

l’obiettivo di favorire il dibattito sul mondo dell’istruzione tra gli enti, le associazioni e gli imprenditori, per creare un luogo di incontro tra le scuole e le aziende del settore.

E questa 5° edizione non poteva che essere dedicata a Maria Montessori, una delle personalità più importanti a livello mondiale nel campo dell’educazione dell’infanzia. Il suo metodo educativo è considerato uno dei principali esperimenti di “scuola nuova” adottato in molti paesi del mondo.

La quinta edizione

Come quelle passate, anche la quinta edizione di Didacta si sviluppa in 2 livelli:

  • quello dell’area espositiva, che chiama in causa tutta la filiera delle aziende che lavorano nel mondo della scuola e della formazione;
  • quello degli eventi (oltre 250!), con convegni e seminari che vanno dall’area tecnologica a quella scientifica e umanistica.
Clicca QUI per scoprire l’intero programma di questa edizione di Didacta, e QUI per acquistare il tuo biglietto d’ingresso!

Librì a Didacta!

Anche quest’anno Librì – Progetti Educativi sarà presente con un proprio stand a Didacta, e più precisamente il numero A 59 all’interno del padiglione Spadolini. Qui, nelle 3 giornate della fiera, saranno organizzati vari interventi dedicati a temi come l’inclusione, l’accoglienza, la ricerca, l’alimentazione, la finanza, l’educazione civica e molto altro!

Scopri QUI tutti gli interventi previsti e… vieni a trovarci!

Foto di copertina by raiscuola.rai.it

20 marzo: Giornata Internazionale della felicità

in Affettività e Psicologia/Attività in classe by

Domani si festeggia la Giornata Internazionale della felicità: ma come riconoscere questo stato d’animo?

Domani, 20 marzo, si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale della Felicità. Fu proprio l’Organizzazione delle Nazioni Unite, nel 2012, ad istituirla:

«L’Assemblea generale […] consapevole di come la ricerca della felicità sia uno scopo fondamentale dell’umanità, […] riconoscendo inoltre la necessità di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità, invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica […]»

La scelta del giorno non fu certo casuale: coincide infatti con l’equinozio di primavera, simbolo beneaugurante di rinascita della Natura.

Certo, in questo esatto momento storico, reduci da una pandemia non ancora del tutto superata e con una guerra in atto e nemmeno troppo lontana, non è facile rendere onore a questa giornata, trovare delle briciole di benessere dentro di noi: viene quasi da sentirsi fuori luogo.

Eppure, è proprio in momenti come questi, in cui felicità fa rima con speranza, che dobbiamo ricordare che la ricerca di questo stato d’animo rappresenta uno dei diritti fondamentali dell’uomo, e scopo fondamentale dell’umanità.

È ad essa che dobbiamo tendere sempre, magari anche ridimensionando l’idea che ne abbiamo, e anziché puntare a picchi altissimi, cercare frequenti e piacevoli momenti di serenità e spensieratezza.

Se fosse felicità?

Ma come si riconosce la felicità?

Su questa domanda ruota la campagna educativa per la scuola primaria “Se fosse felicità?“, dedicata al tema dell’affettività e dell’inclusione.

Realizzata da Librì Progetti Educativi in collaborazione con Eulab srl – Laboratorio della Felicità, la campagna propone un percorso didattico interdisciplinare dedicato agli stili di vita e alla inclusività, finalizzato ad accompagnare i più piccoli alla scoperta della felicità non solo come emozione ma anche come competenza da allenare.

Amicizia, rispetto, solidarietà, cura di sé e degli altri: questi i temi su cui i bambini e le bambine avranno occasione di riflettere, sfogliando le pagine del libro incluso nel kit (e che porta lo stesso nome della campagna), e svolgendo le varie attività proposte.

QUI trovi alcune attività tratte dalla campagna educativa, da poter proporre in classe

E il genitore, cosa può fare per educare suo figlio o sua figlia alla felicità? Come affermava Maria Montessori:

“L’adulto deve farsi umile e imparare dal bambino ad essere grande”

È solo grazie a questo atteggiamento, infatti, che il genitore comprende i veri bisogni del bambino, aiutandolo a guadagnare autostima e benessere interiore.

Reggio Emilia Approach: il metodo che ci invidia il mondo

in Approcci Educativi by
Scopriamo il Reggio Emilia Approach, il metodo educativo ideato nel dopoguerra dal pedagogista Loris Malaguzzi, e Reggio Children, il Centro Internazionale per la difesa e la promozione dei diritti e delle potenzialità dei bambini e delle bambine, che continua a promuoverlo in tutto il mondo.

Reggio Emilia Approach: è la fine della Seconda Guerra Mondiale quando, Loris Malaguzzi, importante pedagogista italiano ed insegnante, si fa portavoce di una sentita esigenza della comunità, ovvero, veder rinascere la società attraverso l’educazione e l’ istruzione dei bambini.

E così, sfidando contrapposizioni classiche come studio/divertimento, teoria/pratica, realtà/fantasia, e stravolgendo i ruoli dell’educatore e del bambino, Malaguzzi dà vita alla sua rivoluzione.

