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Sono i “tempi invisibili” il vero tesoro della scuola

in Approcci Educativi by
Un estratto dal blog di Enrica Ena, maestra: uno dei grandi problemi della nostra scuola è quello di voler vedere tutto convertito in qualcosa che lasci traccia immediata

Mi scusi maestra, lei parla sempre di tempi invisibili, mia figlia dice che ne parla anche con loro e ha cercato di spiegarmi. Ha parlato di ciò che fate al mattino, del tempo che precede e segue il lavoro di gruppo, ma anche della ricreazione e di quaderni che non vanno in giro per il mondo… Io non sono sicura di aver capito. Mi può spiegare?

Ci provo con grande piacere. Io sono sempre felice di poter ascoltare i vostri dubbi e di rispondere alle vostre domande. Mi dispiace solo quando li vedo lì, sospesi, ad alimentare una cortina di nebbia che potrebbe impedire di vedersi. Ogni momento di incontro con voi, ogni opportunità di confronto, è un passo avanti verso l’alleanza educativa. E so che voi avete capito bene quanto sia fondamentale per me.
Provo a spiegare.
Uno dei grandi problemi della nostra scuola è quello di voler vedere tutto convertito in qualcosa che lasci traccia immediata. Tre ore di italiano: quale argomento, quante pagine di quaderno, quante del libro. Quanto la nostra pedina-classe è avanzata nella linea immaginaria del programma.
Si cercano tracce, tracce che consentano di tenere sotto controllo il percorso, di misurarlo e di confrontarlo. Come se la formazione potesse affidarsi a un’unità di misura convenzionale adeguata a ogni contesto.
Facendo questo, e voi genitori sapete bene quanto sia quello lo strumento che vi fa stare sereni più di tutto, non ci si fa le domande fondamentali.
Siamo sicuri che lasciando traccia sul quaderno, facendo ogni giorno un certo numero di pagine di un libro, facendo avanzare la pedina nel programma, la scuola faccia bene il suo lavoro? Siamo sicuri che a questo procedere sia associato l’effetto apprendimento e, soprattutto, formazione?

Che cosa ci aspettiamo davvero dalla scuola?

Per continuare a leggere il post dal blog “Cosa c’è di buono in classe” di Enrica Ena: Sì, io faccio scuola dai tempi invisibili

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