Una rivoluzione che si concretizza in un vero e proprio metodo educativo, e che prende il nome dalla città in cui è nato: il metodo Reggio Emilia, più internazionalmente noto come Reggio Emilia Approach (lo avevamo menzionato qui e ne avevamo parlato anche qui).

Cos’è il Reggio Emilia Approach?

Il Reggio Emilia Approach, è un sistema educativo che interessa i bambini da 0 a 6 anni, e che vede il bambino occupare una posizione centrale.

Attraverso determinati percorsi che chiamano in causa la creatività, l’ intuito, la curiosità, si sviluppano le attitudini e le caratteristiche specifiche di ogni singolo bambino.

In questo metodo, infatti, proprio come nel Montessori, ogni bambino è considerato nella sua individualità, e ha un personale percorso di sviluppo. Come dire, cucito addosso come un abito!

Quali sono gli obiettivi di questo metodo?
  • Una crescita equilibrata e armoniosa del bambino
  • Formare un cittadino consapevole e capace di entrare in relazione con gli altri e con l’ambiente
  • Fornire condizioni di apprendimento, e non sterili conoscenze
Come viene considerato il bambino?

Un soggetto “dotato di diritti”, creatore di conoscenza, in grado di comunicare e con la piena facoltà di essere ascoltato, cui spettano iniziative e proposte: ecco qua il bambino, agli occhi del Reggio Emilia Approach.

Un esempio della sua autonomia? All’interno dell’assemblea di classe mattutina è il bambino stesso, o anche in gruppo, che inventa e programma la giornata.

Grazie ai suoi cento linguaggi e modi di pensare, esprimersi e capire, il bambino apprende attraverso un processo spontaneo che si sviluppa nella rete di relazioni che ha con la famiglia e con gli educatori.

È compito della scuola – in collaborazione coi genitori – valorizzare i suoi linguaggi, anche attraverso il gioco, l’arte, la musica, la cucina. 

Che ruolo ha l’educatore?

Dando piena fiducia al bambino, e fornendogli gli strumenti per osservare la realtà e porsi domande, ma anche progettare partendo dai propri interessi, l’educatore osserva e ascolta il bambino.

Dunque, più che salire in cattedra, l’educatore collabora con il bambino (ma anche con i genitori), seguendo e documentando passo passo progressi e risultati.

All’interno della scuola sono previsti degli spazi chiamati atelier in cui far entrare in contatto i bambini con diversi materiali, sperimentando e svolgendo attività che impegnino mani, pensiero ed emozioni.

Che ruolo hanno i genitori?

I genitori diventano educatori protagonisti. Nello specifico:

  • Si confrontano tra loro
  • Discutono con gli educatori riguardo alle eventuali difficoltà che il bambino incontra
  • Si occupano dell’accoglienza dei bambini
  • Gestiscono l’allestimento degli spazi all’interno delle strutture educative

Nel corso degli anni il Reggio Emilia Approach ha raggiunto un grande successo e una notorietà tale da essere imitato in tutto il mondo: Stati Uniti, Cuba, Palestina, Kenya, molti Paesi dell’Est Europa e altri ancora.

Esempio concreto e tangibile di questa fama lo abbiamo avuto nel 1991, quando la prestigiosa rivista statunitense “Newsweek”, identificò nella Scuola comunale dell’infanzia Diana, in rappresentanza della rete dei servizi comunali, l’istituzione più all’avanguardia nel mondo riguardo l’educazione dell’infanzia.

Reggio Children

Per valorizzare e rafforzare sempre più il Reggio Emilia Approach, nasce nel 1994 Reggio Children, centro internazionale per la difesa e la promozione dei diritti e delle potenzialità dei bambini e delle bambine.

Attraverso le sue attività, tra loro in relazione, Reggio Children sperimenta, promuove e diffonde un’educazione di qualità.

Oltre alla ricerca, Reggio Children si occupa di organizzare mostre e atelier, pubblicare libri sul tema e offrire consulenza e formazione costante.

Quello dell’educatore è un lavoro di formazione continua, soprattutto agli occhi del Reggio Emilia Approach. Proprio per questo motivo Reggio Childreen propone (a docenti, insegnanti, educatori, studenti, professori, operatori o chiunque è  interessato al tema) percorsi di formazione, seminari e incontri in Italia e nel mondo per conoscere e approfondire sempre più il Reggio Emilia Approach.

Infine, nel 2011 nasce la fondazione no profit Reggio Children Centro Loris Malaguzzi, per diffondere in tutto il mondo i valori del Reggio Emilia Approach, anche attraverso il confronto con altri Paesi e altre esperienze.

Per maggiori info:

  • Qui per formazione a Reggio Emilia
  • Qui per convegni e seminari nel mondo

Metodi pedagogici: quali sono?

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Il più noto è il Montessori, ma di metodi pedagogici ne esistono davvero tanti: proviamo ad orientarci!

Si fa presto a parlare di metodi pedagogici: molte, infatti, sono le strategie e le tecniche di insegnamento che hanno dato vita a vari metodi didattici, più o meno adatti al contesto educativo in cui si opera.

Facendo un rapido excursus, chiudiamo gli occhi e torniamo indietro fino al 1937, anno di nascita, in Francia, dei Centri di Esercitazione ai Metodi dell’Educazione Attiva (CEMEA).

Costituiti da persone impegnate nell’educazione e nella formazione sociale, arrivati poi anche in Italia nel 1950, si fondano sui principi dell’Educazione Attiva. I CEMEA affermano che:

  • ogni essere umano ha la libertà di svilupparsi e trasformarsi nel corso della sua vita
  • esiste soltanto una educazione, che si rivolge a tutti
  • l’educazione tiene conto del reale in tutte le sue forme
  • l’ambiente è fondamentale nello sviluppo dell’individuo
  • l’educazione deve fondarsi sull’attività
  • ogni persona ha diritto al rispetto
Cosa significa EDUCAZIONE ATTIVA?

Significa offrire a chiunque situazioni nelle quali essere consapevole del mondo che lo circonda. In questo modo, egli/ella contribuisce all’ evoluzione, in una prospettiva di progresso individuale e sociale.

Il metodo Margherita Fasolo

Rientra nel principio dell’educazione attiva, e la sua finalità educativa è seguire gli interessi dei bambini in età 2 – 6 anni senza imposizioni, lasciandoli liberi nella scelta delle attività.  

Parte integrante del metodo Fasolo è il progetto di formazione continua o permanente dell’insegnante, per acquisire o migliorare gli strumenti professionali che valorizzino sempre di più i desideri del bambino.

Forte è anche il rapporto con i genitori, con incontri organizzati in gruppi nei quali discutere dei vari momenti della vita dei bambini a scuola.

Il metodo Analogico Bortolato

Da Camillo Bortolato, suo ideatore, è definito come quello più naturale e istintivo. Nella sua genialità, infatti, il bambino compie ogni minuto migliaia di calcoli e supposizioni, e metafore e analogie sono per lui all’ordine del giorno.

Quale migliore strumento dell’analogia – anziché la logica – per conoscere il mondo?

Il Reggio Emilia Approach

Punto di riferimento nel mondo, si sviluppa e rinnova quotidianamente nelle scuole e nei nidi d’infanzia del Comune di Reggio Emilia.

Se ne inizia a parlare nella seconda metà dell’800, ma è negli anni ’60, con la figura di Loris Malaguzzi, che comincia a concretizzarsi l’idea di una rete di scuole e nidi d’infanzia comunali reggiani. 

Principale obiettivo di questo metodo, è il raggiungimento di una crescita armoniosa del bambino, portandolo ad essere un cittadino consapevole in grado di cooperare con il prossimo e rispettando l’ambiente.

Ogni bambino è considerato unico in quanto, nei suoi diversi tempi di sviluppo e crescita, possiede i “100 linguaggi e i 100 modi di pensare”.

L’ambiente poi è fondamentale nel valorizzare i 100 linguaggi, e lo fa tramite l’utilizzo del gioco, della musica, dell’arte e della cucina.

Ma quali sono, oggi, i metodi pedagogici più importanti? E come si decide se utilizzare l’uno piuttosto che l’altro?

Domande da un milione di dollari! Ma possiamo affermare che quelli al momento più utilizzati sono: il Montessori, il Waldorf-Steiner e l’Happy Child.

Il metodo Montessori è il più noto, e non solo agli addetti ai lavori, grazie anche alla fiction del 2007 di Canale 5 “Maria Montessori – una vita per i bambini”, con protagonista una strepitosa Paola Cortellesi. 

Elaborato tra il XIX e il XX secolo, il metodo Montessori parte dalla tesi che ogni bambino deve essere lasciato libero di esprimere le proprie capacità, senza che un adulto lo guidi.

Vi è alla base una grande fiducia dell’adulto verso il bambino, e la consapevolezza che questi apprenderà in tempi e modi diversi, in base alle proprie capacità e alla propria “mente assorbente”.

Le attività educative sono organizzate in modo da favorire la scoperta e la costruzione, senza oppressioni. Il docente semplicemente controlla che il bambino non diventi pericoloso per gli altri o per sé.

Libertà, spontaneità, fiducia, osservazione: questi i termini chiave del metodo Montessori, talmente noto e apprezzato da essere adottato attualmente da circa 65mila scuole in tutto il mondo.

Dal 1987, l’Opera Nazionale Montessori  – organizzazione nazionale di ricerca e formazione – sostiene, dal punto di vista metodologico, le scuole pubbliche e private che adottano il metodo Montessori, mediante apposite convenzioni.

Per questa ragione l’ONM promuove, a livello nazionale e internazionale, iniziative di studio e confronto con gli organismi istituzionali e con i rappresentanti delle diverse posizioni scientifiche e culturali.

Qui una lista aggiornata di tutti gli asili nido e le scuole Montessori in Italia.

Qui 100 attività in linea con la pedagogia montessoriana, per bambini dai 18 mesi. Per uno sguardo a 360° sul metodo, qui i riferimenti.

Per l’approfondimento del Waldorf-Steiner e dell’Happy Child, l’appuntamento è ai prossimi articoli in materia di metodi pedagogici!

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